Tornano gli approfondimenti sui Tips&Tricks.

 

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[ Ancora non sai cosa sono i Tips&Tricks? Non preoccuparti, trovi tutto nel mio profilo Instagram sulle Storie in Evidenza. Mi raccomando: non perdere il prossimo Quiz, ogni giovedì nelle Stories! Qui invece trovi la prima puntata su Facebook Ads: la Targetizzazione. ]

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Continuiamo a parlare del grande gigante Blu: Facebook, e della sua piattaforma pubblicitaria.

Oggi parliamo proprio dello strumento in sé: il Business Manager!

Il mio obiettivo non è quello di spiegarvi nel dettaglio ogni funzionalità e strumento presente all’interno del BM, ma vorrei farvi capire che non è vostro nemico e che, anzi, ci potete fare amicizia! 😉

 

Pronti?! Iniziamo!

 

Quando Facebook ha sviluppato e, negli anni, ampliato il Business Manager diciamo che in quanto ad Usabilità Utente poteva impegnarsi un pochino di più, perché così com’è per conoscerlo bene devi usarlo quotidianamente e non per 10 minuti.

 

Dovete immaginarlo come una grande scatola con al suo interno tutto quello che potrebbe servire a chi fa inserzioni pubblicitarie. Quando dico tutto, intendo tutto.

 

Il Business Manager è pensato, probabilmente, più per essere utili a strutture medio-grandi dove alla stessa azienda fanno carico più pagine Facebook, magari di nazionalità diverse, con account pubblicitari multipli e svariate persone che gestiscono contenuti e inserzioni. In strutture di questo tipo avere un portale a supporto che consente di monitorare, creare, trovare ispirazione, creare report, analizzare, testare e organizzare è fondamentale.

 

Lo è anche in realtà più piccole, più umane, ma bisogna imparare a utilizzare ciò che c’è di buono e utile senza farsi distrarre o spaventare dalle mille possibilità.

Nei Tips&Tricks abbiamo parlato del pannello Gestione Inserzioni interno al Business Manager e ci sono stati alcuni dubbi sui tre diversi insiemi (e sottoinsiemi) che lo compongono.

Partiamo da qui.

 

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[ Se non sai cos’è il Business Manager e quali sono i primi Step per configurare l’account tranquillo, nelle prossime settimane uscirà un articolo proprio sul ‘primo avvio’ del Business Manager. Se vuoi riceverlo via mail appena esce inserisci il tuo indirizzo qui sotto! ]

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Dunque: Campagne, Gruppi di Inserzioni e Inserzioni.

Su Instagram vi ho riassunto velocemente il concetto in questo modo:

facebook business manager      facebook business manager

 

Quindi l’insieme principale è quello delle Campagne, dove andremo a definire il nostro obiettivo, al suo interno troviamo Gruppi di Inserzioni e Inserzioni.

 

La domanda che vi avevo posto era questa:

Voglio pubblicizzare il mio prodotto/servizio per generare più vendite. Ho individuato e creato due pubblici diversi. Ho creato due messaggi pubblicitari per ognuno dei pubblici. Come costruisco la promozione?

Dato che l’obiettivo è comune a entrambi i pubblici andrò a creare 1 sola Campagna, ma avendo due diversi pubblici suddividerò in due Gruppi di Inserzioni, ognuno con all’interno due diverse inserzioni. La situazione era dunque questa:

Stories-Tips&Tricks-Chiara-Simionato business manager facebook

 

Come abbiamo già detto più volte il primo passo è definire un obiettivo, tant’è che lo stesso Facebook quando creo una nuova campagne la prima cosa che mi chiede è qual è l’obiettivo.

Ora, quello che mi chiede di inserire Facebook è un obiettivo specifico, definibile all’interno della piattaforma, il nostro deve essere prima di tutto un obiettivo di business. Una meta da raggiungere con la nostra sponsorizzazione. Poi, a seconda di quell’obiettivo, andremo a selezionare quello che fa al caso nostro tra la moltitudine di possibilità che Facebook ci mette a disposizione.

Nei gruppi di inserzione invece vado a definire il Target e il Posizionamento.

Nell’esempio su Instagram non ho parlato del posizionamento per non complicare ulteriormente le cose, ma all’interno di una stessa campagna potrei avere due gruppi di inserzioni per lo stesso pubblico, in cui però a variare è il posizionamento.

In questo caso avrò una soluzione di questo tipo:

Stories-Tips&Tricks-Chiara-Simionato-2

 

Alcuni di voi mi hanno scritto in proposito e unendo le varie domande ne uscirebbe qualcosa come:

ma scusa Chiara, io ho sempre fatto le inserzioni senza dare troppa importanza a queste cose, pubblico un post e lo sponsorizzo, va bene definire il target e il posizionamento, ma non mi basta sponsorizzarlo due volte? Posso cliccare una volta su ‘metti in evidenza il post’ e poi fare una campagna così me lo sponsorizza due volte.

 

Prima risposta: Mannaggia a voi!

Seconda risposta: ovviamente le sponsorizzazioni funzionano lo stesso, funzionano sempre, qualsiasi ‘porcheria’ si faccia, perché Facebook ci guadagna! Ma siamo noi a dover dare un ordine e un criterio a ciò che facciamo, per poterlo poi analizzare, monitorare i risultati e utilizzare il nostro lavoro come base per migliorarci.

Dunque si, potete continuare a fare le cose come le avete sempre fatte, ma potreste anche cercare di mettere ordine nel vostro Business Manager e imparare a definire le cose passo, passo.

Mettermi lì a pensare una strategia di promozione, magari suddivisa in diverse campagne, mi aiuta moltissimo anche nella struttura del budget, perché riesco ad affidare un budget ad ogni mio obiettivo e per quell’obiettivo vedere cosa funziona meglio: quale pubblico, quale posizionamento, quale messaggio/contenuto.

In più strutturare tutte le campagne in questo modo mi farà anche perdere meno tempo, perché posso duplicarle, o posso duplicare i gruppi di inserzioni al loro interno per impostare nuovi parametri, o ancora potrei stoppare le inserzioni all’interno di un gruppo perché non performanti e crearne di nuove, e così via.

Per oggi chiudiamo l’approfondimento sul Business Manager e sul pannello Gestione Inserzioni, il consiglio che mi sento di darvi è quello di sperimentare. Provate o, come si dice in gergo tecnico, smanettate un po’ finché le cose non vi verranno più facili.

 

Come sempre se avete dubbi o se volete condividere qualche esperienza: scrivetemi qui nei commenti o sui Social!

 

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[ Se volete leggere la precedente puntata di Tips&Tricks, quella in cui affrontiamo la Targetizzazione, eccola: Facebook Ads: la Targetizzazione. ]

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Se invece vi interessa il tema Business Manager, sto preparando un articolo sul Primo Avvio, sulle impostazioni dell’account, l’aggiunta delle pagine e degli account pubblicitari e altre cosine interessanti. Mi sta richiedendo un bel po’ di tempo, ma io l’avrei tanto voluto a suo tempo, quindi ho deciso di farlo. Se ti interessa riceverlo in anteprima lascia la tua mail qui sotto!

Cosa sono e a cosa servono alla tua attività il Piano e il Calendario Editoriale?

Sono due strumenti fondamentali per tutte le attività che lavorano online. Ti aiutano a tenere traccia dei contenuti che crei e pubblichi, ad avere sempre sottocchio le cose da fare e da scrivere e, se li utilizzi con costanza e li sviluppi seguendo una strategia, è importantissimo per la crescita della tua attività online e per farti trovare dai clienti.

Ma vediamo meglio di cosa si tratta.

Piano e Calendario Editoriale per migliorare i tuoi contenuti online

Una premessa doverosa: piano editoriale e calendario editoriale non sono la stessa cosa, ma sono complementari.

Il piano editoriale raccoglie tutte le idee, gli argomenti, gli spunti, le fonti; mentre il calendario editoriale è lo spazio dove queste idee si mettono in ordine. Si organizzano le pubblicazioni, si scrivono i titoli (quasi definitivi) e si assegna un ordine d’uscita.

Perché dovresti fare un calendario editoriale per la tua attività?

  1. Per non procrastinare
  2. per sviluppare contenuti di qualità
  3. per non inciampare nel ‘oh mio dio devo pubblicare ma non ho idea di cosa scrivere’
  4. per non perdere di vista il tuo lavoro.

