10 Settembre 2017

Buondì e Carpisa: impossibile non parlarne

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Inizialmente non volevo scrivere un articolo a riguardo, ma se ne parla talmente tanto che ho pensato di mettere in ordine anche i miei pensieri e darvi la mia opinione sui ‘casi’ del momento: Buondì e Carpisa.

[ Infondo è domenica mattina, diluvia. L’autunno si sta facendo annunciare perfettamente e sotto la coperta si sta così bene che scrivere è davvero facile. ]

Dunque, per chi non l’avesse visto, questo è lo spot buondì:


Lo spot è stato criticato per la morte della mamma causata dall’asteroide, tanto che l’azienda è stata accusata di aver traumatizzato i bambini che l’hanno visto.

Ora, a me personalmente non è sembrata una scena cruenta. Non ho visto sangue, la madre non viene squartata viva da un orso selvaggio e non ho visto la bambina rimanerci particolarmente male, ne in quella scena ne quando capita al padre (ebbene sì, c’è un seguito!).


Per quanto ne sanno i bambini, lo spot potrebbe essere un cartone animato e la madre potrebbe semplicemente riemergere da sotto l’asteroide. Tutto sta nella spiegazione che si da loro ad una loro domanda, ma onestamente non ho avuto l’impressione che fosse una brutta idea. Sicuramente è forte, ma è d’impatto. Personalmente ho trovato più fastidiosa la bambina che con fare saccente pronuncia parole che non verrebbero in mente a nessun bambino della sua età, ma allo stesso tempo il suo intervento fornisce allo spot fin dall’inizio l’alibi di essere palesemente irreale, soprattutto quando lei ripete parola per parola la domanda al padre.

Quindi, andiamo, traumatizzare bambini? Mi sembra esagerato! Soprattutto se penso a tutto quello a cui i bambini hanno accesso oggi a livello di immagini, mi sembra una polemica un pò troppo forzata.

Personalmente mi ha fatto sorridere, soprattutto quando ho scoperto che i geni si erano inventati anche il seguito.

Va bene e mi piace che le pubblicità vengano ‘analizzate’ più a fondo e non ci si limiti a farsele scorrere davanti, ma credo che alcuni genitori abbiano perso il senso dell’umorismo.

risate

 

Passiamo invece a Carpisa. L’azienda ha lanciato un bando di concorso per uno stage, fin qui tutto bene, direte voi, il problema sta proprio nel bando..

carpisa concorso

 

Quindi: acquista una borsa della nuova collezione e avrai la fantastica possiblità di inviarci un piano di comunicazione completo per poter vincere uno stage di un mese, fantastico! No?..

 

carpisa il premio

(Se non avete letto nulla a riguardo qui potete trovare le indicazioni per il bando di concorso che l’azienda ha pubblicato e qui, qui e qui una serie di articoli che ne parlano).

Sarò breve, ma ci tengo a dire due parole prima di stendere un velo pietoso.

Allora, fondamentalmente sono pienamente d’accordo con quello che ha scritto Selvaggia Lucarelli su Facebook (leggete qui), Carpisa ha toppato alla grande.

E’ vero, avrebbe potuto essere un’occasione per qualcuno di vedere come lavora una grande azienda italiana, ma in un mese di cose se ne imparano poche e il punto è che da come hanno pubblicizzato la cosa credo che non si sarebbero nemmeno resi tanto disponibili ad insegnare.

Sicuramente qualcuno questo concorso l’ha ideato, qualcuno l’ha proposto e qualcuno l’ha approvato, quindi mi chiedo: qual è la vera ragione? Perché, andiamo, non è possibile fossero convinti fosse un’ottima idea, e nemmeno che pensassero di passare inosservati.
Non ci credo, davvero. Non trovo possibile che a livelli ‘alti’ ci possa essere chi fa ‘errori’ così grandi.

Piano, certo che si può sbagliare, siamo tutti umani!

Però mi sembra strano che chi di marketing se ne occupa da tempo e lavora in un’azienda che non è proprio l’ultima arrivata in Paese e non è proprio piccola, faccia questo tipo di cavolate. L’immagine che Carpisa ha dato di se con questa operazione è negativa, e non ci piove.

Certo, come ha scritto Selvaggia, sicuramente l’azienda non si aspettava di ricevere un piano di comunicazione al pari di quelli proposti da grandi aziende di marketing, vista la brevissima durata del concorso, ma il punto è come la richiesta viene percepita dall’altra parte. Se ci credi, se davvero pensi che l’azienda ti stia offrendo un’opportunità, ci metti l’anima. E, che tu abbia 20 o 30 anni, usi quei pochi giorni per farti venire l’idea migliore della tua vita, per ritrovarti probabilmente a fare fotocopie e caffè per un mese e dover poi ripartire.

Questa è la cosa che mi lascia un pò con l’amaro in bocca. La poca considerazione dell’impegno che può mettere chi è dall’altra parte e sceglie di partecipare al concorso. Trovo che sia un mix tra mancanza di rispetto e scarsa considerazione per le nuove generazioni.

 

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