Sapete cosa mi piace di lavorare con professionisti e piccole imprese? Il rapporto che si crea.
E’ ovvio, il mio lavoro mi piace e lo porto avanti con passione, ma il bello di lavorare come freelance è il contatto umano che si riesce ad avere con le persone.

Quando inizio un progetto con un nuovo cliente non è solamente lui a dover scegliere me, avviene anche l’opposto. E non si tratta di essere pretenziosi o immodesti, ma se lavoro con persone che mi piacciono, che mi trasmettono qualcosa, riesco ad essere molto più efficace, probabilmente perché riesco capirli e a trasmettere i loro veri valori.

team work

Purtroppo però non è sempre così e non è sempre possibile rifiutare delle proposte di collaborazione, per questo oggi vorrei sensibilizzarvi sull’importanza di fidarvi e affidarvi ad una persona.

Cerco di spiegarmi meglio.

Pubblicizzare e promuovere l’attività di un cliente online non è solo un servizio venduto per guadagnare, è un fine comune.

Più io riesco ad essere efficace nel mio lavoro, più riesco a far crescere l’azienda online, più il cliente otterrà visibilità, aumenterà le vendite e cresceranno i nuovi contatti.
In questo modo avrò un cliente soddisfatto, giusto? Sì, e probabilmente questo cliente si renderà conto del lavoro svolto e ne riconoscerà l’importanza, continuando ad affidarsi alla mia professionalità, giusto? Sì, dovrebbe andare più o meno così.

Quindi per quale ragione io dovrei avere il solo obiettivo di ‘vendere’ a questo cliente un Servizio?

Lui ed io abbiamo lo stesso obiettivo: far crescere la sua attività online.

Un altro punto che tengo a precisare è che il Web Marketing è misurabile.
La forza di questo settore è proprio che si riesce a capire se la strategia che abbiamo messo in atto sta funzionando, e se non è così, possiamo modificarla nel modo migliore, adattandola al target, modificando immagini, testi e canali di distribuzione. Nel marketing tradizionale tutto questo non è possibile, ma paradossalmente da molte persone è ancora considerato più affidabile rispetto allo strano e incontrollabile mondo del digitale.

Dovete ricordarvi che la persona a cui vi affiderete, l’agenzia, insomma chi sceglierete per la promozione della vostra attività online, sia per la gestione dei Social, sia per la creazione di una Landing Page, sia per la gestione di un Blog, quella persona Lavora Con Voi. Ha il vostro stesso obiettivo, altrimenti il suo lavoro non funziona, voi non sarete soddisfatti e lui perderà un cliente.

Nota dolente: purtroppo può capitare che si incontrino persone non troppo professionali e non del tutto affidabili in questo mondo. Il consiglio che mi sento di dare è quello di, oltre verificare il percorso professionale su LinkedIn e verificare un pò online con chi avete a che fare, è quello di fissare un incontro conoscitivo. Parlateci, di solito l’istinto è un’arma vincente (almeno per noi donne!).

Se ne sente parlare ormai da molto tempo e la frase “il blog è uno strumento davvero utile” penso sia una delle più utilizzate da chi si occupa di web marketing negli ultimi anni.
Ma a cosa serve davvero un blog? E soprattutto: cosa fa il blog per una piccola azienda?

Sicuramente molti di voi avranno già idee formate a riguardo, la mia versione è che il blog serve per farsi conoscere. Si lo so, sembra un’affermazione piuttosto scontata e banale, ma non lo è affatto. Ciò che davvero fa la differenza è come il blog viene utilizzato.

Che cos’è lo sappiamo tutti, all’interno di un sito web alla pagina blog vengono raccolti tutti gli articoli pubblicati, nuovi prodotti, idee, servizi, informazioni e quant’altro. La maggior parte delle attività lo utilizza come un piccolo giornale, per mettere in luce successi e avvenimenti importanti, purtroppo però questo utilizzo è limitativo.

Quando il blog è nato, vent’anni anni fa per essere onesti, nessuno credeva sarebbe diventato una delle chiavi di una buona strategia di comunicazione online. Certo è che ha sempre (e da subito) avuto un ruolo importante e significativo, permettendo a molte persone di monetizzare il loro impegno e guadagnare attraverso questa attività, ma oggi le cose sono cambiate.

All’inizio tutto ciò che veniva fatto era avveniristico, era una novità. Oggi ci sono blog per qualsiasi cosa: cucina, animali, casa, pulizia, trucchi, automobili, vestiti, medicinali, salvaguardia ambientale.. potrei continuare la lista scrivendo per un’intera giornata. Negli ultimi anni però si assiste ad una sovra-informazione online. Oggi infatti ci sono talmente tante notizie sul web da aver scatenato la lotta alle Fake News, di cui sicuramente avrete sentito parlare ( e di cui si è parlato molto in questi giorni per la modifica di Facebook sulla condivisione dei link, per approfondire clicca qui e qui  ). La quantità di cose caricate nel web è incalcolabile e per questa ragione acquista sempre più importanza la qualità dei contenuti.

Sono aumentate le informazioni e sono aumentate anche le persone che cercano informazioni online, ma anche loro stessi sono cambiati: hanno dei bisogni, cercano per ottenere delle risposte, non per diletto (o meglio anche per quello, ma sempre con un obiettivo). Quando una persona digita una chiave di ricerca ha bisogno che qualcuno gli fornisca informazioni su quell’argomento, e sapete chi riesce a farsi notare? Chi produce contenuti di qualità. Ed è qui che il blog gioca un ruolo decisivo.

