Ve lo dico subito: questo è un articolo – sfogatoio.

Negli ultimi mesi le cose che mi sento dire più spesso sono:

  • Eh ma non lo sapevo
  • Eh ma chi mi ha fatto il sito non me l’ha detto
  • Eh ma chi mi ha curato i social non sapeva come fare questa cosa
  • Eh ma le sponsorizzate non me le curavano loro ma un altro
  • eh, eh, eh.

Ragazzi, cerchiamo un attimo di fermarci e fare un po’ d’ordine.

Allora, nessuno di noi sa (o può sapere) tutto, e se abbiamo un ruolo o una specialità tanto meglio, vuol dire che siamo ferratissimi in qualcosa. Ma il problema che vedo io sta proprio nella gestione del cliente.

Il nostro obiettivo principale, qualsiasi sia il nostro lavoro (designer, advertiser, copywriter … ) deve essere incentrato sulle necessità del cliente e della sua attività, e dovrebbe essere completo.

So perfettamente che chi si occupa di progettare e/o sviluppare il sito web generalmente non può occuparsi anche del suo posizionamento, però non ci si può limitare a non farlo, bisogna spiegare al cliente di cosa si tratta, perché non viene fatto, consigliare un professionista per farlo, e via dicendo.

Non possiamo limitarci a fare il nostro pezzetto perché ci pagano.

Cioè si, va bene, quello è il nostro lavoro ed è giusto essere pagati per quello, però per etica personale e professionale non possiamo non comunicare gli altri step solo perché non ci competono.

Sento sviluppatori parlare dei temi custom di WordPress come fossero il Sacro Graal, e poi non fare niente – e dico niente – lato SEO.

Vedo Social Media Manager aprire pagine Facebook e riempirle di contenuti vuoti, di nessuna utilità per l’utente.

Leggo testi bellissimi di copywriter incredibili, perfetti anche lato SEO, ma inseriti in pagine con URL completamente errate e fuori contesto e senza meta-tag inseriti.

Vedo clienti gestire siti in autonomia caricando immagini da 3mega senza alt-tag e scrivendo tutti i titoli in maiuscolo.

Insomma, vedo cose che voi umani…

E questa è solo una piccolissima parte.

Non pretendo, e non è possibile, che un Copywriter si metta a modificare i permalink di un sito WordPress, o a impostare i redirect in pagine che vengono cancellate, ne tanto meno che un Designer avanguardista si impegni in un progetto SEO, ma credo sia nostro dovere informare il cliente, fargli capire quali passaggi mancano perché il lavoro sia completo, spiegargli le cose, indottrinarlo.

È nostro dovere perché, se continuiamo a lavorare a pezzetti, non riusciremo mai a uscire dal circolo vizioso dei Cugini e dei ‘ragazzi che mi seguono il web’.

E non so voi, ma io sono stanchina di questi discorsi.

Il cliente va guidato, e mi rendo sempre più conto che questa è una delle cose di cui le persone hanno davvero, ma davvero, bisogno.

Dobbiamo far capire il valore dei progetti di comunicazione online spiegandone le varie fasi, a cosa servono e quali vantaggi o svantaggi porta all’azienda farle oppure non farle.

Abbiamo il dovere di guidare il cliente verso la soluzione più adatta alle sue necessità, per tipologia di azienda, budget a disposizione e obiettivi.

Per me questa è una delle parti più belle del nostro lavoro: far vedere e capire quanto è complesso nel suo insieme, quante sfaccettature possono esserci di una stessa medaglia.

Guidare il cliente in questa giungle dimostrandogli che la mia esperienza (e i miei errori!) mi sono serviti da bagaglio culturare per muovermi con sicurezza e destreggiarmi senza difficoltà nelle diverse fasi del progetto.

E vi assicuro che questa capacità vi viene riconosciuta.

Perché vengono continuamente assaliti da mille dubbi e perplessità:

  • perché il mio sito non si vede su google?
  • perché non ricevo nessuna richiesta di contatto?
  • ho speso soldi per l’avvio della pagina Facebook ma non ho ricevuto nessun feedback, sono sempre quelle 7/8 persone che vedono i miei post..
  • mi hanno fatto un blog ma non ci scrivo dal 2016
  • mi hanno detto di scrivere le didascalie in inglese su instagram e postare tutti i giorni, ma non so cosa metterci
  • in che senso mi chiede se ho aggiornato il sito e se qualcuno segue la manutenzione?
  • ma perché il mio sito è così lento?