 

Che lo sviluppi per te stesso o per i tuoi clienti il piano editoriale è necessario per non perdere la via. È quell’amico che ti trascina in palestra quando non hai nessuna voglia di andarci e fingi di dimenticartene, ce l’hai presente vero?! Ecco, avere una pianificazione ordinata, aggiornata e sempre sotto controllo è fondamentale per non saltare nemmeno un allenamento!!

 

Vediamo quali strumenti abbiamo a disposizione per gestire il nostro calendario editoriale.

Io per le idee e le note al volo, come vi ho già spiegato nel post dedicato alle to-do list che trovate qui, utilizzo Google Keep, che trovo davvero indispensabile.

E quali sono le applicazioni che meglio si integrano con questa? Quelle di Google, ovviamente!

Ho iniziato da qualche mese ad utilizzare Google Calendar per il calendario pubblicazioni, lo trovo molto valido, ma come tutte le cose nuove, ve lo dico subito, deve diventare un’abitudine.

 

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[ E tu lo sai come si costruisce un’abitudine e come si mantiene? Se vuoi scoprire come costruire abitudini solide per la tua produttività leggi questo articolo in cui ti spiego alcune tecniche che ho appreso negli anni: Come costruire una nuova abitudine ]

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Quindi preparati a portare un po’ di pazienza inizialmente, ma a mio avviso ne vale la pena. Imparare ad utilizzare un nuovo strumento non è mai semplice, lo stesso Google Keep per quanto semplice ed intuitivo va compreso fino in fondo, per riuscire a trarne il massimo vantaggio. Ciò significa che non dovrai soltanto sviluppare una nuova skill, ma dovrai anche capire come tu puoi utilizzare quello strumento.

A Google Calendar unisco comunque un file excel, dove ho la lista degli argomenti a livello Globale, divisi per Topic (vi suggerisco l’articolo di Riccardo Esposito in cui parla di come suddividere e organizzare i contenuti per il calendario editoriale, personalmente l’ho trovato utilissimo per migliorare la mia organizzazione) .

Questo file excel per me è una sorta di preview degli articoli. In un foglio ho la lista, con titolo più o meno definitivo, categoria di riferimento e data di pubblicazione, tutto organizzato cronologicamente. In un secondo foglio invece inserisco tutto ciò che mi viene in mente, senza un ordine preciso.

Delle volte le idee scorrono come fiumi e la colonna ‘appunti di svolgimento’ prende la forma di un articolo vero e proprio. Ma va bene così, è come se fosse la brutta copia della prima stesura, mi aiuta moltissimo anche a rimettere in ordine le idee quando scrivo davvero l’articolo.

Cosa importantissima: in questo foglio inserisco anche le fonti, i link interni ed esterni da non dimenticare di inserire, le note, che tipo di immagine vorrei inserire e via dicendo. Sembrano banalità, ma un articolo ben studiato per un Blog dovrebbe essere sviluppato per potersi collegare ad altre risorse presenti nel sito. Non sottovalutate mai le potenzialità di tematiche di cui avete già parlato in passato: l’aver già pubblicato un articolo e il relativo post non ‘esaurisce’ il contenuto, il valore di quanto avete prodotto resta solido nel tempo e saperlo riproporre ai lettori potenzialmente interessati deve far parte della vostra strategia di comunicazione.

 

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[ Vorresti ricevere un template in Excel per la realizzazione del tuo calendario editoriale? Inserisci la tua email qui sotto, lo riceverai entro 24 ore! ]

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Come sviluppare il calendario editoriale con Google Calendar

Una volta inserito tutto in excel, trasferisco le pubblicazioni su Google calendar.

Detta così potrebbe sembrare una ripetizione, un effettuare il lavoro due volte. In realtà in Google Calendar non inserisco tutto il contenuto, ma solo un promemoria sulle pubblicazioni (normalmente titolo e dove viene pubblicato).

A seconda dei periodi (più o meno intensi) associo dei promemoria ad-hoc per ricordarmi di scrivere/pubblicare/postare sui social. Questo è un passaggio importante, ma non esiste un modo facile per farlo. Ognuno di noi utilizza metodologie differenti: c’è chi organizza il mese di ottobre metodicamente alla fine di settembre; chi organizza le pubblicazioni ogni 15 giorni, chi settimanalmente; c’è anche chi preferisce avere i contenuti pronti e pubblicare giorno per giorno.

 

Qual è la soluzione migliore per pianificare le pubblicazioni?

Dipende.

Da voi, dalle vostre abitudini e da quanto riuscite ad essere costanti.

Per iniziare il mio consiglio è:

  • dedicate il giusto tempo allo sviluppo del piano e del calendario editoriale. Anche se li sviluppate in un unico file excel suddiviso in fogli va benissimo, non vi servono necessariamente due file diversi. Avete bisogno di un posto dove buttare le idee globali e uno dove iniziare a svilupparle un po’ meglio e segnare fonti e link. Fatelo con calma, se non l’avete fatto finora non cambierà nulla anche se ci impiegate qualche settimana in più. Sviluppate bene questi strumenti e poi dedicatevi alla produzione dei contenuti (potete farlo anche contemporaneamente, l’importante è non farsi prendere dall’ansia di voler pubblicare a tutti i costi);
  • produrre i contenuti del blog con almeno 10-15 giorni di anticipo;
  • programmare le pubblicazioni del blog ogni 15 giorni, per imparare anche a ‘prendere mano’ con gli strumenti;
  • utilizzare le pubblicazioni social ‘live’. Seguite il vostro calendario e pubblicate giorno per giorno per il primo mese, in modo da tenere d’occhio i canali con più costanza e abituarvi a controllare il calendario quotidianamente. Dopo il primo mese inizierei a programmare anche le pubblicazioni social.

 

“Ma il calendario editoriale lo utilizzi anche per i social quindi?”

Anche qui: dipende! Dipende da quale social 😉

Per Facebook normalmente scrivo la tematica principale ed eventuali obiettivi del post, ma il copy vero e proprio lo scrivo quando faccio la programmazione social.

Per instagram invece lavoro diversamente: sul calendario segno solo le uscite dei post, per tutto il resto utilizzo Planoly, un’applicazione secondo me fondamentale di cui vi ho già parlato in questo articolo: Instagram strumenti e applicazioni utili.

 

Mi piacerebbe sapere se voi utilizzate il calendario editoriale e in che modo, vi va di raccontarmi le vostre esperienze? Potete scrivermi qui nei commenti, oppure in tutti i canali social, confrontiamoci!

 

[ Vorresti sviluppare un calendario editoriale per la tua attività ma non sai da dove iniziare? Senti di non avere argomenti di cui parlare e vorresti capire come trovarne sempre di nuovi? Potresti prenotare un’ora di consulenza Skype: ne parliamo assieme e ti guiderò nello sviluppo di questi strumenti! Scrivimi a info@chiarasimionato.it ]

Chi mi segue su Instagram sa perfettamente cosa sono i Tips&Tricks, ma se tu che stai leggendo non lo sai: sono quiz e spiegoni che settimanalmente pubblico nelle Stories del mio profilo su diverse tematiche. Parliamo di Advertising, di Social, di SEO e molto altro.

Tranquillo, se te li sei persi trovi tutto negli highlights del mio profilo.

Qualche settimana fa ho avviato il Capitolo Facebook Ads che è stato uno degli argomenti più dibattuti di settembre e ho ricevuto moltissime domande di approfondimento, a cui ho deciso di dare un riscontro in una serie di approfondimenti attraverso gli articoli del Blog, una risorsa che resta alla portata di tutti.

Pronti?! Iniziamo!

 

Le basi di Facebook Ads: la targetizzazione

Abbiamo iniziato questo percorso sull’advertising su Facebook parlando di Targetizzazione e alcuni di voi mi hanno chiesto perché targetizzare per interessi non sia sufficiente.

Così, di getto:

  • perché noi utenti di Facebook non siamo censiti solo per interessi;
  • perché gli interessi che Facebook ci attribuisce non sempre sono veri;
  • perché non sempre riusciamo ad essere precisi e specifici con gli interessi;
  • perché conoscere il nostro pubblico significa sapere qualche caratteristica in più rispetto ai soli interessi, il che ci permetterebbe di andare a selezionarlo con più precisione;
  • perché inserire una lista di interessi potrebbe inserire nel nostro pubblico persone troppo diverse tra loro;
  • perché più riusciamo ad essere specifici e stringere la forbice, più ottimizziamo il budget, più il copy sarà specifico e non generalista e di conseguenza il nostro pubblico avrà la sensazione che ‘stiamo parlando proprio con loro’.

