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Instagram, instagram e ancora instagram!

Se ne parla sempre di più, si utilizza sempre di più: è il social del momento.

Instagram è in continua evoluzione e lancia costantemente nuovi strumenti creativi.
Oggi vorrei presentarvi alcune delle sue funzionalità e darvi qualche spunto per sfruttarlo al meglio.

NAMETAG

Il nametag è tra le più recenti novità di instagram.

E’ un modo per semplificare il ‘seguimi su instagram’, si tratta infatti di un simbolo univoco, personalizzabile in quanto a colori e sfondo, che permette ad altri utenti di inquadrarlo ed essere rimandati direttamente al vostro profilo.

 

Dove trovare il nametag

Andate sul vostro profilo e cliccate l’iconcina del menu in alto a destra, lì troverete la voce dedicata a questa funzione, da lì potrete creare e personalizzare il vostro nametag.

Bello! – direte – ma a che mi serve?!

Dunque, la sua utilità secondo me viene messa in evidenza in tutti i supporti promozionali utilizzati per lavoro, digitali o cartacei che siano, ad esempio bigliettini da visita, flyer, grafiche di vario genere, eccetera.

Pensateci su, se vi ritrovaste per le mani un invito ad un evento, con pochissimi dati e un nametag, non fareste la scansione per curiosità?

Certo, può darsi che sia solo dovuto alla novità del momento e che perda di interesse con il tempo, ma potrebbe anche diventare il modo più semplice di essere contattati.

Il nametag infatti si può salvare come immagine, condividere, inviare via mail, inserire nelle firme email… la scansione infatti può essere fatta anche dallo schermo, più facile di così!

Spunti su come utilizzare il nametag di Instagram

Alcuni ve li ho già nominati, ma vediamo qualcosa in più.
Potete condividere il vostro nametag in altri social network (come vi dicevo, la scansione può essere fatta anche dallo schermo del computer, del telefono..) oppure potete inserirlo nelle vostre grafiche, nei vostri video, insomma in tutti i supporti che utilizzate per il vostro lavoro, compresi quelli cartacei.

Il nametag secondo me rappresenta un ottimo esempio di come online e offline dovrebbero comunicare tra loro. Inserito nei supporti cartacei e nel materiale promozionale identifica chi lo utilizza come, passatemi il termine, figo. Uno che è sul pezzo. E di conseguenza scatena inconsciamente il ‘sono figo anche io e faccio subito la scansione’.

Certo, non sarà così per tutti e non sarà automatico per tutti, ma non si può piacere a tutti 😉

Io sui miei nuovissimi BV l’ho inserito, e voi?!

 

STORIES, STORIES E ANCORA STORIES!

Lo strumento più utilizzato del momento e soprattutto il più interessante di Instagram sono sicuramente Le Stories!

Se ci fosse ancora qualcuno che non le conosce.. le stories di Instagram sono video verticali di 15 secondi che gli utenti pubblicano ‘live’ in qualsiasi momento e che, se non salvate in appositi spazi, spariscono e si cancellano dopo 24 ore.

Le stories sono importantissime perché creano un contatto diretto, creano il vero ‘effetto reality’ e permettono di entrare nella vita e nella quotidianità delle persone. La cosa davvero bella per chi le realizza è la possibilità di esprimere la propria creatività. Vi sembrerà banale, ma nelle stories si possono fare tantissime cose: creare template, animazioni, inserire GIF, testo, musica, sondaggi.. sono pazzesche per creare interazione!

Per esempio si possono creare format da ripetere ogni x-tempo: se siete il gestore di un cocktail bar una volta alla settimana potreste caricare un template grafico con un quiz: scopri gli ingredienti del cocktail; oppure se vi occupate di alimentazione potreste utilizzare per spiegare ogni lunedì le proprietà di un alimento a vostra scelta e nei giorni successivi condividere idee e ricette che lo contengano.

Come vedete le possibilità sono davvero infinite.

Qualche consiglio veloce?
Buttatevi! Non abbiate paura dell’opinione di chi guarda, se avete voglia di condividere, fatelo!
Provate, provate e provateci ancora! Il primo sondaggio non se lo cura nessuno? Non importa, fatene un altro, le risposte arriveranno, e con loro capirete quali sono le tematiche che interessano di più al vostro pubblico.

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Sponsorizzazioni sul Social Blu: consigli di gestione

La scorsa settimana mi sono ritrovata a rispondere ad alcuni dubbi di clienti e collaboratori sulla gestione delle sponsorizzate su Facebook, così ho pensato di scrivere questo breve articolo per spiegare un passaggio semplice, ma troppo spesso sconosciuto o dimenticato, che ad alcuni di voi potrebbe tornare utile.

Premessa: ci sono diverse scuole di pensiero su come dovrebbero essere gestite le pagine Facebook e le relative sponsorizzazioni, io vi riporto quello che secondo me è il metodo più corretto e trasparente, ma so che molte agenzie o professionisti preferiscono fare diversamente (che non vuol dire che sia sbagliato).

