Ve lo dico subito: questo è un articolo – sfogatoio.

Negli ultimi mesi le cose che mi sento dire più spesso sono:

  • Eh ma non lo sapevo
  • Eh ma chi mi ha fatto il sito non me l’ha detto
  • Eh ma chi mi ha curato i social non sapeva come fare questa cosa
  • Eh ma le sponsorizzate non me le curavano loro ma un altro
  • eh, eh, eh.

Ragazzi, cerchiamo un attimo di fermarci e fare un po’ d’ordine.

Allora, nessuno di noi sa (o può sapere) tutto, e se abbiamo un ruolo o una specialità tanto meglio, vuol dire che siamo ferratissimi in qualcosa. Ma il problema che vedo io sta proprio nella gestione del cliente.

Il nostro obiettivo principale, qualsiasi sia il nostro lavoro (designer, advertiser, copywriter … ) deve essere incentrato sulle necessità del cliente e della sua attività, e dovrebbe essere completo.

So perfettamente che chi si occupa di progettare e/o sviluppare il sito web generalmente non può occuparsi anche del suo posizionamento, però non ci si può limitare a non farlo, bisogna spiegare al cliente di cosa si tratta, perché non viene fatto, consigliare un professionista per farlo, e via dicendo.

Non possiamo limitarci a fare il nostro pezzetto perché ci pagano.

Cioè si, va bene, quello è il nostro lavoro ed è giusto essere pagati per quello, però per etica personale e professionale non possiamo non comunicare gli altri step solo perché non ci competono.

Sento sviluppatori parlare dei temi custom di WordPress come fossero il Sacro Graal, e poi non fare niente – e dico niente – lato SEO.

Vedo Social Media Manager aprire pagine Facebook e riempirle di contenuti vuoti, di nessuna utilità per l’utente.

Leggo testi bellissimi di copywriter incredibili, perfetti anche lato SEO, ma inseriti in pagine con URL completamente errate e fuori contesto e senza meta-tag inseriti.

Vedo clienti gestire siti in autonomia caricando immagini da 3mega senza alt-tag e scrivendo tutti i titoli in maiuscolo.

Insomma, vedo cose che voi umani…

E questa è solo una piccolissima parte.

Non pretendo, e non è possibile, che un Copywriter si metta a modificare i permalink di un sito WordPress, o a impostare i redirect in pagine che vengono cancellate, ne tanto meno che un Designer avanguardista si impegni in un progetto SEO, ma credo sia nostro dovere informare il cliente, fargli capire quali passaggi mancano perché il lavoro sia completo, spiegargli le cose, indottrinarlo.

È nostro dovere perché, se continuiamo a lavorare a pezzetti, non riusciremo mai a uscire dal circolo vizioso dei Cugini e dei ‘ragazzi che mi seguono il web’.

E non so voi, ma io sono stanchina di questi discorsi.

Il cliente va guidato, e mi rendo sempre più conto che questa è una delle cose di cui le persone hanno davvero, ma davvero, bisogno.

Dobbiamo far capire il valore dei progetti di comunicazione online spiegandone le varie fasi, a cosa servono e quali vantaggi o svantaggi porta all’azienda farle oppure non farle.

Abbiamo il dovere di guidare il cliente verso la soluzione più adatta alle sue necessità, per tipologia di azienda, budget a disposizione e obiettivi.

Per me questa è una delle parti più belle del nostro lavoro: far vedere e capire quanto è complesso nel suo insieme, quante sfaccettature possono esserci di una stessa medaglia.

Guidare il cliente in questa giungle dimostrandogli che la mia esperienza (e i miei errori!) mi sono serviti da bagaglio culturare per muovermi con sicurezza e destreggiarmi senza difficoltà nelle diverse fasi del progetto.

E vi assicuro che questa capacità vi viene riconosciuta.

Perché vengono continuamente assaliti da mille dubbi e perplessità:

  • perché il mio sito non si vede su google?
  • perché non ricevo nessuna richiesta di contatto?
  • ho speso soldi per l’avvio della pagina Facebook ma non ho ricevuto nessun feedback, sono sempre quelle 7/8 persone che vedono i miei post..
  • mi hanno fatto un blog ma non ci scrivo dal 2016
  • mi hanno detto di scrivere le didascalie in inglese su instagram e postare tutti i giorni, ma non so cosa metterci
  • in che senso mi chiede se ho aggiornato il sito e se qualcuno segue la manutenzione?
  • ma perché il mio sito è così lento?