Sono solo le prime che mi sono venute in mente.

Insomma, il succo del discorso è: cerchiamo di essere dei facilitatori, e non l’opposto.

Io personalmente ho scelto di farmi carico anche di problemi non miei, cercando eventualmente collaboratori al bisogno, perché mi rendo perfettamente conto che per chi ha dubbi sul significato della parola ‘dominio’ o ‘resposive’ è davvero complicato riuscire a capirci qualcosa, e io, che invece qualche parolina la mastico, sento la responsabilità di portarli sani e salvi fuori dal labirinto.

Scrivi.

Me lo ripeto ogni giorno. Scrivi.

Per imparare a farlo meglio.
Per condividere il tuo pensiero.
Per farti sentire.
Per dire la tua.
Per essere presente.
Scrivi.

Ma trovare il tempo da dedicare alla scrittura non è sempre facile e scontato.

Eppure nella mia testa è tutto meticolosamente organizzato. Dovrei:

  • leggere un’ora al giorno;
  • scrivere un’ora al giorno;
  • allenarmi un’ora al giorno;
  • studiare un’ora al giorno;
  • dedicare due ore al giorno alle passeggiate con i cani;
  • dormire almeno sette ore a notte;
  • lavorare non più di otto ore al giorno;
  • e poi il tempo per mangiare, diciamo un’ora per il pranzo e un paio d’ore per la cena;
  • e poi boom, la giornata è finita.

Se le mie giornate fossero così non parlerei con nessuno, il mio telefono non squillerebbe mai e non avrei imprevisti da gestire. Ovviamente credo che questa cosa sia SOLO nella mia mente, perché le mie giornate non hanno mai, e dico MAI, funzionato così. Ma questa è un’altra storia.

Questo è un periodo molto strano della mia vita.
Nel giro di pochi mesi sono cambiate (e stanno continuando a cambiare) tantissime cose, ma non a causa del naturale evolversi delle situazioni, ma per mie personalissime scelte.

Ho scelto di cambiare. Città, modo di lavorare, abitudini, casa.. tante cose, tutte assieme.
E adesso sono in quello strano limbo in cui devo adattarmi a tutte le novità che ho fatto entrare nella mia vita (ma non è facile), devo riuscire a mantenere comunque la lucidità e la costanza necessaria che mi servono nel lavoro (ma anche qui, non è facile) e devo assolutamente restare concentrata sullo studio e sulla mia formazione professionale che avanza inarrestabile (impresa titanica).

Il punto è che non voglio fare switch-off. Mi spiego meglio: nonostante il sovraccarico di cose, il bisogno che sento non è quello di staccare al 100% dal lavoro e da tutto e andare, che ne so, in ferie per 15 giorni a Bali (non che mi farebbe schifo, eh). Il mio lavoro mi piace e mi piace prendere nuovi progetti da gestire, organizzarmi il mio tempo (e bla, bla, bla, ne ho già parlato tanto), per cui non è lavorare che mi pesa, è il non riuscire a chiudere un po’ di cose, non riuscire a mettere il tick alle voci della mia lista insomma.

Sicuramente ci vorrà un po’ per riuscire ad avere tranquillità e serenità mentale.. qualcuno di voi ci sarà sicuramente già passato: trasloco, lavori di ristrutturazione, una vita in scatoloni diligentemente organizzati in cui però non si trova comunque un tubo; tornare a casa da lavoro e rendersi conto di non avere una casa, ma un campo di battaglia, e doversela mettere via perché:

1, la cucina che stai aspettando non arriverà prima della metà di agosto;

2, i lavori per rivestimento e pavimentazione della tua nuova cucina (e salotto) non possono essere fatti prima, perché comporterebbero il rimanere senza cucina per oltre un mese;

3, i bagni, che tu tanto avresti voluto rifare con un tocco di bacchetta magica, sono più costosi e complicati del previsto e non puoi far altro che farne uno alla volta e con tempi biblici.

Quindi, in questa situazione (di merda, si può dire?) montare mobili, mettere in ordine vestiti e pulire è utile quanto l’ultimo quadratino di carta igienica quando sei sul wc dopo colazione.

Digressioni-sfogatoio a parte, tutto questo periodo mi ha dato un bello schiaffo sotto due punti di vista:
– quanto sia dannatamente importante una routine, personale, per avviare la giornata e una quotidianità. Giusto per capirci, io ancora non so dove andare a fare la spesa nei pressi della mia nuova casa e questa settimana proverò, per la prima volta, un estetista della zona (speriamo bene!);
– quanto la vita non smetta mai, e davvero mai, di ricordati che è più forte di te. E non è sempre detto che questo sia un male eh, badate.