Primo passo: l’amministrazione.

Per gestire una pagina Facebook, e di conseguenza le sponsorizzazioni, di un vostro cliente dovete averne l’amministrazione.

Come si fa a farsi nominare amministratore di una pagina facebook?

E’ piuttosto facile, dovete semplicemente dire al vostro cliente di seguire questi passaggi:

  • cliccare sul nome della pagina facebook;
  • cliccare su impostazioni in alto a destra;
  • cliccare su ‘ruoli della pagina’ nella barra laterale sinistra;
  • inserire il vostro nome sulla stringa di ricerca;
  • selezionare ‘amministratore’ come ruolo nel menù a tendina;
  • cliccare su ‘aggiungi’.

Normalmente fin qui tutto bene, è un passaggio piuttosto intuitivo.

Quello che spesso manca, forse perché non si sa di questa possibilità, è la nomina ad inserzionista nell’account pubblicitario.

Molte persone pensano che, per gestire le sponsorizzate dei clienti, sia necessario utilizzare il proprio account personale e molte agenzie pubblicitarie preferiscono fare in questo modo, ma c’è un sistema in realtà molto più semplice, che è appunto quello di farsi nominare inserzionista dell’account pubblicitario del cliente.

Seguendo questa procedura, in sostanza, il cliente ci autorizza a gestire per lui il suo account pubblicitario, a fare sponsorizzate, creare pubblici, vedere insights e tutto il necessario, mentendo il controllo della fatturazione (che è direttamente intestata a lui) e dei pagamenti (che verranno direttamente addebitati sulla sua carta di credito).

Come si fa a farsi nominare inserzionista di un account pubblicitario su facebook?

E’ leggermente più complesso della nomina ad amministratore, ma si risolve in pochi passaggi.

Prima di tutto è necessario che l’intestatario dell’account pubblicitario e il futuro inserzionista siano amici su Facebook, altrimenti non sarà possibile selezionare la persona giusta all’interno dei ruoli dell’account.

Dopodiché bisogna cliccare sulla freccina accanto al proprio nome, quello del cliente, in alto a destra ed entrare su gestione inserzioni.
Da lì il cliente selezionerà il proprio account ed entrerà nel pannello di gestione.

In alto a destra c’è una rotella, la classica rotellina delle impostazioni, cliccandoci sopra entreremo nelle impostazioni dell’account e troveremo un riquadro, a destra, che si chiama ‘Ruoli dell’account pubblicitario’.

Cliccando su ‘aggiungi persone‘ il cliente potrà nominarvi inserzionista senza altre difficoltà e voi, dal vostro profilo, quando entrerete in gestione inserzioni dovrete selezionare l’account che intendete gestire tra i vari che avrete in gestione.

A mio parere è il modo più semplice per gestire le sponsorizzate su facebook, soprattutto perché ad ogni account pubblicitario è associato un Pixel per il tracciamento e l’analisi. E’ vero, lo stesso Pixel può essere utilizzato su diversi siti, ma rischia di impazzire se i siti sono tutti diversi (temi diversi, proprietà diverse, ecc) mentre si ottimizza se il sito è uno e coerente.

Inoltre questa gestione vi elimina il dover anticipare budget per il cliente e dover spacchettare la fattura per riuscire a comporre quella corretta per lui.

Ecco, ho finito, volevo solo condividere con voi questi brevi passaggi per poter gestire al meglio le sponsorizzate su Facebook, spero possano tornarvi utili!

Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo sui social e lasciami un commento qui sotto!

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Pagine Facebook e visibilità dei post

Ho deciso di affrontare un pò più nello specifico il social media per eccellenza, dato che in molti mi chiedono spiegazioni in merito al funzionamento di questo strumento ho scritto alcuni articoli che potrebbero aiutarvi a capire meglio Facebook!

Pronti? Iniziamo!

Come funziona la visibilità dei post su Facebook?

Direi che è una delle domande Must Have del 2017!

Partiamo dal presupposto che la visibilità dei post su Facebook è regolata da un algoritmo che decide a chi, quando e quanto far vedere i contenuti che pubblichiamo.

Ma come funziona l’algoritmo di Facebook?

Per quanto riguarda la visibilità tra persone, quindi escludendo le pagine aziendali, maggiori saranno le interazioni tra due persone, maggiori saranno le probabilità di vedere i post collegati a quelle persone nella Home di Facebook. Tradotto in poche parole, se interagisco maggiormente con Giulia, Carlo e Matteo, queste tre persone saranno le più frequenti nella mia Home.

*postilla!
Il concetto di Interazione secondo Facebook lascia un pò a desiderare. Come sicuramente saprete, questo social network ci studia per capire quali sono le persone che frequentiamo più spesso, i locali dove andiamo e i nostri interessi in generale. Spesso però la sua precisione non è affidabile. Secondo l’algoritmo di Mark, infatti, bastano 3 secondi di visualizzazione per aver dimostrato un interesse, ragion per cui spesso ci troviamo cose totalmente fuori dai nostri interessi nel feed.