Sono solo le prime che mi sono venute in mente.

Insomma, il succo del discorso è: cerchiamo di essere dei facilitatori, e non l’opposto.

Io personalmente ho scelto di farmi carico anche di problemi non miei, cercando eventualmente collaboratori al bisogno, perché mi rendo perfettamente conto che per chi ha dubbi sul significato della parola ‘dominio’ o ‘resposive’ è davvero complicato riuscire a capirci qualcosa, e io, che invece qualche parolina la mastico, sento la responsabilità di portarli sani e salvi fuori dal labirinto.

Come dovrebbe svilupparsi una strategia di comunicazione online in un periodo in cui grandi multinazionali scelgono di abbandonare i social?

 

domande frequenti

Ha ancora senso utilizzare Facebook e Instagram per un professionista o una piccola attività?

In questo periodo sento moltissimi dubbi tra i miei clienti e conoscenti riguardo l’utilizzo dei social media per il marketing delle loro attività. C’è chi annuncia la morte di Facebook e chi ci costruisce attorno il proprio impero.

Un generale momento di confusione e incertezza, causato anche dagli annunci di grandi aziende con Unicredit che decidono di abbandonare i Social Media a favore dei loro media proprietari.

In questo panorama ci sono professionisti e aziende che invece su Facebook stanno continuando ad investire, ma che iniziano a chiedersi se ha senso continuare a farlo.

Sicuramente la direzione verso i media proprietari è da percorrere, qualsiasi sia la dimensione della vostra attività, ma se non avete la potenza e la forza contrattuale di grandi multinazionali vi sconsiglierei di abbandonare i Social, quanto meno non oggi e non prima di aver avviato un altro percorso.

Cosa dovrebbero fare fare quindi le piccole attività e/o i professionisti?

I miei consigli sono due:

1. Se ancora non li avete, costruite dei media proprietari.

Avere un sito web che funzioni e che sia fruibile è ormai una delle colonne portanti della visibilità e della reputazione di brand online, per cui se ancora non disponete di un sito aziendale e professionale è bene che iniziate a progettarlo.

Il sito web non è l’unico canale di proprietà che avete a disposizione per parlare al vostro pubblico, vi serve anche per potenziare o creare un database utenti profilati e interessati ai vostri prodotti e servizi, che a sua volta vi permetterà di gestire delle campagne di email marketing.

Potreste inoltre pensare ad un servizio di customer care efficiente, magari attraverso una Live Chat sul sito o un numero di telefono dedicato (attivo almeno 8 ore al giorno, oppure un’assistenza tramite Whatsapp).

costruire un sito web

2. Con dei canali proprietari a disposizione, lavorare ad una strategia di comunicazione che li riguardi.

Ad esempio potreste lavorare ad un blog o un magazine professionale da implementare nel sito, per poter creare interesse e fidelizzare gli utenti, oltre che far sentire la vostra voce (e opinione!).

Iniziate a lavorare ad un buon Calendario Editoriale e alla scrittura di articoli interessanti, volendolo e potendolo fare, affidandosi a Copywriter competenti.

Dovreste sviluppare strategie che, con l’aiuto dei social, vi consentano di creare o espandere il database di utenti a disposizione (ricordiamoci sempre che sulle pagine Facebook non abbiamo un database esportabile, finché non abbiamo una lista di utenti profilati con indirizzi email e nominativi validi non abbiamo un nostro elenco di persone interessate a noi).

strategia di comunicazione integrata

A questo punto potreste sviluppare delle campagne di email marketing coinvolgenti per promuovere servizi e prodotti e soprattutto per creare una connessione diretta con il pubblico.

Non concentratevi sulla creazione della classica Newsletter promozionale, quella con gli sconti o le offerte del giorno e della settimana, o quella con le ‘novità a prezzi bassi’ – quelle che tutti noi eliminiamo senza nemmeno aprirle – utilizzate le vostre risorse per creare delle comunicazioni emozionali, che divertano, coinvolgano, facciano riflettere.

Il vostro obiettivo deve essere creare strategie di comunicazione che interconnettano tutti i media a disposizione, social compresi, in modo da bilanciare gli sforzi ed essere solidi in qualsiasi caso.