I robot che analizzano internet e leggono tutte le pagine di tutti i siti premiano sempre di più chi produce contenuti originali e di qualità, che diano all’utente quello che cerca: l’informazione. Chi la fa da padrone oggi è una parola che a me personalmente piace moltissimo: pertinenza.

I motori di ricerca mettono in mostra chi fornisce contenuti di qualità che siano pertinenti con quello che la persona sta cercando.

 

blog e blogging: cosa sono e a cosa servono

Ve la faccio breve, cercando di darvi un’altra chiave di lettura, la mia personale.
Facciamo finta di dimenticarci per un momento di tutti i tecnicismi e le regole di cui siamo sommersi, dimentichiamoci della SEO, delle parole chiave, del posizionamento e dei contenuti di qualità.
Proviamo invece a parlare di racconti.. e di vendita, perché siamo onesti, di questo si tratta. Che sia la visibilità, che sia la vendita di un prodotto o la promozione di un servizio, il 99% delle azioni fatte online da un’azienda ha uno scopo commerciale. Ed è a questo proposito che oggi tornano in voga tutte le tecniche di vendita dei commerciali di una volta, quelli che tutti i giorni prendevano la macchina, indossavano il loro sorriso più sfacciato e bussavano alla porta dei clienti proponendo la loro azienda. Chi era bravo in questo lavoro, non lo faceva ‘a caso’, ma lo studiava. Studiava il linguaggio del corpo, suo e del suo interlocutore. Sapeva cosa dire e come dirlo e spesso cambiava tono, parole e storia a seconda di chi aveva davanti. Ma c’era una cosa che mai lasciava al caso: la presentazione del prodotto. C’erano delle tecniche e degli strumenti di cui si serviva, cataloghi, fotografie, racconti, tutti con un unico scopo: suscitare delle emozioni.

Tutti noi compriamo online, tutti acquistiamo anche servizi online e la maggior parte di noi sa quanto sia limitata l’attenzione e quanto sia difficile far arrivare un lettore alla fine dell’articolo. Qual è la chiave quindi, cosa ci fa distinguere nel mucchio? La risposta che io ho scelto di far mia si compone di due elementi, il primo riguarda la costruzione di un racconto attorno all’oggetto del desiderio, il secondo riguarda il modo in cui questo raconto viene narrato. Sicuramente avrete sentito parlare di Storytelling, ma ne parlerò meglio tra qualche giorno e non voglio fuorviare la vostra attenzione adesso, pensiamo solamente alla potenza di una storia ben raccontata a livello di vendita.

Oggi quel commerciale che tutte le mattine nel suo bel vestito passava la giornata a farsi offrire (o offrire) caffè non c’è più, ma tutto il resto c’è ancora. Quando si parla di capire il target, dell’individuazione delle buyer personas, di scegliere il tono con cui raccontarsi, si fa esattamente quello che il nostro amico venditore faceva ogni giorno: dare al cliente quello di cui il cliente ha bisogno.
Ad esempio, se un avvocato deve parlare ad un pubblico di giovani ragazzi che hanno appena aperto partita iva per dar loro dei consigli di gestione non utilizzerà certo lo stesso tono e lo stesso discorso che utilizzerebbe se la platea fosse composta da uomini d’affari con oltre 10 anni di esperienza.

Se una storia coinvolgente viene raccontata con passione ad un pubblico interessato, quella storia non ha barriere.

 

Nel mio campo, nello specifico per me stessa, io sono il mio racconto e il mezzo attraverso il quale mi posso raccontare. Io, il mio sito web, i miei profili social e, dulcis in fundo, i miei articoli.
E’ attraverso le mie parole che le persone imparano a conoscermi, è attraverso le mie storie che si può apprezzare il mio lavoro. Come scrivevo in questo articolo su come è cambaito il modo di comunicare oggi, ciò che fa davvero avvicinare le persone è la verità, il sentirsi realmente parte di qualcosa, sentire di avere problemi comuni (e che ci sono soluzioni comuni).

Mi sono allontanata dall’argomento blog perché volevo che capiste quanto è importante la comunicazione online. Investire in blogging oggi significa capire l’importanza di un’interazione con l’utente e della comunicazione digitale di per sé. Le aziende che sanno ascoltare hanno la possibilità di creare articoli per avvicinare i loro potenziali clienti.

Se fornisci loro informazioni utili e concrete non potranno che seguirti, perché si fideranno di te.

Uno degli aspetti che mi fanno amare questo strumento è che è meritocratico. Se le informazioni che condividi sono vere, scritte in modo adatto al tuo target e pertinenti (e ciò significa anche competenti!), sarai premiato. Ed è per questo che spesso consiglio di dimenticarsi per un momento di tutte le regole che ci viene chiesto di rispettare e di pensare semplicemente a raccontare.

Nella pubblicità degli anni ’60 quando il team di creativi doveva trovare uno slogan e un’immagine adatti ad un prodotto iniziavano dal prodotto stesso: ascoltavano le aziende, visitavano la produzione, testavano il prodotto e si chiedevano.. perché le persone dovrebbero averne bisogno? Come può essere loro d’aiuto questo prodotto?
Se tutti i contenuti presenti online fossero sviluppati seguendo queste due domande il web sarebbe un mondo meno caotico!

Pubblicità - citazione Mad Men

 

Se vuoi approfondire il mondo del blogging o vorresti capire come sfruttare questo strumento per la tua attività, scrivimi!