Quindi, parola d’ordine: Interazione!
Se con il mio navigare all’interno di Facebook dimostrerò all’algoritmo di essere una sfegatata amante dei gattini morbidosi, la mia bacheca si concentrerà su questo.

Ora, cerchiamo di capire perché questo accade e qual è l’obiettivo di Facebook.
Va bene ok, l’obiettivo di Facebook è chiaro, far si che le persone passino più tempo possibile al suo interno! Perché? Per poterle studiare, targettizzare e per poterle ‘usare come merce di scambio’.
Si, avete ragione, suona malissimo, ma è la verità!

La forza di Facebook e le sue principali entrate economiche derivano dalla sua piattaforma di Advertising, che consente ai brand di fare pubblicità ai loro prodotti nel social network. Questa piattaforma infatti è diventata così potente proprio perché quello che ha da offrire alle aziende sono le persone reali, con interessi e problemi reali, a cui i prodotti delle aziende in questione potrebbero rispondere.

 

Ora guardiamo la cosa da un altro punto di vista, nello specifico da quello business.

Un contenuto pubblicato da una pagina aziendale su Facebook sarà visibile in organico a poche, pochissime persone.

Se nessuno interagisce con il contenuto che la pagina business ha pubblicato, quel contenuto ‘scomparirà’ dopo poche ore (resterà ovviamente nel pagina, ma nessuno lo visualizzerà più nella sua bacheca).

Questo per due ragioni, che si ricollegano a quello che dicevamo poco fa:
– la prima è che Facebook cerca di far visualizzare contenuti che possano essere interessanti per gli utenti. Quindi se nessuno interagisce con i nostri contenuti, per Facebook quel post non ha rilevanza e sceglierà di non mostrarlo agli utenti;
– la seconda è, chiaramente, economica. Ovviamente Facebook restringe e restringerà sempre più la visibilità ai contenuti business non sponsorizzati, proprio perché essendo una piattaforma gratuita (che in modo gratuito offre la permanenza al suo interno e molti altri servizi) deve monetizzare attraverso l’Advertising.

Quindi, per essere visibili su Facebook e ottenere risultati è necessario inserire la pubblicità all’interno di questo Social nel budget di promozione aziendale!

Ora, lasciando per un momento stare la parte etica di quanto viene fatto da Facebook al suo interno (tracciamento dei dati, privacy ecc), argomento su cui non mi voglio addentrare per il momento, vorrei invece farvi ragionare su una cosa.

Quando ero bambina, e andavo con mia nonna al bar a fare colazione, oppure dal fruttivendolo, o in edicola.. in quei momenti era chiaro che il barista, il fruttivendolo e il giornalaio conoscessero bene mia nonna, la chiamavano per nome, chiedevano notizie su figli e parenti, proponevano cose da comprare sulla base dei suoi gusti, che avevano imparato a conoscere con il tempo. Nei posti dove questo tipo di attenzione le veniva concesso, mia nonna ci tornava molto di frequente, e con piacere. Ecco ora siamo in un altro periodo storico e che ci piaccia oppure no l’evoluzione del digitale ci ha catapultati in un’era diversa da quella di soli quarant’anni fa, ma questo tipo di interazioni esistono ancora. Si, esistono nel mondo reale con baristi e fruttivendoli, ma esistono anche nel mondo digitale, dove un software osserva i tuoi comportamenti e ti propone risultati basati sui tuoi interessi.
Fatto salvo che non credo che, soprattutto noi italiani, smetteremo mai di andare al bar o dal fruttivendolo a ricercare un’interazione umana, è davvero così sbagliato, così male, che i nostri interessi vengano studiati per proporci le soluzioni a noi più congeniali?

Ok, dopo questa piccola digressione confidenziale.. torniamo a noi!

Per essere chiari e avere un quadro completo, l’altra cosa da considerare è la produzione di contenuti.

Su Facebook (come sui siti web) vengono premiati i contenuti originali, pertinenti e interessanti – questo sempre per riallacciarsi al discorso sugli interessi personali.

Ma un altro degli obbiettivi da non sottovalutare della piattaforma è quello di non voler annoiare. Facebook non vuole che le persone si annoino, altirimenti rischia che escano dal social o che non tornino.

Così facebook presta attenzione non solo a noi, ma anche ai nostri amici, infatti un’altro dei parametri che utilizza sono le interazioni dei tuoi amici con profili e pagine di tuo interesse.
Ad esempio se la mia amica Marta, con cui esco una volta alla settimana e che mi chiama tutti i giorni, interagisce con una pagina che riguarda il design e l’arredamento, essendo anche uno dei miei interessi principali e vedendo che a Marta e a molte altre persone è piaciuto lo stesso contenuto, lo mostrerà anche a me in Home facendomi apparire per primo il commento di Marta.