 

Personalmente non credo che Facebook e Instagram chiuderanno i battenti tanto presto quindi, finché ci sono, è preferibile utilizzarli e sfruttarli il più possibile, avendo sempre presente però che non dobbiamo dipendere da loro, ma dobbiamo essere forti del nostro brand e dei nostri servizi a prescindere dagli strumenti di altri.

Se volete qualche consiglio su come strutturare le vostre strategie di comunicazione integrando i diversi strumenti a vostra disposizione, o se dovete costruire i vostri media proprietari, scrivetemi qui!

Eccoci di nuovo a parlare di Instagram.

Prima di tutto un po’ di numeri (aggiornati a Giugno di quest’anno):

  • gli utenti attivi mensilmente nel mondo sono oltre 1 miliardo;
  • gli utenti attivi mensilmente in Italia sono 19 milioni;
  • gli utenti che utilizzano le instagram stories giornalmente nel mondo sono 400 milioni;
  • una storia su 5 riceve un messaggio diretto dalle persone che la guardano;
  • gli utenti che utilizzano i direct (i messaggi diretti) nel mondo mensilmente sono 375 milioni.

Questi sono solo alcuni dei dati che dovrebbero farci capire non solo la crescita esponenziale che questo Social ha fatto e continua a fare, ma anche la sua portata e importanza per aziende, professionisti e brand.

Detto questo, andiamo subito al dunque.

Tools e Applicazioni utili per lavorare con Instagram

Ho suddiviso per ‘tematiche’ gli strumenti utili.

Pianificazione e pubblicazione post

Nella versione free gestite un account, l’applicazione è molto semplice e intuitiva, potete utilizzarla solo come anteprima della gallery, una volta caricate le foto, potete spostarle e trovare la combinazione migliore per il vostro profilo; oppure potete utilizzarla anche per pianificare le pubblicazioni schedulando per giorno, orario eccetera inserendo già la caption;

instagram chiara simionato planoly

 

Tra le più conosciute, serve per l’organizzazione e la pianificazione dei post. A differenza di planoly con hootsuite potete gestire tutti i social, nella versione free fino a 3. E’ interessante perché potete anche monitorare le conversazioni su diversi argomenti/profili, non vedete ‘lanteprima della gallery ma potete visualizzare (nell’ultimo restyling che hanno appena lanciato) come uscirà il post che state componendo e pianificando.

Hoot-Suite instagram chiara simionato

 

Meno conosciuta, ma probabilmente la più completa. Permette di pianificare anche le Stories, di gestire più account e anche di condividere la gestione (stile amministratori della pagina Facebook, per capirne l’utilità). Unica pecca: è a pagamento, ma a mio parere ne vale la pena.

onlypult instagram chiara simionato

 

onlypult instagram chiara simionato

Immagini e varie

 

Strumento molto carino e utile ad esempio, per creare le copertine dei vostri contenuti in evidenza. E’ fondamentalmente una libreria di Icone, gratuite o a pagamento.

 

Sono siti per immagini gratuite, forse li conoscete già, ma per sviluppare i vostri contenuti possono essere molto utili.
Vi segnalo anche allthefree dove avrete in unico posto tantissimi contenuti gratuiti (mockup, immagini, video, suoni..), è un portale che raggruppa tutti (o quasi) i siti che offrono contenuti gratuiti all’interno del quale potete effettuare ricerche per singoli siti o per tematiche in tutti i siti.

 

Sono tra le migliori applicazioni (o siti, ci sono anche in versione desktop) per creare grafiche, post, collage, inviti.. tutto il materiale di cui potreste aver bisogno nei vostri contenuti su social e blog.

 

Automazioni

Premetto che non sono un esperta di automazioni e che ne ho provate poche, ma posso segnalarvi due he secondo me sono tra le migliori, se ben configurate.

 

E’ uno strumento completo, interessante e a pagamento. Permette di organizzare e pianificare post, ma anche di creare interazioni automatizzate che fanno crescere il profilo più rapidamente. (Con Jarvee potete gestire anche le automazioni per tutti gli altri social).

 

E’ uno strumento molto semplice ed efficace per la crescita dei profili. Anche questa è a pagamento e ci sono diversi piani mensili a seconda delle esigenze.

 

Ci tengo a dirvi un paio di cose riguardo le automazioni.