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    Oggi la diffusione delle notizie e delle informazioni passa per la maggior parte attraverso il web, l’88% delle persone effettua una ricerca online quando ha bisogno di informazioni.

    Quando cerchiamo spiegazioni di qualsiasi tipo, una delle prime cose che facciamo è la ricerca attraverso papà Google. Ciò porta enormi potenzialità alle aziende di tutti i settori che vogliono farsi conoscere online e di divulgare informazioni.

    Tutto questo accade anche in campo medico, quella che viene chiamata la Digital Health.
    Sì perché con l’avvento delle tecnologie, di internet alla portata di tutti e di dispositivi che ci consentono l’accesso potenzialmente illimitato a informazioni d’ogni genere, è cambiato radicalmente anche il rapporto paziente-medico ed è mutato il modo in cui queste due realtà comunicano.

    Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una sempre maggiore settorializzazione della medicina, con la formazione di nuovi medici sempre più specifici che stanno acquisendo un’importanza maggiore rispetto al medico di base, che una volta, mia nonna me lo diceva spesso, sapeva tutto lui. Ora la facile reperibilità delle informazioni online rende le persone autonome, ma non sempre questo è un vantaggio.

    digital health: alimentazione

    Di questi tempi siamo sicuramente sempre più attenti alla nostra salute, all’alimentazione, alle diete, allo sport, a come poter curare il nostro organismo e prevenire i danni dovuti alla scarsa attenzione nei nostri confronti. Questa nuova abitudine nasce anche dalla società che sta cambiando attorno a noi, si parla sempre più di sport e di prodotti alimentari di qualità, per soddisfare un bisogno che le persone dimostrano come sempre più impellente: il bisogno di una guida. Sì, perché nonostante le miliardi di notizie a cui possiamo attingere online quello che molte volte si fatica a fare è fidarsi di ciò che leggiamo.

    Le persone cercano online consigli d’ogni genere e i blog diventano punti di riferimento importanti. I medici trovano nel web un modo per rimanere in contatto con i loro pazienti e riuscire a distinguersi dalla concorrenza.
    Eticamente parlando, per chi ha spostato la professione di medico o affini, diffondere conoscenza e fare informazione pulita verso il paziente è uno degli aspetti che spinge molti professionisti a mettersi in gioco con la comunicazione online oggi. Ricevo sempre più richieste da professionisti e aziende di questo settore. E’ ormai evidente come stia cambiando il rapporto che il singolo individuo ha con la medicina, con la salute.

    Vi faccio una piccola confessione…
    Io stessa mi ritrovo a cercare online i foglietti illustrativi dei farmaci, ad esempio, piuttosto che cercare la scatola, soprattutto perché spesso mi vengono dubbi quando sono fuori casa e in borsa mi trovo solo un blister che non ricordo come va utilizzato! E purtroppo, maledetta me, faccio parte di quel gruppo di persone che chiede a Google quale drammatica nuova malattia ha contratto appena un nuovo sintomo (fosse anche un banale mal di testa) si manifesta in condizioni particolari, cercando disperatamente rimedi anche casalinghi d’ogni genere, incappando sempre in qualche nuova spezia (che ovviamente poi sperimento a cena!)..

    digital health

    Questo è solo un esempio, il mio esempio, di come il digitale stia “invadendo” la medicina. Non accade solo in negativo, ovviamente. Il web e i dispositivi sono strumenti che portano risvolti più che positivi, ma bisogna usarli correttamente. Sicuramente avrete in famiglia una persona sportiva, se non lo siete voi, che utilizza un app per il tracciamento delle attività motorie, per monitorare le pulsazioni cardiache e dove magari può anche inserire quanta acqua beve, cosa e quanto mangia (..). Questi sono aspetti sicuramente positivi, perché portano gli utilizzatori a fare attenzione alla loro salute.

    Ma quindi un medico oggi, come dovrebbe comunicare?

    Il piccolo spaccato sociale che ho appena raccontato serve a far capire proprio questo: in un mondo così ricco di informazioni, in cui dal medico ci si va, ma solo dopo aver sviluppato la propria diagnosi attraverso il web, come può un medico cercare di distinguersi e infondere fiducia?

    Vi faccio un’altra domanda: se cercando consigli alimentari online, o cercando un rimedio per la tosse, o qualsiasi altro parere medico, trovaste due blog, con due risposte diverse, ma uno dei due appartiene al poliambulatorio della vostra città, dove ciò che leggete è stato scritto da dottori che conoscete (sia di nome, di persona o per passaparola) a chi credereste di più?

    Io credo che non sia vero che internet sta distruggendo le piccole realtà, credo che ogni medico, nutrizionista, fisioterapista.. abbiano tutti un valore aggiunto: la loro persona, la loro professionalità, la loro esperienza. Ora però è necessario farsi conoscere online, è necessario essere presenti ed esporsi, parlando apertamente e dando i propri consigli. E’ fondamentale infatti per le aziende che vogliono raggiungere i loro pazienti e per coloro che hanno a cuore la prevenzione e la diffusione delle informazioni, riuscire a far trovare alle persone i loro messaggi.

    Che lo vogliamo o no, il primo posto dove cerchiamo è lì, dentro quello schermo. E dobbiamo scremare una moltitudine di informazioni false che ci circondano prima di capire se possiamo fidarci. Per questo sono dell’idea che per i medici sia quasi indispensabile essere online, per trasmettere informazioni vere, credibili e sincere.