Un esempio di contenuto originale è il video, che è in fase di crescita verticale e al quale Facebook sta cercando di dare sempre più spazio (infatti le sponsorizzazioni di contenuti Video su Facebook ad oggi sono le più economiche!).

La produzione di contenuti di qualità è un’altro dei tasselli che le aziende che comunicano online devono mettere a budget.

Ok per ora mi fermo qui, nel prossimo articolo parlerò di quando e come aprire una pagina Facebook e di come dovrebbe essere fatto un calendario delle pubblicazione!

Nel frattempo fatemi sapere cosa ne pensate!…

Come scegliere i corsi di formazione giusti per te: ecco 6 consigli pratici

Corsi, eventi, master, specializzazioni.. non ci capisco più nulla!

Nel mio lavoro è necessario essere continuamente aggiornati. Frequentare corsi è indispensabile, così come utilizzare tutti i giorni gli strumenti giusti per essere sempre sul pezzo.. e così molte delle ore della mia giornata scorrono alla velocità della luce saltando da un blog ad un altro, dalla presentazione di un corso alla spiegazione di un evento, e così via.

La sensazione è spesso quella di dispersione e confusione.

Ogni giorno ci sono corsi diversi, ogni mese ci sono eventi imperdibili.. quotidianamente escono nuovi appuntamenti a cui ‘non puoi mancare’, e io mi sento persa in questa giungla di insegnanti..

Così questo mese ho deciso di organizzarmi per tempo e iniziare davvero ad addentrarmi in questa strana foresta nera dei corsi. Viste le mie difficoltà nel prendere delle decisioni e il mio stato di confusione iniziale, ho pensato di raccontarvi in alcuni piccoli step come ho fatto a scegliere i corsi a cui parteciperò tra Ottobre e Novembre.

 

Ecco 6 consigli utili per scegliere i corsi di formazione giusti per te

 

organizzazione

#1 Naviga
Eh si, non si può prescindere dalla ricerca.

Ognuno di noi ha obiettivi diversi, passioni diverse e soprattutto, viviamo tutti in posti diversi. Qualunque sia il tuo settore, il web ti offre di sicuro una vastità di corsi offline e online, quello che ti consiglio di fare è:
– Cerca quelli che ritieni più comodi per te, se non hai paura di spostarti, non limitarti a cercare nelle vicinanze di casa tua;
– Non scartare per principio la formazione online, i webinar ecc. Alcuni sono davvero utili e fatti molto bene (valgono anche per questi i consigli qui sotto);
– Controlla se, tra i tuoi contatti, qualcuno ha già frequentato i corsi che ritieni più interessanti e chiedi loro un’opinione;
– Leggi le recensioni delle edizioni passate;
– Dai un’occhiata ai profili Social di chi organizza il corso e degli insegnanti o relatori che saranno presenti;
– Controlla il sito web di riferimento e il Blog dell’organizzatore.

#2 Organizza in Excel
Appuntati tutti i corsi che trovi in un foglio excel, non dimenticare di segnare:
– Chi organizza;
– Di cosa parla il corso;
– Dove si tiene;
– Quando;
– Quanto costa;
– Quando terminano eventuali promozioni o ‘Early Booking’.
Ti suggerisco anche di aggiungere una colonna e chiamarla ‘priorità’, dove assegnare in un successivo momento un punteggio per avere subito sott’occhio i più importanti/interessanti per te.

#3 Aspetta
Lascia passare qualche giorno, non decidere impulsivamente.
La maggior parte dei corsi ha un costo da sostenere che può non essere una ‘spesa leggera’; ragiona bene, ricontrolla il materiale a disposizione più volte e pensa a quali non puoi fare a meno per il tuo lavoro, per la tua crescita professionale. Controlla anche la replicabili del corso, alcuni infatti hanno edizioni che si ripetono ogni mese, e potresti spostarlo al mese successivo per fare spazio ad un evento con cadenza annuale che si tiene solo questo mese, per esempio.

 

calendario

#4 Metti a Calendario

Segna tutte le date dei corsi, con orari e sedi, nel tuo calendario, per avere sott’occhio tutta la tua organizzazione mensile.
Sembra una cosa banale, ma potrebbe capitarti di accorgenti di non poter partecipare ad un determinato corso perché ti eri scordato di un impegno previsto per la seconda data di corso (Eccomi! Mi è successo proprio qualche giorno fa, volevo assolutamente iscrivermi ad un evento di due giorni ma.. niente, non ci andrò!).

 

#5 Buttati
Non temporeggiare troppo, impara a prendere delle decisioni e Buttati.
Non riuscirai mai ad essere sicuro che un corso sia al 100% esattamente quello che stai cercando, ad un certo punto devi decidere. Se dopo la ricerca e l’analisi fatta ancora non sai scegliere.. affidati al tuo istinto e buttati!..