Non dovete aspettarvi che facciano tutto loro e che una volta attivato il bot diventerete degli influencer (e ricchi, come ho sentito dire da alcuni). Questi strumenti sono degli ottimi aiuti, ma dovete prima di tutto studiare come funzionano per poterli configurare bene e ottimizzare i parametri che li fanno funzionare nel modo corretto.
Personalmente, nei profili dove ho lavorato con questo strumenti, non ho mai attivato la funzione dei commenti. A me arrivano continuamente commenti automatizzati che sono palesemente fasulli e trovo una mancanza enorme di rispetto, un conto è mettere like sulla base di interessi comuni, ma commentare a caso, personalmente, non la ritengo una buona strategia. Inoltre vi consiglio, oltre a monitorare il bot attentamente, di fare voi manualmente molta interazione. Di commentare le cose che ritenete interessanti, di creare interazione voi, oltre a quelle che il sistema farà in automatico se lo configurerete.

Ricordate sempre che ciò che funziona ed è realmente apprezzato su instagram è la realtà.

Detto questo, andiamo avanti.

 

Applicazioni utili

  • Limitless Stories e Snapchat

Per creare Stories senza interruzioni, cioè che sembrino un unico video avete due modi (i più semplici secondo me): limitless stories e snapchat.
Con snapchat potete creare una dietro l’altra le stories e salvarle singolarmente, per poi caricarle su instagram e personalizzarle. Limitless stories altro non fa che tagliare in video da 15s l’uno un video più lungo, nella versione free ha il logo in sovrimpressione.

*Postilla: instagram sta rilasciando un aggiornamento in cui probabilmente darà la possibilità di creare più stories continuative prima di pubblicarle e farlo poi tutte insieme, stile snapchat. (Su alcuni profili credo sia addirittura già attiva!)

 

Una carrellata veloce di App:

Unfold: E’ un’applicazione che vi permette di creare dei layout per le vostre stories, foto affiancate, sovrapposte, scritte eccetera;

Phonto: E’ utilissima per inserire testo nelle immagini, ci sono molti font diversi e, ad esempio, io la trovo utile per i contenuti in evidenza sul profilo instagram;

Legend: inserire testo animato e creare video;

hype type: Vi permette di inserire testo animato nelle foto;

Inshot: serve per il montaggio video, applicazione abbastanza intuitiva e completa;

PS Express: modifica delle foto;

Snapseed: modifica foto;

Touch retouch: io la utilizzo principalmente per togliere soggetti/cose che non voglio nelle fotografie.

 

Account da seguire per trarre ispirazioni

Dario Vignali (@dariovignali) idee, ispirazione, suggerimenti. Seguite tutta la Marketers family e guardate come loro utilizzano instagram, studiate il loro contenuto.

Simone Leopizzi (@simoneleopizzi) – il mio guru! Da lui ho imparato moltissimo, e condivido la sua visione e il suo approccio al lavoro. Iscrivetevi alla sua lista LeoAmiciStretti. Nel suo profilo trovate tantissimi Tips utili per le stories e molto altro.

Se cercate ispirazioni per strategie di diversi utilizzi della gallery di instagram:
– @stailuan
– @iena70
– @thebroccolitree

..e ovviamente, seguite anche me 😉
Vi lascio qui il mio nametag, così sperimentate anche questo! (Se volete saperne di più sul nametag, leggete qui: instagram, instagram e ancora instagram!)

nametag chiara simionato instragram

 

Finalmente l’ho fatto: ho un nuovo logo anche io!

Per molto tempo sono stata l’esemplare perfetto di quello che in italia definiamo “il calzolaio che va in giro con le scarpe rotte“: parlo di brand dalla mattina alla sera e sull’importanza di creare un’identità ed essere riconoscibili ho costruito le basi del mio lavoro, ma non avevo mai avuto il tempo di pensare e sviluppare un mio simbolo identificativo, qualcosa che mi rappresentasse.

 

Qualche mese fa (a dire il vero a inizio anno, ma poi il tempo è tiranno e vola via) ho conosciuto Elisa, una professionista che si occupa di grafica e stationary di Verona e qualcosa, nel suo stile, nella sua pacata compostezza e nel suo mettersi in gioco, mi ha colpita. Una vocina dentro di me mi ha detto: lei potrebbe capirti. E fortunatamente quella vocina aveva ragione!

 

Vi lasci qui i riferimenti di Elisa e della sua attività, Beeinlove, e lascio che siano le sue parole a presentarla:

elisa tedesco

 

C’era una volta
un’ape innamorata…

Innamorata delle belle giornate di sole,
dei sorrisi di persone felici,
dei fiori profumati e pieni di colore.