Direi che per oggi la smetto con gli argomenti personali e torno al mio tanto amato WordPress per continuare il montaggio di un paio di siti che devo ultimare entro la fine di questa settimana (yuppi!).

Tornerò presto a narrarvi le vicissitudini della mia ristrutturazione, non temete.

Ps, l’immagine di copertina serve solo a ricordarmi che comunque sia io in ferie ci vorrei anche andare.

Dall’inizio dell’anno vado dicendo su tutti i social che ci sono tante novità in ballo, tanti nuovi progetti e tanti cambiamenti, è arrivato il momento di svelarvene un pò!

Direi che il titolo è emblematico, e ormai è ufficiale: da Luglio mi trasferirò a Verona!

Dopo quasi 5 anni lascio Treviso, con un misto di sensazioni ed emozioni e, devo ammetterlo, con un pò l’amaro in bocca.

Treviso è una cittadina bellissima, che in questi anni mi ha dato tanto, ma allo stesso tempo è una città chiusa, mentalità ancora poco aperte e poco spazio per i giovani. E, da giovane, questa cosa non l’ho vissuta proprio bene.

Cosa porto con me di questi 4 anni?
Troppe cose. Sono stati 4 anni pieni.
Di sorrisi, di serate, di divertimento, di lavoro, di amore, di speranza. Ma anche di momenti bui, di difficoltà, di nottate insonni e di fatica, tanta fatica.

Quattro anni intensi, attraversati da momenti di fragilità totale e da momenti di felicità totale. La vita è così, non puoi essere sempre su o sempre giù, è un’altalena di emozioni.

Ora che mi sto trasferendo ripenso spesso ai primi mesi qui, quando tutto era nuovo per me, quando non conoscevo nulla di Treviso.

Ricordo la sensazione che provavo percorrendo le strade in macchina. Lo so, vi sembrerà assurdo, ma ogni tanto mi piace ricordare come erano nuove cose adesso faccio senza nemmeno rendermene conto.

Certo, avendo anche un’attività al pubblico la vita qui non è stata, probabilmente, come quella di chiunque altro. L’essere commerciante in una piccola città ti fa entrare più in profondità nel cuore della città stessa. Fai parte di quel gruppo di persone che ogni mattina si svegliano e vanno a costruirla, la città, o almeno questo è quello che ti sembra di fare.

Ma ad un certo punto arriva il momento di andare.
Io sono così, non sono particolarmente legata al luogo in cui vivo, più alle persone. E, forse per la mia età o per il mio carattere, sono continuamente alla ricerca di novità, di stimoli diversi e di cose da fare; inevitabile che dopo un pò il posto in cui vivi lo senti stretto.

Quindi si parte, direzione: Verona!

Si lo so, non vado mica tanto distante, nulla di sensazionale.
E’ vero, però Verona è molto più grande di Treviso, e ha molta più offerta (locali, teatri, cinema, negozi, ristoranti eccetera), inoltre subisce l’influenza di Milano e le possibilità lavorative sono maggiori, è innegabile.

Non mi sposto da sola, ci spostiamo tutti, negozio compreso, anche se per un pò starà in stand-by limitandosi ad essere online.

Quindi, come avrete sicuramente capito, un’altra grossa novità è che il negozio di Treviso chiude.

Chiude principalmente perché noi abbiamo deciso di spostarci. Ma se noi abbiamo scelto di spostarci è anche per una serie di motivi che derivano dalla nostra idea progettuale.

Il digitale ha portato tanti cambiamenti, e il retail sta mutando completamente il suo modo di esistere.

Il nostro obiettivo era dare un’offerta diversa, che passasse in primis dalla competenza e dalla professionalità del personale (unico vero, grande fattore di differenziazione rispetto all’online) e in secondo luogo che fosse basata su una selezione di prodotti innovativi, diversi. E ci siamo riusciti.

Claudio è un manager impeccabile, con una gentilezza, educazione e simpatia innate. Ed è grazie a queste sue qualità che si è creato un seguito di clienti che si Fidano davvero del suo gusto e del suo parere. Abbiamo creato una cornice emozionante, nel cuore della città, e i prodotti hanno fatto il resto.

Però vogliamo di più. Il nostro è sicuramente un progetto ambizioso, da sempre vorremmo aggiungere la zona Lounge, considerando che siamo entrambi appassionati del mondo Food&Beverage e vorremmo crescere di più, ma non possiamo farlo dove siamo ora.