    Stiamo andando verso lo shop online anche per i farmaci, una realtà pionieristica in Italia ma pur sempre una realtà, che ci fa comprendere come anche nei piccoli paesi sia necessario attuare una nuova politica di comunicazione online non solo per i medici, ma anche per poliambulatori, farmacie, studi nutrizionali, chiunque voglia raggiungere più persone possibili online con informazioni utili alla sua salute.

    La prossima settimana parlerò ancora di Digital Health, in particolare del perché bisognerebbe integrare i social media in una strategia di comunicazione digitale per questo settore, nel frattempo fatemi sapere le vostre considerazioni su questo articolo e per qualsiasi domanda scrivetemi: info@chiarasimionato.it.

    Oggi vorrei parlare di un piccolo problema che mi ritrovo ad affrontare con alcuni clienti: l’utilizzo dei social.

    Prima di tutto, nel caso non fosse chiaro, tengo a dire che personalmente sono a favore dell’utilizzo di questi mezzi, perché li interpreto come tali: mezzi di comunicazione e di condivisione. Certo, servono anche per stimolare la nostra curiosità e, come tutte le cose, andrebbero usati con intelligenza, tutto sta alle persone che lo utilizzano. Proprio per questa ragione sono dell’idea che, sia per le aziende che per le persone, i social non sempre siano la giusta soluzione, o per lo meno non tutti i social.

    Mi spiego meglio: sono assolutamente contraria a quelli che “Non hai Facebook? Ma come fai?”, credo che ogni persona debba essere libera di agire come meglio crede. Il fatto che siamo nel 2017 e che moltissime persone utilizzino Facebook non significa che tutti devono utilizzarlo.
    Lo stesso ragionamento vale anche a livello aziendale: ogni azienda dovrebbe valutare quali sono gli strumenti migliori per il suo business. La maggior parte dei consulenti marketing questa cosa l’ha ben chiara: a seguito dello studio del target e delle buyer persona si sceglie quali sono i mezzi più efficaci per quella realtà. L’iter dovrebbe essere questo, ma purtroppo non sempre viene seguito, nemmeno a livello intuitivo.

    Vi faccio un esempio: mi è capitato di confrontarmi con un collega in difficoltà perché non riusciva a far raggiungere il giusto seguito al profilo Instagram di un suo cliente. La società in questione era, a mio avviso, palesemente fuori posto. Infatti il mio collega mi ha confermato che a voler aprire il profilo furono i titolari, che a tutti i costi volevano avere il profilo Instagram aziendale. Il problema è che non riuscivano ad ottenere risultati, di nessun tipo. E la ragione di tutto questo è molto semplice: il loro pubblico, il loro target di riferimento, non era lì, perché non usa Instagram.

    social media: quali utilizzare

    Ma quindi..

    come si può capire quali sono gli strumenti più adatti ad un’azienda?

    Come dicevo prima è necessario capire a chi quell’azienda si sta rivolgendo. La strategia di comunicazione deve avere delle solide basi, che si costruiscono attraverso il target di riferimento e le buyer persona.

    Cercando sempre di mantenere un linguaggio semplice e non tecnico, significa che ogni imprenditore, ogni azienda, dovrebbe sedersi a tavolino e iniziare a chiedersi:

    – chi comprerebbe il mio prodotto/servizio?
    – chi è il mio cliente tipo?
    – dove lavora? quanti anni ha? che fa nella vita?
    – è sposato?
    – ha figli?
    – come trascorre il suo tempo libero?

    Questa lista potrebbe continuare molto.. l’obiettivo è profilare alcuni “clienti tipo” per riuscire a comprenderne i bisogni. Sembrano cose intuitive, la maggior parte dei piccoli imprenditori o dei professionisti è convita di aver perfettamente chiaro in mente chi è il suo cliente tipo e come assecondarlo, ma non è così. Vi assicuro che nel momento in cui inizierete a delineare, con carta e penna, quella persona, vi accorgerete che non stavate pensando nel modo corretto.
    Tutto ciò vi sarà indispensabile per comprendere che tipo di informazioni servono a quel cliente, dove le vorrebbe trovare, in che forma (video, testo, audio..).
    Vi serve quindi per rispondere alla domanda: quali contenuti devo produrre per far si che il mio cliente tipo si accorga di me? E dove devo poi posizionare questi contenuti che ho deciso di produrre? Capirete intuitivamente che le risposte variano per ogni azienda.

    Quindi che senso potrebbe avere proporre ad un piccolo studio dentistico il cui obiettivo è raggiungere le giovani mamme del paese che hanno bisogno di far mettere l’apparecchio al figlio di utilizzare Twitter se sappiamo per certo che quelle mamme utilizzano per la maggior parte solo Facebook?
    In questo caso invece sarebbe utile aprire una pagina Facebook aziendale ed effettuare campagne mirate su di un pubblico profilato.
    Un altro parametro che non va dimenticato è la localizzazione. Lo stesso studio di cui sopra, se si fosse trovato in pieno centro in una città come Milano, probabilmente con il giusto utilizzo di quei 140 caratteri avrebbe trovato un buon seguito anche su Twitter.

    social media, facebook

    Non mi dilungo oltre, spero sia chiaro che la fase di studio iniziare è indispensabile e fondamentale per la costruzione della strategia di comunicazione, perciò non buttatevi ad ogni costo in tutti i social e cercate di capire meglio in quale tra le molte opzioni vi potreste posizionare.