Quest’ape innamorata un giorno decise
che avrebbe dedicato la sua vita
a rendere indimenticabili i giorni importanti,
per far felici sempre più persone
ed essere lei stessa felice in quel mondo bello.

Ecco, se lascio vagare la mia fantasia mi descriverei così…

 

 

Tornando a noi.. dopo questionari, mail, pranzi e millemila WhatsApp ce l’abbiamo fatta: ho un nuovo logo! La cosa che mi è piaciuta più di tutte di quella che spero sia la prima di una lunga serie di collaborazioni è che Elisa ha sempre capito le mie richieste e, step by step, è riuscita a costruire un simbolo che mi identifica veramente, più lo guardo e più me ne convinco.

logo chiara simionato

Volete sapere perché?

Punto numero uno: il colore. Negli ultimi mesi ho studiato, letto libri, fatto analisi.. insomma tutto quello che potevo fare per capire quali fossero i miei colori. E non è stato facile.

Chi mi conosce sa che il mio guardaroba è praticamente tutto nero (d’altronde ho studiato architettura, ho studiato design e web design, di che altro colore poteva essere?) con qualche variante grigia e solo qualche raro accento di colore.

Ma il colore in questi mesi per me è diventato un’ossessione. Continuavo a sentire l’esigenza di uscire dal mondo del nero, di trovare i miei colori. Ho ri-studiato il significato dei colori, gli accostamenti, le pallette.. ho fatto (e fatto fare a terzi) analisi della mia personalità, per cercare di orientare la mia ricerca.

Ogni volta che pensavo di essere vicina alla soluzione, cambiava qualcosa e tornavo al punto di partenza.

Eppure qualcosa continuava a portarmi verso il rosso, il magenta, il rosa, il vinaccia.. poi ho trovato lui: il Pantone Strog Red C.

Il mondo dei rosa per me è sempre stato un posto un po’ scomodo.. non volevo essere identificata come la ‘ragazzina fru-fru‘ e nemmeno che mi mettessero l’etichetta di quella ‘troppo sdolcinata‘. Per questo ho scelto lui, fa parte di quel mondo ed esprime femminilità, ma è forte, ricco di carattere e personalità, soprattutto grazie alle forme in cui è inserito.

favicon chiara simionato

 

 

E così arriviamo al punto due: la geometria. Un quadrato e un frame che creano il senso di profondità e due parentesi angolari che richiamano parte del mio lavoro.

E ultimo, ma non ultimo, il font. Semplice, pulito, bastoni ma non troppo rigido.

 

Cercavo un logo che esprimesse professionalità e competenza, senza cadere in grafiche troppo aziendali o maschili, direi che grazie ad Elisa ora l’ho trovato!

 

 

 

Insomma, a voi magari tutto questo dirà/importerà poco, ma per me si tratta di un primo passo verso un’identità professionale più completa.

Se ne parla sempre di più, si utilizza sempre di più: è il social del momento.

Instagram è in continua evoluzione e lancia costantemente nuovi strumenti creativi.
Oggi vorrei presentarvi alcune delle sue funzionalità e darvi qualche spunto per sfruttarlo al meglio.

NAMETAG

Il nametag è tra le più recenti novità di instagram.

E’ un modo per semplificare il ‘seguimi su instagram’, si tratta infatti di un simbolo univoco, personalizzabile in quanto a colori e sfondo, che permette ad altri utenti di inquadrarlo ed essere rimandati direttamente al vostro profilo.

 

Dove trovare il nametag

Andate sul vostro profilo e cliccate l’iconcina del menu in alto a destra, lì troverete la voce dedicata a questa funzione, da lì potrete creare e personalizzare il vostro nametag.

Bello! – direte – ma a che mi serve?!

Dunque, la sua utilità secondo me viene messa in evidenza in tutti i supporti promozionali utilizzati per lavoro, digitali o cartacei che siano, ad esempio bigliettini da visita, flyer, grafiche di vario genere, eccetera.

Pensateci su, se vi ritrovaste per le mani un invito ad un evento, con pochissimi dati e un nametag, non fareste la scansione per curiosità?

Certo, può darsi che sia solo dovuto alla novità del momento e che perda di interesse con il tempo, ma potrebbe anche diventare il modo più semplice di essere contattati.