E così Berries passerà ad una vita Digital, il nostro e commerce sarà ampliato con tutta la linea prodotti (e anche con delle novità!) in attesa di trovare una nuova location, quella Giusta.

Il secondo semestre dell’anno sarà completamente diverso dal primo, casa nuova, città nuova, nuove abitudini da costruire e tanta, tanta, tanta voglia di dare vita ai nostri progetti.

Vi racconterò nuove puntate di questa avventura, scrivere sarà anche la mia valvola di sfogo durante quel bruttissimo periodo chiamato Trasloco.

La possibilità di lavorare da casa per molti è un sogno irrealizzabile.

Essere padroni del proprio tempo e far coincidere il luogo di lavoro con il luogo in cui si vive non è sempre facile e in molte persone può disorientare e causare una scarsa produttività.

Ma come fare, quindi, per riuscire a lavorare da casa mantenendo alti livelli di produttività?

Sinceramente? Non lo so! O meglio, io posso dirmi la versione, come io imposto la mia giornata e quali limiti mentali e fisici mi impongo per riuscire a concentrarmi e soprattutto, quali dogmi ho smontato per me stessa.

Partiamo con una piccola premessa: per come la vedo io essere freelance o imprenditori equivale ad essere uno spirito libero, non è una cosa che si può imparare o, al contrario, ignorare. Sicuramente è un percorso (costante e continuo) di crescita, di autodisciplina, di accettazione. E sicuramente con il tempo si migliora e si può imparare, quello si, ad essere più disciplinati, ma lo spirito a costruirsi il proprio lavoro autonomamente, dovete sentirlo, dovete averlo.

Dunque, io lavoro nel marketing, comunicazione digitale e web design, quindi ho dei clienti, con delle richieste e delle scadenze, ma parallelamente porto avanti anche alcuni miei progetti personali e il primo ostacolo che spesso si incontra lavorando da casa è: da dove iniziare?

Normalmente io agisco per priorità. Ci sono delle scadenze temporali inderogabili che hanno un grado di priorità diverso dalle altre, e solitamente sono quelle con cui inizio la mia giornata lavorativa.

Però, ve lo dico onestamente, non sempre faccio una ‘to-do-list’ giornaliera, spesso faccio semplicemente prima a farlo e basta.

Ma torniamo a come costruirsi una routine e al problema delle distrazioni.

Prima di tutto, sfatiamo un mito, lavorare da casa non significa stare tutto il giorno in pigiama!
Se il tuo sogno è questo, sappi che il tuo grado di produttività probabilmente sarà molto basso.

Questo è sicuramente il primo consiglio che mi sento di darvi: resistete alla tentazione di rimanere in tuta tutto il giorno.

Certo, nessuno vi accuserà di alto tradimento se in alcune giornate particolarmente stressanti resterete in condizioni poco presentabili, ma nella normale quotidianità il mio consiglio è quello di agire normalmente: vestitevi! Se siete donne e abituate a farlo, truccatevi! Insomma agite come se doveste recarvi in un vostro ufficio. Le ragioni per cui dovreste farlo sono varie, la prima è sicuramente quella di (per usare un termine tecnico) darsi una svegliata! Inoltre come reagireste se vi chiedessero una Skype Call dell’ultimo minuto? (E capiterà!)

Ma la ragione per me più importante è che, una volta che sei vestito e pronto per uscire, puoi anche farlo. Significa che, se prima di iniziare voglio bere un caffè al bar, vado fuori e lo faccio, o se mi accorgo improvvisamente che mi manca l’acqua da bere, nella pausa successiva potrò uscire a prenderla. Essere pronti significa poter affrontare la giornata in qualsiasi modo evolva e dare uno schiaffo alla pigrizia, perché diciamocelo, se siamo in tuta o in pigiama le probabilità di uscire durante il giorno si riducono drasticamente e non ossigenare il cervello nemmeno una volta nell’arco della giornata non fa certo bene alla produttività!

Ed ecco che arriva il secondo consiglio: uscite! Fate una passeggiata, andate al bar, interagite con delle persone.

Questa cosa per me è molto semplice e anche un pò obbligata, avendo due cani con delle necessità impellenti la prima ossigenata del giorno scatta al suono della sveglia! Mi alzo ed esco, quasi come un automa, e vi garantisco che la maggior parte delle mattina è una cosa che non ho voglia di fare, ma quando poi sono fuori l’aria fresca mi sveglia, vedere i miei pelosi felici mi rende felice e quando rientro mi sento più carica.