    Oggi voglio parlarvi di Inbound. Cercherò di non utilizzare troppi tecnicismi o paroloni complicati, quello che voglio farvi capire è perché dovreste affidarvi a persone che applicano questo metodo.

    Inizio subito citando Hubspot, colei che ha coniato il termine inbound e che mette a disposizione un ottimo corso (in inglese!) per specializzarsi in questo settore. Molte delle cose che leggerete in questo articolo arrivano direttamente da quel corso, ma vorrei rivolgere questo articolo non a professionisti del settore, bensì a chi di questi professionisti dovrebbe servirsi, insomma ai clienti (miei e dei miei colleghi).

    perché inbound

    Il succo del discorso è molto semplice: l’inbound mette al centro del processo di Marketing la persona, il cliente, per questo le basi di questo metodo sono molto solide.
    Ma cerchiamo di capire meglio qual è il ragionamento che sta dietro questi valori così radicati.

    Il marketing tradizionale si basa su un approccio definito Marketer Centric che, utilizzando strumenti come campagne di email marketing, ADV e le cosiddette chiamate a freddo diventa oneroso e rende la figura del consulente marketing indispensabile per l’attività, perché da lui dipende la visibilità del prodotto/ servizio del cliente finale. Altra cosa da considerare è che così facendo il contenuto può essere sponsorizzato e pubblicizzato a livello massivo, quindi anche quando il cliente non è interessato al prodotto, con conseguente perdita del tempo e del denaro investiti.

    Attenzione però, attuare una strategia Inbound non significa non effettuare più le operazioni di cui sopra.

    Significa affiancarle ad azioni che rendano l’approccio Customer Centric e si concentrino sui bisogni del cliente.
    E come si fa a rendere interessante un’azienda per un cliente? Attraverso il contenuto.

    Il contenuto è la chiave.. you know.. content is the king!

    tradizionale vs inbound

    Ad esempio, anziché interrompere le persone con spot pubblicitari a cui non sono interessate, l’inbound propone di creare dei video che il potenziale cliente vorrebbe vedere.
    Oppure: anziché acquistare spazi pubblicitari preconfezionati bisognerebbe creare un business blog in cui proporre contenuti interessanti sul prodotto che il cliente possa leggere per informarsi da solo e che contribuiscano ad avvicinarlo all’azienda.
    Quindi anziché un contatto freddo con il cliente bisognerebbe concentrarsi sullo sviluppo di contenuti interessanti affinché sia il cliente stesso ad entrare in contatto con noi perché ha trovato in noi la risposta ad un suo bisogno.

    Fare Inbound Marketing significa sviluppare strategie di blogging, SEO, contenuti video e immagini che attraggano il cliente dando valore, trasmettendo informazioni utili e costruendo un rapporto di fiducia a partire dai contenuti.

    Inbound significa rendere il cliente parte della conversazione.

    [ Inbound: verso l’interno]

    Significa farlo avvicinare all’azienda entrando in contatto con la sua realtà attraverso i contenuti. Significa condividere informazioni, idee e sensazioni.

    marketing that people love

    Ora che abbiamo compreso su quali valori è basata la mitologia di Inbound, scegliereste di affidare la comunicazione della vostra azienda ad un professionista che non applica un rapporto Customer Centric?

    La metodologia Inbound si sviluppa in diverse fasi:
    – Attact
    – Convert
    – Close
    – Delight

    E’ un processo, un ciclo che avvicina il cliente con informazioni di cui lui stesso ha bisogno e lo conquista non con l’obiettivo unico di vendere un prodotto o servizio, ma di farlo diventare un cliente attivo, un cliente soddisfatto.

    Metodologia Inbound

    Nell’immagine qui sopra vedere brevemente spiegate le diverse fasi della metodologia Inbound di cui non entro nel dettaglio in questo articolo.

     

    Nel caso qualcuno fosse interessato ai corsi di Hubspot, questo è link per accedere alla piattaforma: academy.hubspot.com

    Mi sono sentita dire molto spesso che per essere più creativi bisogna ossigenare il cervello, organizzare delle gite fuori porta, allenare il pensiero laterale e non farsi inghiottire dalla routine.
    Be io mi sono presa una pausa, dopo un periodo davvero complicato ho messo in pausa, tre giorni, andando ad uno dei convegni di lavoro più divertenti dell’anno.

    WMF 2017

    6000 Presenze giornaliere, oltre 200 speaker e un clima di entusiasmo generale.
    E’ il primo evento di questa portata a cui partecipo. Gli organizzatori hanno scelto un weekend di fine giugno, un weekend caldo e perfetto per organizzare anche una festa in spiaggia. Sì, perché il WMF17 non è solo formazione, non è solo network, non è solo lavoro.

    Web Marketing Festival Rimini

    Sto imparando ad amare sempre di più questo settore, più persone conoscono più apprezzo questo vasto digital-world. E’ un mondo fatto di giovani, un mondo che stiamo formando noi (mi ci metto in mezzo anche io, peccando un po’ di immodestia!). E’ una corsa continua ed è un settore in cui vengono premiate le competenze, nessuno ti regala nulla.
    Chi cresce è perché è bravo davvero.

    [Non voglio parlare delle eccezioni, ci sono in tutti i settori e per una volta vorrei far vedere l’impegno che c’è dietro, senza gettare le nostre passioni all’aria per colpa di pochi che se ne approfittano.]