Potrei continuare, ma fermiamoci qui ed entriamo un po’ più nel dettaglio.

Per approfondire l’argomento dobbiamo scegliere un contesto, così portiamo avanti una sorta di Case History inventata e rispondiamo ad ogni dubbio.

Per oggi scegliamo il caso di un ristorante vegetariano che organizza corsi di cucina e approfondimenti sulle diete vegetariane e vegane con dietisti e medici locali.

Come vedete vi ho indicato non solo la tipologia di cliente, ma anche delle caratteristiche di business specifiche che lo differenziano da altre attività.

[ Prendo questo esempio perché mia madre è Vegana, mia sorella è una Vegetariana-Strana e quando andiamo a cena fuori è sempre un caos, quindi avere più ristoranti così mi semplificherebbe la vita! 😉 ]

 

Partiamo.

Sappiamo che il primo passo è sempre quello di fissare un obiettivo.

 

Quindi: il nostro Ristorante ha lanciato da poco le serate di informazione con dietisti e medici sulle diete Vegetariane e Vegane e vorrebbe aumentare la partecipazione, soprattutto perché sta organizzando dei corsi di cucina in collaborazione con gli stessi medici e dietisti per imparare a cucinare piatti bilanciati e gustosi.

 

Obiettivo: aumentare l’affluenza alle serate di informazione sulle diete Vegetariane e Vegane.

Diciamo anche che il nostro Ristorante è di.. Milano!

Concentriamoci esclusivamente sulla creazione del pubblico (o dei pubblici) a cui indirizzare la promozione con quell’obiettivo in mente, lasciamo stare per ora tutto ciò che concerne Copy, Posizionamento, Strategia, ecc. E diamo per scontato di non avere nessun profilo target già costruito, nessuna Buyer Persona costruita in precedenza.

 

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[ Non sai cosa sono le Buyer Persona e come costruirle? Leggi questo articolo nel Blog di Gingernlemon: A chi vuoi parlare? Un approccio inclusivo per definire il tuo target. ]

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Come creiamo il pubblico di questo ristorante?

 

Inizierei facendo un po’ di ricerca.

Per fare ricerca ponetevi quante più domande possibili e cercate le risposte.

Ad esempio:

  • Chi sono i competitors diretti di questo ristorante?
  • Ci sono iniziative simili sul territorio? Magari organizzate da associazioni, farmacia, medici ecc?
  • Chi sono i professionisti che presiedono le serate? Hanno un loro pubblico di riferimento/sono conosciuti/hanno profili social attivi?
  • Oltre ai medici e dietisti, ci sono sponsor per le serate? Ad esempio ditte che producono alimenti o bevande basati sulla soia o simili?
  • Ci sono produttori locali di cibi dedicati all’alimentazione vegetariana e vegana? Se ci sono: hanno dei profili social attivi?
  • Le persone che partecipano a queste iniziative chi sono? Sono esclusivamente vegetariani o vegani?
  • Dove abitano? Vicino al ristorante o sono disposti a fare strada per partecipare alle serate?
  • Sono animalisti? Ci sono associazioni di protezione animale locali?
  • Hanno figli? Piccoli? Vegetariani/Vegani anche loro?
  • Potrebbero essere sportivi? Ci sono associazioni di Yoga o simili vicine al ristorante?
  • Ci sono sportivi di spicco nella zona? Magari qualche Maratoneta che è anche vegetariano o vegano?
  • Alle serate potrebbero partecipare anche i familiari di persone che hanno scelto un regime alimentare vegetariano o vegano. Genitori o Compagni di persone che hanno scelto questo stile di vita. Perché lo fanno? Potrebbero essere interessati a creare piatti bilanciati per tutta la famiglia, ad approfondire eticamente una scelta, a capire se è possibile seguire un regime alimentare ‘ristretto’ e non incorrere in problemi di salute.

E così via.

Mano, mano che ci viene in mente un collegamento, lo cerchiamo online e cerchiamo di sviluppare due/tre profili specifici di persone che potrebbero partecipare a questi eventi.

 

A questo punto leggendo tutte le domande dovresti aver capito le potenzialità di questa ricerca iniziale e di quanto i soli interessi siano limitanti; in più dovrebbe esserti chiaro anche che da qui escono anche tanti spunti e idee per sviluppare diversi copy e messaggi pubblicitari, ma procediamo.

 

Diciamo che dalla nostra ricerca abbiamo tirato fuori 3 gruppi di persone a cui promuovere le iniziative del ristorante, ne scegliamo uno e proviamo a costruire il relativo pubblico.

 

Il nostro segmento target è composto da persone che:

  • abitano nel raggio di 20km dal ristorante
  • hanno tra i 25 e i 50 anni
  • lavorano nel raggio di 5km dal ristorante
  • seguono una dieta vegetariana o vegana (per scelta animalista)
  • conoscono uno dei dietisti che partecipa alla serata, tale Mario Rossi
  • hanno difficoltà a bilanciare l’alimentazione e riscontrano carenze di ferro o vitamina b12
  • sono interessati allo Yoga e alla Meditazione

 

Ci fermiamo qui e andiamo a creare il pubblico.

 

Iniziamo dai passaggi semplici:

  1. Creiamo un pubblico Salvato;
  2. date un nome al pubblico (siate quanto più specifici possibile);
  3. geo-localizzate inserendo il raggio e ricordate di scegliere l’opzione più pertinente nella tendina ‘tutte le persone in questo luogo’ – in questo caso essendo una serie di eventi locali programmati inserirei ‘tutte le persone che vivono in questo luogo’;
  4. inserite il range d’età selezionato.

 

A questo punto potremmo dilungarci all’infinito su come agire, vediamo di semplificare perché secondo me ormai un’idea ve la siete fatta:

  • possiamo inserire tra gli interessi generici alcune parole chiave e ci affidiamo ai suggerimenti di facebook;
  • oppure potremmo inserire il nome specifico della pagina facebook di Mario Rossi, e magari un competitor diretto del ristorante, poi il nome della rivista locale sulla dieta vegana, il nome dell’associazione di Yoga vicina al ristorante, inseriamo i dati relativi al lavoro ecc. Tutto ciò che di specifico è emerso dalla nostra ricerca.

 

Potremmo anche però decidere, ad esempio, di restringere il pubblico andando ad escludere tutte le persone a cui piace Road House (la catena di ristoranti per onnivori, quella con la mucca come logo) – che sicuramente non sono in target con il nostro pubblico ma che potrebbero essere interessati allo Yoga o lavorare vicino al nostro ristorante.

 

Potremmo anche decidere che questa promozione voglio indirizzarla ad un pubblico che non mi conosce, perché voglio farla diventare un’occasione per accogliere nuovi clienti e non solo per fidelizzare. Quindi potrei decidere di escludere tutte le persone a cui piace la mia pagina facebook, per evitare di disperdere il budget.

 

Oppure potrei voler includere tutte le persone che hanno già partecipato ad una delle mie serate andando ad aggiungere al mio pubblico tutte le persone che hanno già partecipato a quell’evento.

Essere specifici nella targetizzazione potrebbe voler dire anche inserire molti meno parametri di ciò che si pensa. Quando lo spiego ai miei clienti faccio sempre questo esempio: se devo inserire gli amanti dello Yoga e come interesse inserisco Sport con molta probabilità la mia inserzione apparirà a molti sportivi completemente disinteressati allo Yoga.

Inserire pochi parametri non è un male, anzi. In alcune occasioni inserirete solo uno o due parametri (ad esempio i genitori di figli tra i 6 e gli 8 anni interessati al Rugby, due parametri) e va bene così, non dovete preoccuparvi se vi sembreranno pochi, saranno sufficienti per intercettare il vostro target.

 

La targettizzazione su Facebook è un piccolo mondo a sé, ma se imparate a sfruttarla per ciò che serve alla vostra attività vi aiuterà moltissimo ad ottimizzare il budget a vostra disposizione ed ottenere maggiori riscontri nelle vostre promozioni.

Si chiude qui il primo approfondimento derivante dai Tips & Tricks!