Il nametag infatti si può salvare come immagine, condividere, inviare via mail, inserire nelle firme email… la scansione infatti può essere fatta anche dallo schermo, più facile di così!

Spunti su come utilizzare il nametag di Instagram

Alcuni ve li ho già nominati, ma vediamo qualcosa in più.
Potete condividere il vostro nametag in altri social network (come vi dicevo, la scansione può essere fatta anche dallo schermo del computer, del telefono..) oppure potete inserirlo nelle vostre grafiche, nei vostri video, insomma in tutti i supporti che utilizzate per il vostro lavoro, compresi quelli cartacei.

Il nametag secondo me rappresenta un ottimo esempio di come online e offline dovrebbero comunicare tra loro. Inserito nei supporti cartacei e nel materiale promozionale identifica chi lo utilizza come, passatemi il termine, figo. Uno che è sul pezzo. E di conseguenza scatena inconsciamente il ‘sono figo anche io e faccio subito la scansione’.

Certo, non sarà così per tutti e non sarà automatico per tutti, ma non si può piacere a tutti 😉

Io sui miei nuovissimi BV l’ho inserito, e voi?!

 

STORIES, STORIES E ANCORA STORIES!

Lo strumento più utilizzato del momento e soprattutto il più interessante di Instagram sono sicuramente Le Stories!

Se ci fosse ancora qualcuno che non le conosce.. le stories di Instagram sono video verticali di 15 secondi che gli utenti pubblicano ‘live’ in qualsiasi momento e che, se non salvate in appositi spazi, spariscono e si cancellano dopo 24 ore.

Le stories sono importantissime perché creano un contatto diretto, creano il vero ‘effetto reality’ e permettono di entrare nella vita e nella quotidianità delle persone. La cosa davvero bella per chi le realizza è la possibilità di esprimere la propria creatività. Vi sembrerà banale, ma nelle stories si possono fare tantissime cose: creare template, animazioni, inserire GIF, testo, musica, sondaggi.. sono pazzesche per creare interazione!

Per esempio si possono creare format da ripetere ogni x-tempo: se siete il gestore di un cocktail bar una volta alla settimana potreste caricare un template grafico con un quiz: scopri gli ingredienti del cocktail; oppure se vi occupate di alimentazione potreste utilizzare per spiegare ogni lunedì le proprietà di un alimento a vostra scelta e nei giorni successivi condividere idee e ricette che lo contengano.

Come vedete le possibilità sono davvero infinite.

Qualche consiglio veloce?
Buttatevi! Non abbiate paura dell’opinione di chi guarda, se avete voglia di condividere, fatelo!
Provate, provate e provateci ancora! Il primo sondaggio non se lo cura nessuno? Non importa, fatene un altro, le risposte arriveranno, e con loro capirete quali sono le tematiche che interessano di più al vostro pubblico.

Stamattina iniziamo con una delle parole più abusate degli ultimi tempi nel mondo della comunicazione e del marketing: Storytelling.

Cosa significa fare storytelling e come si applica al marketing?

 

In questo articolo vi spiego la mia visione di questa tanto bella quanto difficile arte e vi porto alcuni esempi reali e ipotetici. Il tutto mentre sorseggio il mio secondo caffè di questo ultimo martedì mattina di Luglio in cui riesco a sopravvivere solo grazie al condizionatore (non so da voi, ma in città fa un caldo..).

Devo avvisarvi però che questo articolo è un po’ più lungo del solito (proprio perché vi presento casi reali e anche esempi ipotetici), ma arrivare in fondo non è impossibile! Pronti? Iniziamo!

iniziare la giornata

Partiamo dal presupposto che lo Storytelling è una tecnica di comunicazione, una scienza (e un’arte) basata sulla potenza delle Storie, dei racconti.

Quanto si parla di Storytelling applicato al Marketing si chiama, per lo più, Corporate Storytelling (Storytelling aziendale, quindi).

Ma cosa significa storytelling aziendale?

Significa creare un collegamento con il consumatore; sfruttare la forza e la potenza della narrazione per coinvolgerlo emotivamente nella nostra azienda (/servizio/prodotto).