    Probabilmente questo è uno degli aspetti che preferisco, la meritocrazia.
    Se gli strumenti non li sai usare, non cresci.
    Se non studi, se non sperimenti, se non pratichi, non cresci.

    Il successo non è automatico, il successo va conquistato, ma si può raggiungere davvero.

    E sapete qual è un altro aspetto interessantissimo di questo mondo e delle persone che ci lavorano? Che anche i miti, quelli che segui su tutti i canali, quelli di cui hai letto tutti gli articoli o visto tutti i video, o ascoltato tutti i podcast; quelli che vai ad ascoltare a tutti gli eventi; quelli di cui compri i corsi online.. ecco anche loro, restano persone normali. Sono persone che ti guardano negli occhi, ti salutano e sono disponibili ad ascoltarti.

    No, non sono dei santi o degli eroi! Ma sono persone che sanno cosa significa partire da zero e raggiungere risultati importanti grazie alla passione e allo studio. Sono persone che non ti direbbero mai “non puoi farlo” ma che ti incoraggerebbero con un “esercitati e studia finché ci riesci”. E secondo me è un’aspetto bellissimo.

    La condivisione non la mettiamo solamente nei socialmedia, non professiamo la comunicazione rimanendo seduti dietro i nostri computer, ma ci buttiamo nella mischia. Ci mettiamo la faccia, la paura di sbagliare e la paura di essere noi stessi. Abbiamo scelto di abbattere ogni barriera, e lo abbiamo fatto senza deciderlo, ci siamo trovati in un ambiente dove nel pomeriggio ti trovi ad ascoltare un intervento di un CEO di un’importante StartUp che tiene la platea attenta e alla sera ti ritrovi senza scarpe, in spiaggia con un cocktail in mano ad ascoltare musica e chiacchierare di viaggi con la stessa persona che ascoltavi rapita poche ore prima.

    web marketing festival beach party

    Questo mondo ti mette a dura prova, non solo in questo campo, ma ciò che vedo, personalmente, è che essere se stessi e mettersi in gioco porta sempre ad una crescita verticale.

    Una delle cose che mi diverte moltissimo durante questi eventi è seguire il live tweeting dei partecipanti. E’ un modo per poter conoscere diversi punti di vista, una condivisione istantanea di un momento, senza pensarci troppo, trasmettendo solamente le nostre sensazioni, qualcosa che ci colpisce.

    Web Marketing Festival, Rimini

    Il Web Marketing Festival di Rimini è stato un momento di scambio. Personalmente, devo essere onesta, preferisco gli eventi più piccoli e settorializzati, diciamo più specifici, quelli che somigliano di più a dei corsi di formazione. Molto dipende da cosa vi aspettate di ottenere da eventi di questo tipo, il WMF17 è stata un’ottima palestra per comprendere con che tipo di persone vorrei lavorare, per vedere/ascoltare/conoscere professionisti di diversi settori (e commerce, social media, content marketing, branding ecc..) e poter comprendere meglio come i diversi reparti dovrebbero interagire tra loro.

    Web Marketing Festival, Rimini

     

    Sono già uscite la date per l’edizione del prossimo anno, 21-22-23 giugno 2018, un giorno in più rispetto all’edizione di quest’anno!

    Oggi si sente sempre di più parlare di Storytelling, di racconti, di Copywriting e dell’importanza delle parole. Questa tendenza mi fa ben sperare in un ritorno al passato, a quando le parole avevano un peso e venivano lette più e più volte per essere comprese, ma non solo, venivano anche studiate e scelte meticolosamente quando dovevano essere scritte.

    Oggi fortunatamente si torna allo studio della parola, tema che sto affrontando io stessa come alunna, leggendo, tra gli altri, uno dei blog che mi ha aperto la mente al mondo delle parole, quello di Valentina Falcinelli e la sua agenzia, pennamontata.

    Ma scrivere ha, e può avere, diversi indirizzi e diversi obiettivi. Quando si tratta di fare storytelling per le aziende le parole non solo assumono un peso rilevante, ma hanno anche il compito di evocare immagini e sensazioni, che devono essere studiate d’anticipo.

    stories-e-storytelling

    Ma cosa significa davvero fare storytelling?

    Le possibili risposte a questa domanda sono davvero tante, e ci sono professionisti affermati che hanno dato le loro versioni, maestri come Andrea Fontana  e Cristiano Carriero sono esempi da seguire e studiare, vi consiglio i loro testi e i loro corsi, se davvero vi interessa studiare questa materia. Nel frattempo però, vi racconto la mia versione.

    Per me fare storytelling è riuscire a trasmettere l’emozione legata al prodotto (o servizio) che si racconta. Storytelling significa calare il prodotto nella realtà del cliente, mostrandogli in che modo quello stesso oggetto fa già parte della sua quotidianità. Fare storytelling significa coinvolgere dando importanza, non è il brand che si posiziona in alto rispetto al cliente, bensì è il cliente che viene coinvolto emotivamente dalla sua stessa realtà, che vede riflessa nella pubblicità per quel prodotto.