 

Ci vediamo su Instagram per i prossimi quiz e qui sul Blog continuerò gli approfondimenti. Se avete domande o tematiche che vi piacerebbe approfondire: scrivetemi anche qui nei commenti o sui social.

Ve lo dico subito: questo è un articolo – sfogatoio.

Negli ultimi mesi le cose che mi sento dire più spesso sono:

  • Eh ma non lo sapevo
  • Eh ma chi mi ha fatto il sito non me l’ha detto
  • Eh ma chi mi ha curato i social non sapeva come fare questa cosa
  • Eh ma le sponsorizzate non me le curavano loro ma un altro
  • eh, eh, eh.

Ragazzi, cerchiamo un attimo di fermarci e fare un po’ d’ordine.

Allora, nessuno di noi sa (o può sapere) tutto, e se abbiamo un ruolo o una specialità tanto meglio, vuol dire che siamo ferratissimi in qualcosa. Ma il problema che vedo io sta proprio nella gestione del cliente.

Il nostro obiettivo principale, qualsiasi sia il nostro lavoro (designer, advertiser, copywriter … ) deve essere incentrato sulle necessità del cliente e della sua attività, e dovrebbe essere completo.

So perfettamente che chi si occupa di progettare e/o sviluppare il sito web generalmente non può occuparsi anche del suo posizionamento, però non ci si può limitare a non farlo, bisogna spiegare al cliente di cosa si tratta, perché non viene fatto, consigliare un professionista per farlo, e via dicendo.

Non possiamo limitarci a fare il nostro pezzetto perché ci pagano.

Cioè si, va bene, quello è il nostro lavoro ed è giusto essere pagati per quello, però per etica personale e professionale non possiamo non comunicare gli altri step solo perché non ci competono.

Sento sviluppatori parlare dei temi custom di WordPress come fossero il Sacro Graal, e poi non fare niente – e dico niente – lato SEO.

Vedo Social Media Manager aprire pagine Facebook e riempirle di contenuti vuoti, di nessuna utilità per l’utente.

Leggo testi bellissimi di copywriter incredibili, perfetti anche lato SEO, ma inseriti in pagine con URL completamente errate e fuori contesto e senza meta-tag inseriti.

Vedo clienti gestire siti in autonomia caricando immagini da 3mega senza alt-tag e scrivendo tutti i titoli in maiuscolo.

Insomma, vedo cose che voi umani…

E questa è solo una piccolissima parte.

Non pretendo, e non è possibile, che un Copywriter si metta a modificare i permalink di un sito WordPress, o a impostare i redirect in pagine che vengono cancellate, ne tanto meno che un Designer avanguardista si impegni in un progetto SEO, ma credo sia nostro dovere informare il cliente, fargli capire quali passaggi mancano perché il lavoro sia completo, spiegargli le cose, indottrinarlo.

È nostro dovere perché, se continuiamo a lavorare a pezzetti, non riusciremo mai a uscire dal circolo vizioso dei Cugini e dei ‘ragazzi che mi seguono il web’.

E non so voi, ma io sono stanchina di questi discorsi.

Il cliente va guidato, e mi rendo sempre più conto che questa è una delle cose di cui le persone hanno davvero, ma davvero, bisogno.

Dobbiamo far capire il valore dei progetti di comunicazione online spiegandone le varie fasi, a cosa servono e quali vantaggi o svantaggi porta all’azienda farle oppure non farle.

Abbiamo il dovere di guidare il cliente verso la soluzione più adatta alle sue necessità, per tipologia di azienda, budget a disposizione e obiettivi.

Per me questa è una delle parti più belle del nostro lavoro: far vedere e capire quanto è complesso nel suo insieme, quante sfaccettature possono esserci di una stessa medaglia.

Guidare il cliente in questa giungle dimostrandogli che la mia esperienza (e i miei errori!) mi sono serviti da bagaglio culturare per muovermi con sicurezza e destreggiarmi senza difficoltà nelle diverse fasi del progetto.

E vi assicuro che questa capacità vi viene riconosciuta.

Perché vengono continuamente assaliti da mille dubbi e perplessità:

  • perché il mio sito non si vede su google?
  • perché non ricevo nessuna richiesta di contatto?
  • ho speso soldi per l’avvio della pagina Facebook ma non ho ricevuto nessun feedback, sono sempre quelle 7/8 persone che vedono i miei post..
  • mi hanno fatto un blog ma non ci scrivo dal 2016
  • mi hanno detto di scrivere le didascalie in inglese su instagram e postare tutti i giorni, ma non so cosa metterci
  • in che senso mi chiede se ho aggiornato il sito e se qualcuno segue la manutenzione?
  • ma perché il mio sito è così lento?

Sono solo le prime che mi sono venute in mente.

Insomma, il succo del discorso è: cerchiamo di essere dei facilitatori, e non l’opposto.

Io personalmente ho scelto di farmi carico anche di problemi non miei, cercando eventualmente collaboratori al bisogno, perché mi rendo perfettamente conto che per chi ha dubbi sul significato della parola ‘dominio’ o ‘resposive’ è davvero complicato riuscire a capirci qualcosa, e io, che invece qualche parolina la mastico, sento la responsabilità di portarli sani e salvi fuori dal labirinto.

Come dovrebbe svilupparsi una strategia di comunicazione online in un periodo in cui grandi multinazionali scelgono di abbandonare i social?

 

domande frequenti

Ha ancora senso utilizzare Facebook e Instagram per un professionista o una piccola attività?

In questo periodo sento moltissimi dubbi tra i miei clienti e conoscenti riguardo l’utilizzo dei social media per il marketing delle loro attività. C’è chi annuncia la morte di Facebook e chi ci costruisce attorno il proprio impero.

Un generale momento di confusione e incertezza, causato anche dagli annunci di grandi aziende con Unicredit che decidono di abbandonare i Social Media a favore dei loro media proprietari.

In questo panorama ci sono professionisti e aziende che invece su Facebook stanno continuando ad investire, ma che iniziano a chiedersi se ha senso continuare a farlo.

Sicuramente la direzione verso i media proprietari è da percorrere, qualsiasi sia la dimensione della vostra attività, ma se non avete la potenza e la forza contrattuale di grandi multinazionali vi sconsiglierei di abbandonare i Social, quanto meno non oggi e non prima di aver avviato un altro percorso.

Cosa dovrebbero fare fare quindi le piccole attività e/o i professionisti?

I miei consigli sono due:

1. Se ancora non li avete, costruite dei media proprietari.

Avere un sito web che funzioni e che sia fruibile è ormai una delle colonne portanti della visibilità e della reputazione di brand online, per cui se ancora non disponete di un sito aziendale e professionale è bene che iniziate a progettarlo.

Il sito web non è l’unico canale di proprietà che avete a disposizione per parlare al vostro pubblico, vi serve anche per potenziare o creare un database utenti profilati e interessati ai vostri prodotti e servizi, che a sua volta vi permetterà di gestire delle campagne di email marketing.

Potreste inoltre pensare ad un servizio di customer care efficiente, magari attraverso una Live Chat sul sito o un numero di telefono dedicato (attivo almeno 8 ore al giorno, oppure un’assistenza tramite Whatsapp).

costruire un sito web

2. Con dei canali proprietari a disposizione, lavorare ad una strategia di comunicazione che li riguardi.

Ad esempio potreste lavorare ad un blog o un magazine professionale da implementare nel sito, per poter creare interesse e fidelizzare gli utenti, oltre che far sentire la vostra voce (e opinione!).

Iniziate a lavorare ad un buon Calendario Editoriale e alla scrittura di articoli interessanti, volendolo e potendolo fare, affidandosi a Copywriter competenti.

Dovreste sviluppare strategie che, con l’aiuto dei social, vi consentano di creare o espandere il database di utenti a disposizione (ricordiamoci sempre che sulle pagine Facebook non abbiamo un database esportabile, finché non abbiamo una lista di utenti profilati con indirizzi email e nominativi validi non abbiamo un nostro elenco di persone interessate a noi).

strategia di comunicazione integrata

A questo punto potreste sviluppare delle campagne di email marketing coinvolgenti per promuovere servizi e prodotti e soprattutto per creare una connessione diretta con il pubblico.