#6 Interagisci
Quando hai deciso, non aver paura. Non sentirti un novellino. Parlane sui social, cerca di capire chi altro partecipa all’evento/corso e prova a stringere relazioni con qualcuno, sarà più facile integrarsi alla potenza del percorso formativo!

 

Questi 6 punti rappresentano la mia personale scaletta per riuscire ad organizzarmi tutti gli appuntamenti, il lavoro e la formazione senza perdere di vista la vita privata.

Parola d’ordine: pianificazione!

pianificazione

Vi siete mai scontrati con questo tipo di problema?Avete anche voi un vostro modo per prendere questo tipo di decisioni? Raccontatemelo nei commenti!…

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Web Marketing Festival – Rimini

Mi sono sentita dire molto spesso che per essere più creativi bisogna ossigenare il cervello, organizzare delle gite fuori porta, allenare il pensiero laterale e non farsi inghiottire dalla routine.
Be io mi sono presa una pausa, dopo un periodo davvero complicato ho messo in pausa, tre giorni, andando ad uno dei convegni di lavoro più divertenti dell’anno.

WMF 2017

6000 Presenze giornaliere, oltre 200 speaker e un clima di entusiasmo generale.
E’ il primo evento di questa portata a cui partecipo. Gli organizzatori hanno scelto un weekend di fine giugno, un weekend caldo e perfetto per organizzare anche una festa in spiaggia. Sì, perché il WMF17 non è solo formazione, non è solo network, non è solo lavoro.

Web Marketing Festival Rimini

Sto imparando ad amare sempre di più questo settore, più persone conoscono più apprezzo questo vasto digital-world. E’ un mondo fatto di giovani, un mondo che stiamo formando noi (mi ci metto in mezzo anche io, peccando un po’ di immodestia!). E’ una corsa continua ed è un settore in cui vengono premiate le competenze, nessuno ti regala nulla.
Chi cresce è perché è bravo davvero.

[Non voglio parlare delle eccezioni, ci sono in tutti i settori e per una volta vorrei far vedere l’impegno che c’è dietro, senza gettare le nostre passioni all’aria per colpa di pochi che se ne approfittano.]

Probabilmente questo è uno degli aspetti che preferisco, la meritocrazia.
Se gli strumenti non li sai usare, non cresci.
Se non studi, se non sperimenti, se non pratichi, non cresci.

Il successo non è automatico, il successo va conquistato, ma si può raggiungere davvero.

E sapete qual è un altro aspetto interessantissimo di questo mondo e delle persone che ci lavorano? Che anche i miti, quelli che segui su tutti i canali, quelli di cui hai letto tutti gli articoli o visto tutti i video, o ascoltato tutti i podcast; quelli che vai ad ascoltare a tutti gli eventi; quelli di cui compri i corsi online.. ecco anche loro, restano persone normali. Sono persone che ti guardano negli occhi, ti salutano e sono disponibili ad ascoltarti.

No, non sono dei santi o degli eroi! Ma sono persone che sanno cosa significa partire da zero e raggiungere risultati importanti grazie alla passione e allo studio. Sono persone che non ti direbbero mai “non puoi farlo” ma che ti incoraggerebbero con un “esercitati e studia finché ci riesci”. E secondo me è un’aspetto bellissimo.

La condivisione non la mettiamo solamente nei socialmedia, non professiamo la comunicazione rimanendo seduti dietro i nostri computer, ma ci buttiamo nella mischia. Ci mettiamo la faccia, la paura di sbagliare e la paura di essere noi stessi. Abbiamo scelto di abbattere ogni barriera, e lo abbiamo fatto senza deciderlo, ci siamo trovati in un ambiente dove nel pomeriggio ti trovi ad ascoltare un intervento di un CEO di un’importante StartUp che tiene la platea attenta e alla sera ti ritrovi senza scarpe, in spiaggia con un cocktail in mano ad ascoltare musica e chiacchierare di viaggi con la stessa persona che ascoltavi rapita poche ore prima.

web marketing festival beach party

Questo mondo ti mette a dura prova, non solo in questo campo, ma ciò che vedo, personalmente, è che essere se stessi e mettersi in gioco porta sempre ad una crescita verticale.

Una delle cose che mi diverte moltissimo durante questi eventi è seguire il live tweeting dei partecipanti. E’ un modo per poter conoscere diversi punti di vista, una condivisione istantanea di un momento, senza pensarci troppo, trasmettendo solamente le nostre sensazioni, qualcosa che ci colpisce.

Web Marketing Festival, Rimini

Il Web Marketing Festival di Rimini è stato un momento di scambio. Personalmente, devo essere onesta, preferisco gli eventi più piccoli e settorializzati, diciamo più specifici, quelli che somigliano di più a dei corsi di formazione. Molto dipende da cosa vi aspettate di ottenere da eventi di questo tipo, il WMF17 è stata un’ottima palestra per comprendere con che tipo di persone vorrei lavorare, per vedere/ascoltare/conoscere professionisti di diversi settori (e commerce, social media, content marketing, branding ecc..) e poter comprendere meglio come i diversi reparti dovrebbero interagire tra loro.