    Se prendiamo in considerazione il modo di comunicare di oggi a me personalmente sembra di essere circondata da tanti piccoli Reality Show. La nascita e il successo esponenziale delle Stories (prima con Snapchat, poi Instagram e le consorelle WhatsApp e Facebook, poi ancora Messenger e ora sembrerebbe anche con Skype) rappresentano la voglia di raccontare che c’è in quasi tutte le persone che hanno almeno uno di questi canali social. Ma evidenziano anche un’altra cosa, la voglia e la curiosità di ascoltare. Le persone hanno sempre più interesse nel guardare, un po’ spiare se vogliamo, la vita dei loro amici, dei loro idoli musicali, delle persone di successo che ammirano, giocatori sportivi, attori, presentatori, professionisti, chef.. la lista potrebbe continuare molto.

    stories e storytelling

    Ma come è possibile? Certo, sappiamo tutti che un briciolo di curiosità è insita in ognuno di noi, ma perché questo nuovo modo di comunicare ha riscosso così tanto successo?

    Personalmente credo sia una ragione molto semplice:
    Guardare le Stories ci fa comprendere la realtà delle persone. Vediamo la verità, vediamo come le persone si comportano nelle loro case, in famiglia, vediamo che non sono poi così distanti e diversi da noi. Ci rispecchiamo in dinamiche divertenti che accadono anche noi e ci sentiamo liberi di entrare in contatto, con un messaggio o una condivisione, anche con persone che ammiriamo e reputiamo intoccabili. Le Storie accorciano le distanze, raffigurano la realtà e ciò che fa la differenza è proprio il mostrarsi per come si è realmente. E’ questa, secondo me, la forza delle Storie, il loro coinvolgimento è automatico e virale perché è reale e ci fa sentire parte di qualcosa che ci accomuna.

    Si intuisce rapidamente che le Storie sono uno strumento potente e importante per professionisti e aziende. Attraverso influencer e strategie di storytelling si possono costruire dei mini reality che ci consentono di creare aspettative nei nostri follower e voglia di conoscere il seguito del nostro racconto. Ed è questa la chiave, le aziende e i professionisti devono trovare il modo di raccontare con sincerità il loro brand, ma riuscendo ad arrivare nella vita quotidiana delle persone, muovendo le loro emozioni, tanto da spingerli a voler sapere come quella nostra storia finirà.

    Non esistono verità assolute, guide definitive, corsi brevi e completi. Non esistono scorciatoie.
    Mi dispiace dare questa notizia a chi ancora non se ne fosse reso conto, ma è così.

    Nel mondo del Web, che tu sia un addetto ai lavori (consulente, designer, developer, copywriter..) o un professionista/imprenditore che ne ha bisogno per farsi conoscere, devi sapere che non c’è una strada semplice, veloce, completa, sicura ed efficace al 100%.

    Lavorando in questo settore mi sono resa conto di alcune cose che mi fanno amare ancor di più il mio lavoro e allo stesso tempo detestare chi millanta semplici e veloci soluzioni. Sarà forse perché ogni cosa che io ho imparato e continuo ad imparare mi costa fatica e tempo o forse perché soluzioni di questo tipo, nella mia vita in generale, non ne ho mai incontrate (mannaggia!).

    Dunque, la prima cosa che appare evidente è che di studiare non si finisce mai. E non è uno scherzo. Studiare diventa un’attività quotidiana.

    guide definitive no grazie - studiare

    Bisogna leggere i blog, studiare le novità delle diverse applicazioni, restare al passo con le nuove tecniche, essere continuamente aggiornati. Bisogna esserci insomma. Per poterlo fare però è necessario avere delle buone basi di partenza e una forte motivazione che faccia da motore alla voglia di mettersi in gioco ogni giorno. Eh si, perché quello che leggi, che impari, lo devi testare.

    Buon Senso.

    Ecco cosa ci vorrebbe oggi.

    Ecco di cosa sento la mancanza.

    Quando si creano strategie di Web Marketing bisogna avere buon senso. Spesso dico, e sento dire da professionisti riconosciuti e con molto seguito, che le basi per una buona strategia di Web Marketing partono dalla conoscenza del cliente. Capire i suoi valori e comprendere a fondo i suoi obiettivi per mettere le fondamenta di un buon progetto.

    Questa considerazione non è scritta o detta per cercare di conquistare i clienti, ma perché è la verità.
    Come potrei sviluppare una strategia di Web Marketing o sviluppare un progetto di Web Design senza conoscere a fondo il mio cliente?

    Come può una qualsiasi azienda cercare di vendere un prodotto o servizio ai suoi clienti se non sa chi sono i suoi clienti? Semplice, non può.
    Ma per quanto mi riguarda, questo rientra nell’avere buon senso. Un professionista che cerca di ‘vendermi’ una soluzione standard non ha capito nulla, ne di me ne tanto meno del suo lavoro, almeno secondo la mia esperienza.

    Il buon senso però, lasciatemelo dire, ci vorrebbe anche nel verso opposto, ovvero nei confronti dei professionisti da parte dei clienti.
    Buon senso significa non pretendere di raggiungere la luna in una settimana, specialmente se la vuoi raggiungere in macchina.

    Buon senso significa lasciar fare al professionista il proprio lavoro, senza pretendere che il blog letto dal figlio la mattina in autobus sia la verità assoluta.

    Buon senso significa rispetto degli orari.
    Buon senso significa fiducia nel lavoro del professionista a cui ci si affida.

    Certo, la fiducia va conquistata e come in tutti i lavori bisogna dimostrare di meritarla, ma su questo tema dovremmo discuterne a parte.