Non concentratevi sulla creazione della classica Newsletter promozionale, quella con gli sconti o le offerte del giorno e della settimana, o quella con le ‘novità a prezzi bassi’ – quelle che tutti noi eliminiamo senza nemmeno aprirle – utilizzate le vostre risorse per creare delle comunicazioni emozionali, che divertano, coinvolgano, facciano riflettere.

Il vostro obiettivo deve essere creare strategie di comunicazione che interconnettano tutti i media a disposizione, social compresi, in modo da bilanciare gli sforzi ed essere solidi in qualsiasi caso.

 

Personalmente non credo che Facebook e Instagram chiuderanno i battenti tanto presto quindi, finché ci sono, è preferibile utilizzarli e sfruttarli il più possibile, avendo sempre presente però che non dobbiamo dipendere da loro, ma dobbiamo essere forti del nostro brand e dei nostri servizi a prescindere dagli strumenti di altri.

Se volete qualche consiglio su come strutturare le vostre strategie di comunicazione integrando i diversi strumenti a vostra disposizione, o se dovete costruire i vostri media proprietari, scrivetemi qui!

Eccoci di nuovo a parlare di Instagram.

Prima di tutto un po’ di numeri (aggiornati a Giugno di quest’anno):

  • gli utenti attivi mensilmente nel mondo sono oltre 1 miliardo;
  • gli utenti attivi mensilmente in Italia sono 19 milioni;
  • gli utenti che utilizzano le instagram stories giornalmente nel mondo sono 400 milioni;
  • una storia su 5 riceve un messaggio diretto dalle persone che la guardano;
  • gli utenti che utilizzano i direct (i messaggi diretti) nel mondo mensilmente sono 375 milioni.

Questi sono solo alcuni dei dati che dovrebbero farci capire non solo la crescita esponenziale che questo Social ha fatto e continua a fare, ma anche la sua portata e importanza per aziende, professionisti e brand.

Detto questo, andiamo subito al dunque.

Tools e Applicazioni utili per lavorare con Instagram

Ho suddiviso per ‘tematiche’ gli strumenti utili.

Pianificazione e pubblicazione post

Nella versione free gestite un account, l’applicazione è molto semplice e intuitiva, potete utilizzarla solo come anteprima della gallery, una volta caricate le foto, potete spostarle e trovare la combinazione migliore per il vostro profilo; oppure potete utilizzarla anche per pianificare le pubblicazioni schedulando per giorno, orario eccetera inserendo già la caption;

instagram chiara simionato planoly

 

Tra le più conosciute, serve per l’organizzazione e la pianificazione dei post. A differenza di planoly con hootsuite potete gestire tutti i social, nella versione free fino a 3. E’ interessante perché potete anche monitorare le conversazioni su diversi argomenti/profili, non vedete ‘lanteprima della gallery ma potete visualizzare (nell’ultimo restyling che hanno appena lanciato) come uscirà il post che state componendo e pianificando.

Hoot-Suite instagram chiara simionato

 

Meno conosciuta, ma probabilmente la più completa. Permette di pianificare anche le Stories, di gestire più account e anche di condividere la gestione (stile amministratori della pagina Facebook, per capirne l’utilità). Unica pecca: è a pagamento, ma a mio parere ne vale la pena.

onlypult instagram chiara simionato

 

onlypult instagram chiara simionato

Immagini e varie

 

Strumento molto carino e utile ad esempio, per creare le copertine dei vostri contenuti in evidenza. E’ fondamentalmente una libreria di Icone, gratuite o a pagamento.

 

Sono siti per immagini gratuite, forse li conoscete già, ma per sviluppare i vostri contenuti possono essere molto utili.
Vi segnalo anche allthefree dove avrete in unico posto tantissimi contenuti gratuiti (mockup, immagini, video, suoni..), è un portale che raggruppa tutti (o quasi) i siti che offrono contenuti gratuiti all’interno del quale potete effettuare ricerche per singoli siti o per tematiche in tutti i siti.

 

Sono tra le migliori applicazioni (o siti, ci sono anche in versione desktop) per creare grafiche, post, collage, inviti.. tutto il materiale di cui potreste aver bisogno nei vostri contenuti su social e blog.

 

Automazioni

Premetto che non sono un esperta di automazioni e che ne ho provate poche, ma posso segnalarvi due he secondo me sono tra le migliori, se ben configurate.

 

E’ uno strumento completo, interessante e a pagamento. Permette di organizzare e pianificare post, ma anche di creare interazioni automatizzate che fanno crescere il profilo più rapidamente. (Con Jarvee potete gestire anche le automazioni per tutti gli altri social).

 

E’ uno strumento molto semplice ed efficace per la crescita dei profili. Anche questa è a pagamento e ci sono diversi piani mensili a seconda delle esigenze.

 

Ci tengo a dirvi un paio di cose riguardo le automazioni.

Non dovete aspettarvi che facciano tutto loro e che una volta attivato il bot diventerete degli influencer (e ricchi, come ho sentito dire da alcuni). Questi strumenti sono degli ottimi aiuti, ma dovete prima di tutto studiare come funzionano per poterli configurare bene e ottimizzare i parametri che li fanno funzionare nel modo corretto.
Personalmente, nei profili dove ho lavorato con questo strumenti, non ho mai attivato la funzione dei commenti. A me arrivano continuamente commenti automatizzati che sono palesemente fasulli e trovo una mancanza enorme di rispetto, un conto è mettere like sulla base di interessi comuni, ma commentare a caso, personalmente, non la ritengo una buona strategia. Inoltre vi consiglio, oltre a monitorare il bot attentamente, di fare voi manualmente molta interazione. Di commentare le cose che ritenete interessanti, di creare interazione voi, oltre a quelle che il sistema farà in automatico se lo configurerete.

Ricordate sempre che ciò che funziona ed è realmente apprezzato su instagram è la realtà.

Detto questo, andiamo avanti.

 

Applicazioni utili

  • Limitless Stories e Snapchat

Per creare Stories senza interruzioni, cioè che sembrino un unico video avete due modi (i più semplici secondo me): limitless stories e snapchat.
Con snapchat potete creare una dietro l’altra le stories e salvarle singolarmente, per poi caricarle su instagram e personalizzarle. Limitless stories altro non fa che tagliare in video da 15s l’uno un video più lungo, nella versione free ha il logo in sovrimpressione.

*Postilla: instagram sta rilasciando un aggiornamento in cui probabilmente darà la possibilità di creare più stories continuative prima di pubblicarle e farlo poi tutte insieme, stile snapchat. (Su alcuni profili credo sia addirittura già attiva!)

 

Una carrellata veloce di App:

Unfold: E’ un’applicazione che vi permette di creare dei layout per le vostre stories, foto affiancate, sovrapposte, scritte eccetera;

Phonto: E’ utilissima per inserire testo nelle immagini, ci sono molti font diversi e, ad esempio, io la trovo utile per i contenuti in evidenza sul profilo instagram;

Legend: inserire testo animato e creare video;

hype type: Vi permette di inserire testo animato nelle foto;

Inshot: serve per il montaggio video, applicazione abbastanza intuitiva e completa;

PS Express: modifica delle foto;

Snapseed: modifica foto;

Touch retouch: io la utilizzo principalmente per togliere soggetti/cose che non voglio nelle fotografie.

 

Account da seguire per trarre ispirazioni

Dario Vignali (@dariovignali) idee, ispirazione, suggerimenti. Seguite tutta la Marketers family e guardate come loro utilizzano instagram, studiate il loro contenuto.

Simone Leopizzi (@simoneleopizzi) – il mio guru! Da lui ho imparato moltissimo, e condivido la sua visione e il suo approccio al lavoro. Iscrivetevi alla sua lista LeoAmiciStretti. Nel suo profilo trovate tantissimi Tips utili per le stories e molto altro.

Se cercate ispirazioni per strategie di diversi utilizzi della gallery di instagram:
– @stailuan
– @iena70
– @thebroccolitree

..e ovviamente, seguite anche me 😉
Vi lascio qui il mio nametag, così sperimentate anche questo! (Se volete saperne di più sul nametag, leggete qui: instagram, instagram e ancora instagram!)

nametag chiara simionato instragram

 

Finalmente l’ho fatto: ho un nuovo logo anche io!

Per molto tempo sono stata l’esemplare perfetto di quello che in italia definiamo “il calzolaio che va in giro con le scarpe rotte“: parlo di brand dalla mattina alla sera e sull’importanza di creare un’identità ed essere riconoscibili ho costruito le basi del mio lavoro, ma non avevo mai avuto il tempo di pensare e sviluppare un mio simbolo identificativo, qualcosa che mi rappresentasse.