Web Marketing Festival, Rimini

 

Sono già uscite la date per l’edizione del prossimo anno, 21-22-23 giugno 2018, un giorno in più rispetto all’edizione di quest’anno!

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Stories e Storytelling, come è cambiato il nostro modo di comunicare

Oggi si sente sempre di più parlare di Storytelling, di racconti, di Copywriting e dell’importanza delle parole. Questa tendenza mi fa ben sperare in un ritorno al passato, a quando le parole avevano un peso e venivano lette più e più volte per essere comprese, ma non solo, venivano anche studiate e scelte meticolosamente quando dovevano essere scritte.

Oggi fortunatamente si torna allo studio della parola, tema che sto affrontando io stessa come alunna, leggendo, tra gli altri, uno dei blog che mi ha aperto la mente al mondo delle parole, quello di Valentina Falcinelli e la sua agenzia, pennamontata.

Ma scrivere ha, e può avere, diversi indirizzi e diversi obiettivi. Quando si tratta di fare storytelling per le aziende le parole non solo assumono un peso rilevante, ma hanno anche il compito di evocare immagini e sensazioni, che devono essere studiate d’anticipo.

stories-e-storytelling

Ma cosa significa davvero fare storytelling?

Le possibili risposte a questa domanda sono davvero tante, e ci sono professionisti affermati che hanno dato le loro versioni, maestri come Andrea Fontana  e Cristiano Carriero sono esempi da seguire e studiare, vi consiglio i loro testi e i loro corsi, se davvero vi interessa studiare questa materia. Nel frattempo però, vi racconto la mia versione.

Per me fare storytelling è riuscire a trasmettere l’emozione legata al prodotto (o servizio) che si racconta. Storytelling significa calare il prodotto nella realtà del cliente, mostrandogli in che modo quello stesso oggetto fa già parte della sua quotidianità. Fare storytelling significa coinvolgere dando importanza, non è il brand che si posiziona in alto rispetto al cliente, bensì è il cliente che viene coinvolto emotivamente dalla sua stessa realtà, che vede riflessa nella pubblicità per quel prodotto.

Se prendiamo in considerazione il modo di comunicare di oggi a me personalmente sembra di essere circondata da tanti piccoli Reality Show. La nascita e il successo esponenziale delle Stories (prima con Snapchat, poi Instagram e le consorelle WhatsApp e Facebook, poi ancora Messenger e ora sembrerebbe anche con Skype) rappresentano la voglia di raccontare che c’è in quasi tutte le persone che hanno almeno uno di questi canali social. Ma evidenziano anche un’altra cosa, la voglia e la curiosità di ascoltare. Le persone hanno sempre più interesse nel guardare, un po’ spiare se vogliamo, la vita dei loro amici, dei loro idoli musicali, delle persone di successo che ammirano, giocatori sportivi, attori, presentatori, professionisti, chef.. la lista potrebbe continuare molto.

stories e storytelling

Ma come è possibile? Certo, sappiamo tutti che un briciolo di curiosità è insita in ognuno di noi, ma perché questo nuovo modo di comunicare ha riscosso così tanto successo?

Personalmente credo sia una ragione molto semplice:
Guardare le Stories ci fa comprendere la realtà delle persone. Vediamo la verità, vediamo come le persone si comportano nelle loro case, in famiglia, vediamo che non sono poi così distanti e diversi da noi. Ci rispecchiamo in dinamiche divertenti che accadono anche noi e ci sentiamo liberi di entrare in contatto, con un messaggio o una condivisione, anche con persone che ammiriamo e reputiamo intoccabili. Le Storie accorciano le distanze, raffigurano la realtà e ciò che fa la differenza è proprio il mostrarsi per come si è realmente. E’ questa, secondo me, la forza delle Storie, il loro coinvolgimento è automatico e virale perché è reale e ci fa sentire parte di qualcosa che ci accomuna.

Si intuisce rapidamente che le Storie sono uno strumento potente e importante per professionisti e aziende. Attraverso influencer e strategie di storytelling si possono costruire dei mini reality che ci consentono di creare aspettative nei nostri follower e voglia di conoscere il seguito del nostro racconto. Ed è questa la chiave, le aziende e i professionisti devono trovare il modo di raccontare con sincerità il loro brand, ma riuscendo ad arrivare nella vita quotidiana delle persone, muovendo le loro emozioni, tanto da spingerli a voler sapere come quella nostra storia finirà.

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Guide definitive? No, grazie!

Non esistono verità assolute, guide definitive, corsi brevi e completi. Non esistono scorciatoie.
Mi dispiace dare questa notizia a chi ancora non se ne fosse reso conto, ma è così.