    Ragazzi, studiare è bello. Sembra assurdo ma è così!
    Se studi quello che ti piace, se leggi cose che ti servono davvero per il tuo lavoro, se ti rendi conto che quello che studi ti fa crescere. Lavorare e crescere di un gradino tutti i giorni, è fantastico.
    Oggi abbiamo la possibilità di modellare il nostro futuro basandoci solo sulle nostre competenze, certo ci vuole iniziativa, ci vuole dedizione e sacrificio, ma lo spazio c’è e le possibilità anche, dobbiamo riuscire a non farci abbattere.

    guide definitive no grazie - formazione personale

    Quindi, per concludere questo flusso di coscienza:
    studiare, testare, formarsi, leggere, provare e non smettere mail di voler crescere.

    Un po’ di sana Ambizione e un pizzico di Competizione, senza lasciare a casa l’Umiltà e la consapevolezza dei propri limiti. Questa è l’unica ricetta vera – finale – completa – assoluta ; questo è l’unico modo per crescere e per ottenere dei risultati. Metteteci passione, condita con dedizione e un po’ di sacrificio, e i risultati non tarderanno ad arrivare.

    ..ah e mi raccomando, buon senso! 🙂

    Per chi non lo sapesse, i Visual Storytelling Days sono due giorni di interventi e confronti con alcuni tra i maggiori esperti del settore Web Marketing e comunicazione digitale, organizzati da Studio Samo a Milano lo scorso weekend, venerdì 26 e sabato 27 maggio.

    Sono stati due giorni molto intensi, un concentrato non solo di informazioni, ma anche di emozioni. Sì perché per me era il primo evento di questo tipo, in sala erano presenti più di 600 persone, molte delle quali rappresentavano per me personaggi conosciuti e seguiti solo al di là dello schermo.

    Ma partiamo dall’inizio.

    Vi racconto i miei Visual Storytelling Days

    L’organizzazione dell’evento è stata impeccabile e il presentatore, Jacopo Matteuzzi fondatore di Studio Samo, è riuscito a mantenere tempistiche e interventi sempre il regola, dimostrando, se ce ne fosse bisogno, la sua professionalità.

    Tutto l’evento prevedeva relatori di grande spessore, che hanno spiegato l’utilizzo e l’importanza del Visual Storytelling nei loro settori. Erano presenti personalità di spicco come Carlotta Silvestrin, Valentina Tanzillo, Cristiano Carriero, Nicola Carmigiani e Valentina Vellucci, tutti nomi importanti che, se non conoscete, vi consiglio seguire per rimanere informati e aggiornati, ma che vi consiglio anche di Studiare, per capire come loro si relazionano e si presentano, troverete spunti sicuramente utili anche a voi.

    Alcuni di loro, mio demerito, non li conoscevo, e sono rimasta piacevolmente sorpresa. Tra i nomi che non conoscevo spiccano quello di Valentina Falcinelli, Copywriter e fondatrice di pennamontata, che con il suo intervento sull’importanza delle parole mi ha introdotta ad un modo diverso di vedere il mondo del Copy; e quello di Moreno Scorpioni, responsabile Digital Marketing di Rizzoli e Social Media Manager di Sendabox,un grandissimo oratore che è riuscito a catturare l’attenzione di tutta la sala, carismatico, divertente e competente, con una proprietà di linguaggio invidiabile.

    Visual storytelling Days, creatività e comunicazione

    Una delle cose che più mi sono piaciute di questo evento riguarda la sincerità delle persone. Non c’era presunzione di saperne più degli altri, nessuno si è mai mostrato saccente o arrogante. Eravamo tutti con la mente e le braccia aperte, pronti condividere e ad apprendere. Questo tipo di atteggiamento è l’unico modo per riuscire crescere in questo settore, ma non solo. La condivisione al giorno d’oggi può solamente aiutare a sentirsi più completi, come professionisti e come persone, purtroppo però non è sempre facile da trovare nel prossimo.

    Per due giorni abbiamo parlato, riassumendo molto (ma molto) brevemente, di come raccontare al meglio le aziende per riuscire a trasmettere i loro valori e accompagnarle verso i loro obiettivi, utilizzando le loro peculiarità per raccontare delle storie che coinvolgano il cliente e gli permettano di immedesimarsi nel racconto.

    Strategia e creatività

    Questi due aspetti, il parlare di storie e l’apertura mentale e professionale delle persone presenti all’evento mi hanno davvero colpita in positivo. Mi fanno sperare che creando il giusto network di persone si possa realmente crescere insieme, pur lavorando nello stesso settore ed essendo distanti chilometri, infondo il bello del nostro lavoro (parlo per me, da Freelance) è anche quello di poter collaborare a distanza e poter lavorare dove noi scegliamo di volerlo fare.

     

     

    Progettare un Sito Web è un lavoro che richiede creatività e disciplina allo stesso tempo. E’ un lavoro che diventa incredibilmente stimolante se svolto in team.

    Da qualche tempo lavoro con una squadra di professionisti che, devo ammettere, mi stimola e mi fa crescere continuamente.

    Si tratta di Labstories, un’agenzia di comunicazione con base a Verona che opera in tutta Italia. Labstories è un progetto diverso dalle classiche Web Agency a cui siamo abituati, è un gruppo di professionisti specializzati con l’obiettivo comune di crescere, dar voce alle proprie idee e raggiungere gli obiettivi dei clienti.

    Da poco è stato pubblicato il nuovo sito Web di Zetamedica, uno dei clienti di questa realtà. E’ un sito che ho realizzato per Labstories condividendo idee e lavoro con tutto il team, ve ne parlo in questo articolo che ho scritto per il loro Blog, dateci un’occhiata e fatemi sapere cosa ne pensate!

    Progettare un sito web