 

Qualche mese fa (a dire il vero a inizio anno, ma poi il tempo è tiranno e vola via) ho conosciuto Elisa, una professionista che si occupa di grafica e stationary di Verona e qualcosa, nel suo stile, nella sua pacata compostezza e nel suo mettersi in gioco, mi ha colpita. Una vocina dentro di me mi ha detto: lei potrebbe capirti. E fortunatamente quella vocina aveva ragione!

 

Vi lasci qui i riferimenti di Elisa e della sua attività, Beeinlove, e lascio che siano le sue parole a presentarla:

elisa tedesco

 

C’era una volta
un’ape innamorata…

Innamorata delle belle giornate di sole,
dei sorrisi di persone felici,
dei fiori profumati e pieni di colore.

Quest’ape innamorata un giorno decise
che avrebbe dedicato la sua vita
a rendere indimenticabili i giorni importanti,
per far felici sempre più persone
ed essere lei stessa felice in quel mondo bello.

Ecco, se lascio vagare la mia fantasia mi descriverei così…

 

 

Tornando a noi.. dopo questionari, mail, pranzi e millemila WhatsApp ce l’abbiamo fatta: ho un nuovo logo! La cosa che mi è piaciuta più di tutte di quella che spero sia la prima di una lunga serie di collaborazioni è che Elisa ha sempre capito le mie richieste e, step by step, è riuscita a costruire un simbolo che mi identifica veramente, più lo guardo e più me ne convinco.

logo chiara simionato

Volete sapere perché?

Punto numero uno: il colore. Negli ultimi mesi ho studiato, letto libri, fatto analisi.. insomma tutto quello che potevo fare per capire quali fossero i miei colori. E non è stato facile.

Chi mi conosce sa che il mio guardaroba è praticamente tutto nero (d’altronde ho studiato architettura, ho studiato design e web design, di che altro colore poteva essere?) con qualche variante grigia e solo qualche raro accento di colore.

Ma il colore in questi mesi per me è diventato un’ossessione. Continuavo a sentire l’esigenza di uscire dal mondo del nero, di trovare i miei colori. Ho ri-studiato il significato dei colori, gli accostamenti, le pallette.. ho fatto (e fatto fare a terzi) analisi della mia personalità, per cercare di orientare la mia ricerca.

Ogni volta che pensavo di essere vicina alla soluzione, cambiava qualcosa e tornavo al punto di partenza.

Eppure qualcosa continuava a portarmi verso il rosso, il magenta, il rosa, il vinaccia.. poi ho trovato lui: il Pantone Strog Red C.

Il mondo dei rosa per me è sempre stato un posto un po’ scomodo.. non volevo essere identificata come la ‘ragazzina fru-fru‘ e nemmeno che mi mettessero l’etichetta di quella ‘troppo sdolcinata‘. Per questo ho scelto lui, fa parte di quel mondo ed esprime femminilità, ma è forte, ricco di carattere e personalità, soprattutto grazie alle forme in cui è inserito.

favicon chiara simionato

 

 

E così arriviamo al punto due: la geometria. Un quadrato e un frame che creano il senso di profondità e due parentesi angolari che richiamano parte del mio lavoro.

E ultimo, ma non ultimo, il font. Semplice, pulito, bastoni ma non troppo rigido.

 

Cercavo un logo che esprimesse professionalità e competenza, senza cadere in grafiche troppo aziendali o maschili, direi che grazie ad Elisa ora l’ho trovato!

 

 

 

Insomma, a voi magari tutto questo dirà/importerà poco, ma per me si tratta di un primo passo verso un’identità professionale più completa.

Se ne parla sempre di più, si utilizza sempre di più: è il social del momento.

Instagram è in continua evoluzione e lancia costantemente nuovi strumenti creativi.
Oggi vorrei presentarvi alcune delle sue funzionalità e darvi qualche spunto per sfruttarlo al meglio.

NAMETAG

Il nametag è tra le più recenti novità di instagram.

E’ un modo per semplificare il ‘seguimi su instagram’, si tratta infatti di un simbolo univoco, personalizzabile in quanto a colori e sfondo, che permette ad altri utenti di inquadrarlo ed essere rimandati direttamente al vostro profilo.

 

Dove trovare il nametag

Andate sul vostro profilo e cliccate l’iconcina del menu in alto a destra, lì troverete la voce dedicata a questa funzione, da lì potrete creare e personalizzare il vostro nametag.

Bello! – direte – ma a che mi serve?!

Dunque, la sua utilità secondo me viene messa in evidenza in tutti i supporti promozionali utilizzati per lavoro, digitali o cartacei che siano, ad esempio bigliettini da visita, flyer, grafiche di vario genere, eccetera.

Pensateci su, se vi ritrovaste per le mani un invito ad un evento, con pochissimi dati e un nametag, non fareste la scansione per curiosità?

Certo, può darsi che sia solo dovuto alla novità del momento e che perda di interesse con il tempo, ma potrebbe anche diventare il modo più semplice di essere contattati.

Il nametag infatti si può salvare come immagine, condividere, inviare via mail, inserire nelle firme email… la scansione infatti può essere fatta anche dallo schermo, più facile di così!

Spunti su come utilizzare il nametag di Instagram

Alcuni ve li ho già nominati, ma vediamo qualcosa in più.
Potete condividere il vostro nametag in altri social network (come vi dicevo, la scansione può essere fatta anche dallo schermo del computer, del telefono..) oppure potete inserirlo nelle vostre grafiche, nei vostri video, insomma in tutti i supporti che utilizzate per il vostro lavoro, compresi quelli cartacei.

Il nametag secondo me rappresenta un ottimo esempio di come online e offline dovrebbero comunicare tra loro. Inserito nei supporti cartacei e nel materiale promozionale identifica chi lo utilizza come, passatemi il termine, figo. Uno che è sul pezzo. E di conseguenza scatena inconsciamente il ‘sono figo anche io e faccio subito la scansione’.

Certo, non sarà così per tutti e non sarà automatico per tutti, ma non si può piacere a tutti 😉

Io sui miei nuovissimi BV l’ho inserito, e voi?!

 

STORIES, STORIES E ANCORA STORIES!

Lo strumento più utilizzato del momento e soprattutto il più interessante di Instagram sono sicuramente Le Stories!

Se ci fosse ancora qualcuno che non le conosce.. le stories di Instagram sono video verticali di 15 secondi che gli utenti pubblicano ‘live’ in qualsiasi momento e che, se non salvate in appositi spazi, spariscono e si cancellano dopo 24 ore.

Le stories sono importantissime perché creano un contatto diretto, creano il vero ‘effetto reality’ e permettono di entrare nella vita e nella quotidianità delle persone. La cosa davvero bella per chi le realizza è la possibilità di esprimere la propria creatività. Vi sembrerà banale, ma nelle stories si possono fare tantissime cose: creare template, animazioni, inserire GIF, testo, musica, sondaggi.. sono pazzesche per creare interazione!

Per esempio si possono creare format da ripetere ogni x-tempo: se siete il gestore di un cocktail bar una volta alla settimana potreste caricare un template grafico con un quiz: scopri gli ingredienti del cocktail; oppure se vi occupate di alimentazione potreste utilizzare per spiegare ogni lunedì le proprietà di un alimento a vostra scelta e nei giorni successivi condividere idee e ricette che lo contengano.

Come vedete le possibilità sono davvero infinite.

Qualche consiglio veloce?
Buttatevi! Non abbiate paura dell’opinione di chi guarda, se avete voglia di condividere, fatelo!
Provate, provate e provateci ancora! Il primo sondaggio non se lo cura nessuno? Non importa, fatene un altro, le risposte arriveranno, e con loro capirete quali sono le tematiche che interessano di più al vostro pubblico.

Stamattina iniziamo con una delle parole più abusate degli ultimi tempi nel mondo della comunicazione e del marketing: Storytelling.

Cosa significa fare storytelling e come si applica al marketing?

 

In questo articolo vi spiego la mia visione di questa tanto bella quanto difficile arte e vi porto alcuni esempi reali e ipotetici. Il tutto mentre sorseggio il mio secondo caffè di questo ultimo martedì mattina di Luglio in cui riesco a sopravvivere solo grazie al condizionatore (non so da voi, ma in città fa un caldo..).