Nel mondo del Web, che tu sia un addetto ai lavori (consulente, designer, developer, copywriter..) o un professionista/imprenditore che ne ha bisogno per farsi conoscere, devi sapere che non c’è una strada semplice, veloce, completa, sicura ed efficace al 100%.

Lavorando in questo settore mi sono resa conto di alcune cose che mi fanno amare ancor di più il mio lavoro e allo stesso tempo detestare chi millanta semplici e veloci soluzioni. Sarà forse perché ogni cosa che io ho imparato e continuo ad imparare mi costa fatica e tempo o forse perché soluzioni di questo tipo, nella mia vita in generale, non ne ho mai incontrate (mannaggia!).

Dunque, la prima cosa che appare evidente è che di studiare non si finisce mai. E non è uno scherzo. Studiare diventa un’attività quotidiana.

guide definitive no grazie - studiare

Bisogna leggere i blog, studiare le novità delle diverse applicazioni, restare al passo con le nuove tecniche, essere continuamente aggiornati. Bisogna esserci insomma. Per poterlo fare però è necessario avere delle buone basi di partenza e una forte motivazione che faccia da motore alla voglia di mettersi in gioco ogni giorno. Eh si, perché quello che leggi, che impari, lo devi testare.

Buon Senso.

Ecco cosa ci vorrebbe oggi.

Ecco di cosa sento la mancanza.

Quando si creano strategie di Web Marketing bisogna avere buon senso. Spesso dico, e sento dire da professionisti riconosciuti e con molto seguito, che le basi per una buona strategia di Web Marketing partono dalla conoscenza del cliente. Capire i suoi valori e comprendere a fondo i suoi obiettivi per mettere le fondamenta di un buon progetto.

Questa considerazione non è scritta o detta per cercare di conquistare i clienti, ma perché è la verità.
Come potrei sviluppare una strategia di Web Marketing o sviluppare un progetto di Web Design senza conoscere a fondo il mio cliente?

Come può una qualsiasi azienda cercare di vendere un prodotto o servizio ai suoi clienti se non sa chi sono i suoi clienti? Semplice, non può.
Ma per quanto mi riguarda, questo rientra nell’avere buon senso. Un professionista che cerca di ‘vendermi’ una soluzione standard non ha capito nulla, ne di me ne tanto meno del suo lavoro, almeno secondo la mia esperienza.

Il buon senso però, lasciatemelo dire, ci vorrebbe anche nel verso opposto, ovvero nei confronti dei professionisti da parte dei clienti.
Buon senso significa non pretendere di raggiungere la luna in una settimana, specialmente se la vuoi raggiungere in macchina.

Buon senso significa lasciar fare al professionista il proprio lavoro, senza pretendere che il blog letto dal figlio la mattina in autobus sia la verità assoluta.

Buon senso significa rispetto degli orari.
Buon senso significa fiducia nel lavoro del professionista a cui ci si affida.

Certo, la fiducia va conquistata e come in tutti i lavori bisogna dimostrare di meritarla, ma su questo tema dovremmo discuterne a parte.

Ragazzi, studiare è bello. Sembra assurdo ma è così!
Se studi quello che ti piace, se leggi cose che ti servono davvero per il tuo lavoro, se ti rendi conto che quello che studi ti fa crescere. Lavorare e crescere di un gradino tutti i giorni, è fantastico.
Oggi abbiamo la possibilità di modellare il nostro futuro basandoci solo sulle nostre competenze, certo ci vuole iniziativa, ci vuole dedizione e sacrificio, ma lo spazio c’è e le possibilità anche, dobbiamo riuscire a non farci abbattere.

guide definitive no grazie - formazione personale

Quindi, per concludere questo flusso di coscienza:
studiare, testare, formarsi, leggere, provare e non smettere mail di voler crescere.

Un po’ di sana Ambizione e un pizzico di Competizione, senza lasciare a casa l’Umiltà e la consapevolezza dei propri limiti. Questa è l’unica ricetta vera – finale – completa – assoluta ; questo è l’unico modo per crescere e per ottenere dei risultati. Metteteci passione, condita con dedizione e un po’ di sacrificio, e i risultati non tarderanno ad arrivare.

..ah e mi raccomando, buon senso! 🙂

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Milano, 26/27 Maggio: Visual Storytelling Days

Per chi non lo sapesse, i Visual Storytelling Days sono due giorni di interventi e confronti con alcuni tra i maggiori esperti del settore Web Marketing e comunicazione digitale, organizzati da Studio Samo a Milano lo scorso weekend, venerdì 26 e sabato 27 maggio.

Sono stati due giorni molto intensi, un concentrato non solo di informazioni, ma anche di emozioni. Sì perché per me era il primo evento di questo tipo, in sala erano presenti più di 600 persone, molte delle quali rappresentavano per me personaggi conosciuti e seguiti solo al di là dello schermo.