Altro rito per me fondamentale: la colazione!
Sono un’amante e una sostenitrice di questo pasto, per me il più importante del giorno! Io non connetto se non faccio colazione, in più sono una di quelle persone che si svegliano con la fame, quindi è una necessità per me, e badate bene, la mia colazione non è un caffè al volo! Ho tutte le mie abitudini, di cose da bere e da mangiare, proprio perché ritengo che prendersi cura del nostro corpo sia un modo perfetto per sostenere anche la nostra mente.

Quindi, ricapitolando, i primi 3 consigli per lavorare da casa ed essere produttivi sono:

– Una passeggiata alla mattina prima di iniziare o alla prima pausa utile. Personalmente cerco di inserire anche l’attività fisica alla mattina, almeno due volte alla settimana, lo trovo energezzante, mentre allenarmi la sera è quasi uno sforzo, specialmente d’inverno. Cercate di trovare il momento più adatto a voi, ma fate il possibile per fare un pò di attività (un minimo) tutti i giorni.

– Fate una buona colazione, per dare a corpo e mente il giusto sostegno per affrontare la giornata lavorativa;

Preparatevi come se doveste recarvi in ufficio! Datevi un tono, su!

Questi tre passaggi dovrebbero consentirvi di iniziare la giornata in tranquillità, con i vostri ritmi e con le energie necessarie.

Ma come fare per evitare le distrazioni?

E cosa fare se spesso ci si ritrova a vagare per la casa in cerca di un qualcosa da fare che ci impedisca di lavorare?

Prima di tutto io dedico un luogo preciso della casa al lavoro, non lavoro in cucina o in altre stanze, ma in uno studio, questo mi consente di chiudere la porta ed estraniarmi.

Seconda cosa: dovete assolutamente imparare a conoscervi.
Ok si, sembra una frase detta a caso e senza senso, ma non è così. Imparare a conoscersi significa anche accettare che, in quanto esseri umani, abbiamo delle giornate in cui non funzioniamo.

Io per esempio, ho delle giornate in cui appena mi siedo alla scrivania mi rendo conto che di stare davanti al Mac non ne voglio sapere. Sono quei momenti in cui in mezzora si combina poco o niente, in cui si apre Facebook più del dovuto e a fare un’azione semplicissima come mandare una mail richiede un tempo infinito.

Ecco, io ho imparato a riconoscere quei momenti, ad accettare i miei limiti, a smettere di colpevolizzarmi e di accusarmi e ad imparare a sfruttarli in modo diverso.
Cosa significa? Significa che, dopo la prima mezzora buttata via, scelgo di non buttarne via altre. Mi alzo, e faccio altro. Di cose da fare chi è libero di gestire il proprio tempo ne ha sempre una montagna!

Quindi è proprio quello che faccio, gestisco il tempo in modo diverso: faccio la spesa, sistemo la casa, stiro, cucino, esco per commissioni (..) tutte cose che avrei comunque dovuto fare, ma in momenti diversi. Piuttosto di perdere tempo o essere poco produttiva, ho imparato a riorganizzarmi, e vi garantisco che funziona. Perché spesso quando non si riesce a concludere niente davanti al computer é perché la mente è sovraccarica, oppure le idee creative di cui avremmo bisogno non arrivano, o la concentrazione semplicemente non è con noi e in questi momenti fare qualcosa di manuale, distrarsi con altre cose da fare, aiuta a riportare un equilibrio.

Agendo in questo modo spesso riesco ad evitare di passare una giornata intera lì seduta con un pessimo umore e arrivare a sera con un quarto delle cose fatte, e alle volte riesco addirittura a fare tutto quanto. Perché magari, dopo aver fatto le pulizie alla mattina e cucinato a pranzo, nel pomeriggio riacquisto la concentrazione necessaria al mio lavoro e la mia produttività raddoppia. Magari sfrutto di più le ore serali in questi casi, o devo recuperare alzandomi qualche ora prima il giorno successivo, ma evito di perdere tempo.

Quindi, il consiglio forse più importante di tutto questo articolo è quello di imparare a conoscersi e a riconoscersi in certi atteggiamenti. Secondo la mia esperienza è il miglior regalo che potete fare voi stessi, accettare i vostri limiti e utilizzarli a vostro vantaggio.