Devo avvisarvi però che questo articolo è un po’ più lungo del solito (proprio perché vi presento casi reali e anche esempi ipotetici), ma arrivare in fondo non è impossibile! Pronti? Iniziamo!

iniziare la giornata

Partiamo dal presupposto che lo Storytelling è una tecnica di comunicazione, una scienza (e un’arte) basata sulla potenza delle Storie, dei racconti.

Quanto si parla di Storytelling applicato al Marketing si chiama, per lo più, Corporate Storytelling (Storytelling aziendale, quindi).

Ma cosa significa storytelling aziendale?

Significa creare un collegamento con il consumatore; sfruttare la forza e la potenza della narrazione per coinvolgerlo emotivamente nella nostra azienda (/servizio/prodotto).

Ciò detto, fare corporate storytelling non significa raccontare la storia dell’azienda o quella dell’imprenditore che l’ha creata, ma raccontare la storia del consumatore, o per meglio dire una storia in cui egli possa immedesimarsi. Per riuscire ad entrare nella vita quotidiana delle persone allo scopo di aumentare la notorietà e la popolarità di un brand, dobbiamo creare un contesto narrativo che sia familiare, reale e che tratti valori condivisi. Di chi? Delle Buyer Persona!

Una piccola precisazione: la storia aziendale, o la storia del piccolo imprenditore, non è che ‘non vanno bene’ o ‘non si devono raccontare’, ma hanno scopi e obiettivi differenti. Anche in questo caso si tratta di fare narrazione, e di raccontare storie, ma qui l’obiettivo della comunicazione è rendersi autentici, far capire da dove si arriva e perché, trasmettendo i valori in cui l’azienda e/o l’imprenditore crede. Si tratta quindi di raccontarsi per far sì che il nostro cliente possa conoscerci meglio e identificarsi, magari, con la nostra storia.

Quando invece si parla di Storytelling per Brand, Servizi o Prodotti, di cui devo aumentare la visibilità, la reputation e la credibilità il modo più semplice e più veloce per farlo è quello di inserirlo nella vita quotidiana del cliente ideale.

Pensate ad Ikea, sempre un passo avanti in comunicazione.

Il più famoso brand di mobili low-cost presenta i suoi prodotti in spazi arredati, reali, ti fa vedere come li useresti tu, a casa tua, con la tua famiglia e i tuoi amici. Ed è così che ti ritrovi ad avere improvvisamente bisogno di un mobiletto Billy per l’ingresso.

Lo Storytelling è un’arma di persuasione molto potente ed applicato al marketing consente di accompagnare il cliente in tutte le diverse fasi dell’Inbound Marketing perché permette di alterare il suo stato emozionale e rende le aziende e i brand autentici, necessari, in linea con le sue idee e con la sua quotidianità.

E se il brand è già affermato e conosciuto? In un mondo in cui noi tutti siamo continuamente sottoposti a miliardi di informazioni, promozioni, pubblicità (non so a voi, ma alla mia casella di posta questo GDPR non ha portato alcun vantaggio)..

Cosa può fare un’azienda per distinguersi?

Utilizzare i racconti e le storie per emergere rispetto ai competitors è sicuramente un vantaggio, se fatto con la testa.

Pensate alla North Salis e alla campagna “Go beyond plastic” lanciata in marzo di quest’anno.
L’azienda, ormai più che consolidata e affermata, nel 2017 crea una partnership con Ocean Family Foundation (fondazione internazionale per la tutela della biodiversità marina e degli oceani) e nel marzo 2018 lancia un messaggio preciso di sensibilizzazione nei confronti della salvaguardia ambientale. Tutte le immagini e i video realizzati per questa azione di marketing raffigurano le attuali condizioni di molti dei nostri mari e hanno l’obiettivo di smuovere lo coscienze di noi spettatori, raccontandoci e mostrandoci la nostra realtà.

Ecco uno dei video della campagna:

Storytelling, quindi, anche per campagne sociali, ma utilizzato da brand che sfruttano la potenza mediatica di tematiche sensibili, come la pulizia degli oceani, per posizionarsi sul mercato come diversi, attuali, attenti. E ci tengo a precisare che la parola sfruttano in questo caso non ha una connotazione negativa, ma positiva.

Azioni di questo tipo sono da premiare non solo per essere grandi strategie di marketing, ma soprattutto perché nei nostri giorni i grandi marchi devono avere il coraggio di esporsi, di prendere posizione, di parlare, per riportare il mondo della comunicazione e del commercio all’interno di un ecosistema sostenibile (per tutti).

 

rendere il mondo un posto migliore

 

Ad ogni modo, vediamo un esempio semplice ma esplicativo di come, secondo me, lo storytelling potrebbe essere applicato alle strategie di marketing di un B&B.

Prima di tutto, il contesto: ci troviamo in uno dei classici paesotti della nostra penisola, caratteristico, comodo a grandi città turistiche ed immerso nel verde.

La struttura offre diversi servizi aggiuntivi, due dei quali possono essere interessanti spunti per creare delle storie: la navetta gratuita da/per l’aeroporto e il noleggio biciclette.

Il media che più si presta, perché è il più diretto e il più coinvolgente, ad essere sfruttato come contenitore di storie, sono ovviamente i video. (Se siete curiosi, qui le statistiche sulle visualizzazioni dei diversi tipi di contenuto). Ciò non vuol dire che non si possa fare storytelling attraverso i testi, ma solamente che il video arriva più velocemente al pubblico.

Con ‘Video’ in realtà si intendono molte cose diverse: spot pubblicitari, video promozionali, video prodotto, stories, video ad effetto reality e chi più ne ha, più ne metta.
Funzionano tutti, ma hanno obiettivi diversi e richiedono budget diversi.

Nel nostro caso, io opterei per dei brevi video emozionali/ironici di qualche minuto (3 al massimo) che accompagnerei a delle Stories (su Instagram) con le stessa tematica, ma meno ‘professionali’.

 

Facciamo un esempio più concreto.

Realizzerei un video: il protagonista è un giovane commerciale estero di un’azienda che commercia materie plastiche. E’ in Italia per lavoro e domattina ripartirà alla volta della Danimarca, dove ad aspettarlo troverà Kathie, una bellissima e talentuosa buyer di uno dei suoi maggiori clienti.

Hanno programmato una cena, lui e Kathie, in un ristorante chic ma non troppo impegnativo, d’altronde è solo una cena di lavoro.

Quando si sveglia, alle 6.00 in punto, Jhoannes, che da bravo tedesco ha calcolato i tempi con massima precisione, chiede alla reception dell’albergo di chiamare un taxi per portarlo in aeroporto.
Purtroppo il taxi non è subito disponibile e i tempi che il nostro amico aveva calcolato precisamente subiscono un brusco ritardo, facendogli perdere l’aereo.

Kathie uscirà con qualcun altro, e chissà se la loro occasione si ripresenterà.

Johannes si arrabbia, giustamente, e mentre si gira nel letto tutto sudato si accorge che era solamente un sogno, perché lui in realtà, da bravo tedesco, ha prenotato in anticipo una macchina privata, che lo accompagnerà direttamente in aeroporto all’ora prestabilita. Perché nel nostro B&B non facciamo perdere nessuna occasione ai nostri clienti.

A questo tipo di comunicazione, molto semplice in realtà ma basata su situazioni reali, ironiche e coinvolgenti, affiancherei una serie di Stories su Instagram in cui trattare questa tematica più direttamente. Ad esempio con la realtà: clienti che prenotano il trasporto in aeroporto o che vengono accompagnati in stazione. Oppure con Stories di gruppi di amici e coppie che corrono alla volta del gate per non perdere l’aereo, accompagnate da un classico ‘Ve l’avevamo detto, prenotare il transfer è più sicuro’.

Certo, se analizziamo solo queste operazioni il marketing potrebbe essere applicato a GoOpti, ma in realtà queste azioni si inseriscono in strategie più grandi, che presentano anche la struttura, le camere, e tutti gli altri servizi offerti, utilizzando il medesimo tono di voce dando quindi all’azienda sempre lo stesso taglio caratteriale (di questo ne parleremo presto in un articolo dedicato).

 

Volete un altro esempio veloce, veloce?

Contesto: ristorante vegano in una grande città.