Ma partiamo dall’inizio.

Vi racconto i miei Visual Storytelling Days

L’organizzazione dell’evento è stata impeccabile e il presentatore, Jacopo Matteuzzi fondatore di Studio Samo, è riuscito a mantenere tempistiche e interventi sempre il regola, dimostrando, se ce ne fosse bisogno, la sua professionalità.

Tutto l’evento prevedeva relatori di grande spessore, che hanno spiegato l’utilizzo e l’importanza del Visual Storytelling nei loro settori. Erano presenti personalità di spicco come Carlotta Silvestrin, Valentina Tanzillo, Cristiano Carriero, Nicola Carmigiani e Valentina Vellucci, tutti nomi importanti che, se non conoscete, vi consiglio seguire per rimanere informati e aggiornati, ma che vi consiglio anche di Studiare, per capire come loro si relazionano e si presentano, troverete spunti sicuramente utili anche a voi.

Alcuni di loro, mio demerito, non li conoscevo, e sono rimasta piacevolmente sorpresa. Tra i nomi che non conoscevo spiccano quello di Valentina Falcinelli, Copywriter e fondatrice di pennamontata, che con il suo intervento sull’importanza delle parole mi ha introdotta ad un modo diverso di vedere il mondo del Copy; e quello di Moreno Scorpioni, responsabile Digital Marketing di Rizzoli e Social Media Manager di Sendabox,un grandissimo oratore che è riuscito a catturare l’attenzione di tutta la sala, carismatico, divertente e competente, con una proprietà di linguaggio invidiabile.

Visual storytelling Days, creatività e comunicazione

Una delle cose che più mi sono piaciute di questo evento riguarda la sincerità delle persone. Non c’era presunzione di saperne più degli altri, nessuno si è mai mostrato saccente o arrogante. Eravamo tutti con la mente e le braccia aperte, pronti condividere e ad apprendere. Questo tipo di atteggiamento è l’unico modo per riuscire crescere in questo settore, ma non solo. La condivisione al giorno d’oggi può solamente aiutare a sentirsi più completi, come professionisti e come persone, purtroppo però non è sempre facile da trovare nel prossimo.

Per due giorni abbiamo parlato, riassumendo molto (ma molto) brevemente, di come raccontare al meglio le aziende per riuscire a trasmettere i loro valori e accompagnarle verso i loro obiettivi, utilizzando le loro peculiarità per raccontare delle storie che coinvolgano il cliente e gli permettano di immedesimarsi nel racconto.

Strategia e creatività

Questi due aspetti, il parlare di storie e l’apertura mentale e professionale delle persone presenti all’evento mi hanno davvero colpita in positivo. Mi fanno sperare che creando il giusto network di persone si possa realmente crescere insieme, pur lavorando nello stesso settore ed essendo distanti chilometri, infondo il bello del nostro lavoro (parlo per me, da Freelance) è anche quello di poter collaborare a distanza e poter lavorare dove noi scegliamo di volerlo fare.

 

 

Parliamo di Hubspot

Oggi vorrei parlarvi di Hubspot.
Molti di voi sicuramente lo conosceranno già, per altri sarà una novità.

Hubspot è conosciuta per essere una piattaforma software all-in-one per la gestione dell’inbound marketing (termine coniato proprio dalla stessa Hubspot).

Io oggi non parlerò di questo software, per approfondire la questione potete leggere tutte le informazioni sul loro sito cliccando qui.

Io vorrei parlarvi di Hubspot Academy, che forse non tutti conoscono.

Togliamoci subito il pensiero: lo scopo di Hubspot è comunque quello di vendere i servizi e i software che offrono, ma i corsi che offrono gratuitamente sono comunque molto validi.

Quindi eliminiamo un attimo dalla nostra mente il pensiero subdolo che “nessuno fa niente per niente” e proviamo a cogliere le opportunità al volo da aziende che hanno sicuramente compreso la forza della condivisione.

I corsi Hubspot sono video corsi in lingua inglese, e la maggior parte sono, appunto, gratuiti.
Sono tenuti dal personale interno all’azienda, ogni specialista parla del suo settore di riferimento, con spiegazioni, slide, esempi e guida allo studio. Il corso termina con un esame: 60 domande a risposta multipla e per ottenere la certificazione è necessario superare il 75% di risposte esatte.

Sono corsi brevi, durano dalle 2 ore alle 13 ore al massimo, suddivisi in classi e, ovviamente, si possono interrompere e riprendere in qualunque momento.

Per poter iniziare il corso è sufficiente registrarsi inserendo i propri dati nel modulo, così creerete il vostro account grazie al quale potrete guardare i corsi che più vi interessano.

Potete trovare i corsi cliccando qui.
I migliori, a parer mio, sono quello di Content Marketing, l’Inbound Certification e il Growth-Driven Design.

Dateci un’occhiata e fatemi sapere cosa ne pensate!…