E voi, cosa fate per mantenere alti i livelli di produttività lavorando da casa? Se avete altri suggerimenti o se volete condividere con me i vostri metodi scrivetemi nei commenti e ne parleremo assieme!..

Lavorare con collaboratori esterni a cui affidare un progetto personale non è sempre facile, riuscire a dare fiducia a quella persona e a ‘dargli in mano’ una nostra idea è forse una delle cose più difficili che un imprenditore deve imparare a fare.

Le difficoltà aumentano se a quel progetto si tiene particolarmente, se è fondamentale la sua crescita e la sua riuscita e se al collaboratore esterno devi affidare l’immagine e la comunicazione di tutto il progetto. Diciamo che ti tremano le gambe, ecco.

E bisogna essere onesti, alcune collaborazioni partono male e si concludono forse peggio. Non va sempre tutto bene, ma ci sono anche delle eccezioni in senso opposto: ci sono delle collaborazioni che nascono a pelle, spontaneamente e quasi per caso. Quelle, se siamo bravi nel nostro lavoro, sono le migliori in assoluto.

Come collaboratrice esterna ho la visione dalla mia parte, ma so che quando si lavora davvero assieme, tutto migliora. Ci sono però alcuni aspetti del mio lavoro che non possono non essere considerati, perché anche quando si forma una squadra è indispensabile lavorare duramente.

Il titolo di questo post dice già molto da solo, è fondamentale ogni parola:

  • Studio: non si smette mai di imparare, non si smette mai di migliorarsi. Per crescere bisogna stare al passo, su tutto, e studiare è uno degli elementi fondamentali.
  • Impegno: impegno non significa sedersi davanti al computer 24 ore su 24 (o forse anche sì, se necessario), ma mettere l’anima in ciò che si fa, prendere progetti nei quali si crede e dare il massimo.
  • Condivisione e Fiducia: le metto assieme perché acquistano ancora più forza. Perché un progetto si realizzi ci vuole condivisione, con cliente e con il team di lavoro, ma soprattutto ci vuole fiducia, l’unico vero modo per poter creare una squadra vincente.

Ed è così che le soddifsfazioni, se ci metti l’anima, arrivano, oggi ve ne racconto una in particolare.

Da alcuni mesi collaboro con un giornale online di Salute, un magazine importante di cui ho da subito sposato la filosofia, quella di condividere la ricerca medico-scientifica, l’innovazione e le terapie in campo medico con le persone esterne a questo mondo, quindi con un linguaggio adatto al pubblico.

[ Per chi fosse interessato, ecco il link a giornale: pensallasalute.com ]

Nei primi mesi di lavoro con la direttrice del giornale siamo riuscite a far crescere di molto non solo l’interazione e il coinvolgimento degli utenti, ma anche le visite al sito. Uno degli obiettivi del magazine per il 2017 era l’inclusione in Google News, considerato lo scopo di fare informazione di qualità era uno degli obiettivi più importanti.

Prima di inviare la richiesta abbiamo dovuto sistemare alcune cose sul sito e sui contenuti, quindi ci abbiamo messo qualche settimana in più del previsto per riuscire ad avere tutto pronto, con qualche sacrificio maggiore sia a livello economico sia di impegno, non potevamo permetterci errori.

Precisazione: non potevamo permetterci errori perché la precedente gestione della comunicazione del giornale aveva già tentato due volte l’inclusione, che era sempre stata rifiutata. Dovevamo quindi essere più sicuri possibili che tutto andasse a buon fine, altrimenti avremmo dovuto aspettare alcuni mesi per ritentare nuovamente.

Per quelli di voi che si stanno chiedendo quali cose abbiamo dovuto sistemare e come si fa a richiedere l’accesso a Google News, sappiate che sto preparando una mini guida sull’argomento che renderò disponibile molto presto, nel frattempo potete leggere le linee guida che Google stesso fornisce a questo link.

Ad ogni modo, ci siamo impegnate nella preparazione del giornale perché fosse tutto perfetto, e oggi è arrivata la conferma: la richiesta è stata accettata!

E’ così bello quando si riesce a far raggiungere un obiettivo ad un cliente, perché in realtà diventano i tuoi obiettivi.

E’ proprio così, quando c’è fiducia da entrambe le parti, e ci si affida davvero condividendo chiaramente e da subito gli obiettivi importanti, si crea una sinergia tale da formare una squadra.

Ed è bellissimo condividere i risultati assieme, insomma, un bel regalo di Natale!..

Se siete interessati a ricevere la guida su Google News appena sarà pronta, lasciate la vostra mail qui sotto!