Idea: puntare ad un target composto da coppie giovani e uscire dal circolo vizioso del Vegano=Salute=Poco=Triste.

Farei leva sui fidanzati, tutti quei poveri ragazzi costretti a vagare delle ore in cerca di un ristorante che abbia delle alternative vegane per la loro fidanzata.

Utilizzerei video, stories, immagini e testi.

In un primo video proporrei la storia al completo: la coppia alla disperata ricerca di un piatto interamente vegano e gustoso. E’ estate, fa molto caldo e questa coppia di ragazzi Inglesi sta camminando ormai da un’ora sotto il sole cocente. Lui non ne può più.. ed ecco che, guardando sullo smartphone, trova lui, il nostro ristorante interamente Vegano.

Prende per mano la fidanzata e inizia a correre, per raggiungere la sua Mecca. Quando arrivano lei, dapprima spaesata e confusa, si ritrova nel Paese delle Meraviglie.

Nelle Stories e nelle immagini rappresenterei tutte le cose più assurde e divertenti che possono succedere alle coppie in queste situazioni.

Storie di vita vera, anche con diversi personaggi e con la ricondivisione delle storie dei clienti (debitamente invitati a condividerle attraverso sistemi di comunicazione integrata all’interno del locale, anche di questo parleremo prestissimo in un articolo dedicato).

Ad esempio il gestore della locanda tipica che risponde “Vegano? Cossa xé magnar per topi?” – oppure il ragazzo giovane che al bar risponde “si abbiamo Vegano, c’è una caprese oppure anche un’insalata greca” , “no ma vegano è anche senza formaggio”, “ah, e cioè cosa mangi, solo verdure?” – e via dicendo.

Creerei poi dei ‘meme’ utilizzando le espressioni del fidanzato quando lei gli dice “Mi porti a cena fuori?” e a lui fumano le orecchie perché non sa dove andare. Oppure, sempre per dei meme, utilizzarei le facce che i fidanzati fanno alle spalle delle ragazze che chiedono le alternative vagane nei locali.

Per bilanciare la cosa poi, farei uno o due video dove ci si aspetta la medesima situazione, ma in questo caso ad essere vegano è il ragazzo.

Ovviamente in tutte queste iniziative il nostro ristorante è sempre proposto come soluzione ai loro problemi.

 

Fare Storytelling potrebbe diventare l’unico modo di fare comunicazione in modo reale e sostenibile.

Reale perché crea un ponte di collegamento tra la realtà quotidiana delle persone e i brand. Sostenibile perché, considerata la densità dei contenuti a cui siamo sottoposti giornalmente e la loro scarsità in termini di qualità narrativa, potrebbe essere lo strumento vincente per emergere e arrivare al consumatore con i propri valori.

 

 

 

Ho deciso di scrivere questo articolo per spiegare quali sono i primi passi da fare (o da non fare!) quando si apre una pagina Facebook e per dare qualche piccolo consiglio a chi comincia a gestire la propria attività sul Social Blu.

Salterò i passaggi su Come si apre una nuova pagina Facebook, vorrei invece concentrarmi sull’aspetto estetico della pagina e su quello gestionale.

 

Di cosa parleremo:

  1.  Cosa non fare quando si apre una pagina facebook
  2. L’immagine del Profilo
  3. L’immagine di Copertina
  4. La sezione informazioni
  5. La Vostra Storia
  6. L’ordine delle Tab
  7. L’applicazione Pages

 

Di recente alcuni amici mi hanno chiesto consigli su cosa fare nella loro pagina facebook appena aperta. Così mi sono resa conto che molte informazioni che per gli addetti ai lavori sono scontate, non sono invece da sottovalutare per chi si ritrova davanti una pagina facebook bianca.

Questo articolo nasce proprio dall’esigenza di elencare i primissimi step per rendere una pagina completa, pronta per ospitare il vostro contenuto. Pronti? iniziamo!

 

#1 Cosa non fare quando si apre una pagina facebook

Must: quando aprite una pagina facebook relativa ad un vostro business NON invitate tutti i vostri amici a mettere mi piace alla pagina, non serve a nulla! Rischiate solamente di:

  • rompere le scatole ai vostri amici che non sono interessati alla vostra attività, ma che si sentiranno in dover di mettere mi piace per solidarietà;
  • rovinare l’audience della vostra pagine mescolandola con persone non realmente in target con il vostro business, il che vi farà anche sprecare risorse quando inizierete a sponsorizzare.

 

#2 L’immagine del Profilo

Questa immagine è quella che le persone memorizzano di più, perché appare accanto ad ogni post che pubblicate, nelle Stories, nelle promozioni, insomma è l’immagine che vi identificherà. Il file che caricate deve avere dimensione 180x180px anche se l’area visibile è 170x170px, attenzione però perché negli smartphone si riduce a 128×128, per cui fate in modo che il vostro logo stia all’interno dei 128 per evitare problemi.

Questa immagine vi consiglio di tenerla stabile (permanente), perché così facendo aiutate l’utente a riconoscervi e a ri-trovarvi con più facilità.

 

#3 L’immagine di copertina!

Dimensioni: 851 x 315px (visualizzati 820×312) su desktop mentre 640 x 360px su smartphone. E’ l’immagine di testata della vostra pagina, potete cambiarla periodicamente, inserire l’immagine di eventi che organizzate, corsi, o di qualsiasi tematica vogliate utilizzare in un determinato momento.

Anche se non si vede spesso quanto quella del profilo è l’immagine che colpisce quando un utente apre la nostra pagina, quindi è l’immagine che cattura e fa si che quello stesso utente resti nella nostra pagina e ne approfondisca i contenuti.

Se siete alle prime armi e non avete molte idee su come sfruttarla, vi consiglio di dare un’occhiata ai suggerimenti di Canva, potreste trovarli molto interessanti, ecco il link.

Per il momento con le immagini abbiamo terminato, ma con la configurazione di base della pagina no, dobbiamo accertarci di aver inserito correttamente tutte le informazioni, di aver configurato il nome utente e inserito la nuova Storia della Pagina.

Qui trovate nel dettaglio tutte le dimensioni delle immagini su Facebook.

 

#4 Le informazioni essenziali

Dalla nostra pagina clicchiamo sulla Tab Informazioni.

In questa sezione controllate di aver inserito tutte le informazioni necessarie per far si che la vostra pagina sia ben classificata e facile da trovare per gli utenti. Ricordatevi di inserire un nome utente e di compilare qualche riga di spiegazione generale dove trovate Più informazioni e nell’Impressum.

 

#5 Configurare la vostra Storia

Nella stessa Tab (informazioni) vedrete a destra la Vostra Storia. E’ una nuova funzionalità di Facebook, non appena uscita ma sono ancora in moltissimi a non sfruttarla. Facebook vi da la possibilità di raccontare un pò meglio chi siete, cosa fate o cosa fa la vostra azienda, inserendo immagini e link d’ogni genere in una micro pagina di anteprima che resta stabile in evidenza alla destra nella home della vostra pagina.

E’ un’ottimo strumento per poter spiegare meglio la vostra impresa e dare qualche spunto utile al possibile cliente curioso, qui trovate il link alla mia pagina, cliccate sulla mia storia, giusto per farvi un’idea di come potreste utilizzarla!

 

#6 L’ordine delle Tab

Non tutti sanno che le Tab che si trovano nel menù a sinistra delle pagine sono ordinabili e modificabili.

Per poterlo fare vi è sufficiente cliccare su Impostazioni in alto a destra e poi su Modifica Pagina nel menù a sinistra.

Potrete anche aggiungere delle Tab, tramite appositi plugin, ad esempio se siete un’azienda che lavora con il visual, potreste aggiungere il feed di instagram, e rimuoverne delle altre che invece non vi servono, ad esempio se non vendete prodotti potreste voler rimuovere la Tab Vetrina.

 

#7 L’applicazione Pages

Per poter gestire la pagina facilmente anche da Smartphone consiglio a tutti i gestori di scaricarsi l’applicazione Pages di Facebook. Da lì potrete pubblicare post, rispondere ai messaggi, vedere le notifiche ed effettuare tutte le modifiche al profilo di cui potreste aver bisogno, comprese le immagini di copertina e del profilo.

E’ un’applicazione ottima, soprattutto perché vi aiuta a non fare confusione e a non rischiare di mescolare profilo privato e pagina.