Ciò detto, fare corporate storytelling non significa raccontare la storia dell’azienda o quella dell’imprenditore che l’ha creata, ma raccontare la storia del consumatore, o per meglio dire una storia in cui egli possa immedesimarsi. Per riuscire ad entrare nella vita quotidiana delle persone allo scopo di aumentare la notorietà e la popolarità di un brand, dobbiamo creare un contesto narrativo che sia familiare, reale e che tratti valori condivisi. Di chi? Delle Buyer Persona!

Una piccola precisazione: la storia aziendale, o la storia del piccolo imprenditore, non è che ‘non vanno bene’ o ‘non si devono raccontare’, ma hanno scopi e obiettivi differenti. Anche in questo caso si tratta di fare narrazione, e di raccontare storie, ma qui l’obiettivo della comunicazione è rendersi autentici, far capire da dove si arriva e perché, trasmettendo i valori in cui l’azienda e/o l’imprenditore crede. Si tratta quindi di raccontarsi per far sì che il nostro cliente possa conoscerci meglio e identificarsi, magari, con la nostra storia.

Quando invece si parla di Storytelling per Brand, Servizi o Prodotti, di cui devo aumentare la visibilità, la reputation e la credibilità il modo più semplice e più veloce per farlo è quello di inserirlo nella vita quotidiana del cliente ideale.

Pensate ad Ikea, sempre un passo avanti in comunicazione.

Il più famoso brand di mobili low-cost presenta i suoi prodotti in spazi arredati, reali, ti fa vedere come li useresti tu, a casa tua, con la tua famiglia e i tuoi amici. Ed è così che ti ritrovi ad avere improvvisamente bisogno di un mobiletto Billy per l’ingresso.

Lo Storytelling è un’arma di persuasione molto potente ed applicato al marketing consente di accompagnare il cliente in tutte le diverse fasi dell’Inbound Marketing perché permette di alterare il suo stato emozionale e rende le aziende e i brand autentici, necessari, in linea con le sue idee e con la sua quotidianità.

E se il brand è già affermato e conosciuto? In un mondo in cui noi tutti siamo continuamente sottoposti a miliardi di informazioni, promozioni, pubblicità (non so a voi, ma alla mia casella di posta questo GDPR non ha portato alcun vantaggio)..

Cosa può fare un’azienda per distinguersi?

Utilizzare i racconti e le storie per emergere rispetto ai competitors è sicuramente un vantaggio, se fatto con la testa.

Pensate alla North Salis e alla campagna “Go beyond plastic” lanciata in marzo di quest’anno.
L’azienda, ormai più che consolidata e affermata, nel 2017 crea una partnership con Ocean Family Foundation (fondazione internazionale per la tutela della biodiversità marina e degli oceani) e nel marzo 2018 lancia un messaggio preciso di sensibilizzazione nei confronti della salvaguardia ambientale. Tutte le immagini e i video realizzati per questa azione di marketing raffigurano le attuali condizioni di molti dei nostri mari e hanno l’obiettivo di smuovere lo coscienze di noi spettatori, raccontandoci e mostrandoci la nostra realtà.

Ecco uno dei video della campagna:

Storytelling, quindi, anche per campagne sociali, ma utilizzato da brand che sfruttano la potenza mediatica di tematiche sensibili, come la pulizia degli oceani, per posizionarsi sul mercato come diversi, attuali, attenti. E ci tengo a precisare che la parola sfruttano in questo caso non ha una connotazione negativa, ma positiva.

Azioni di questo tipo sono da premiare non solo per essere grandi strategie di marketing, ma soprattutto perché nei nostri giorni i grandi marchi devono avere il coraggio di esporsi, di prendere posizione, di parlare, per riportare il mondo della comunicazione e del commercio all’interno di un ecosistema sostenibile (per tutti).

 

rendere il mondo un posto migliore

 

Ad ogni modo, vediamo un esempio semplice ma esplicativo di come, secondo me, lo storytelling potrebbe essere applicato alle strategie di marketing di un B&B.

Prima di tutto, il contesto: ci troviamo in uno dei classici paesotti della nostra penisola, caratteristico, comodo a grandi città turistiche ed immerso nel verde.

La struttura offre diversi servizi aggiuntivi, due dei quali possono essere interessanti spunti per creare delle storie: la navetta gratuita da/per l’aeroporto e il noleggio biciclette.

Il media che più si presta, perché è il più diretto e il più coinvolgente, ad essere sfruttato come contenitore di storie, sono ovviamente i video. (Se siete curiosi, qui le statistiche sulle visualizzazioni dei diversi tipi di contenuto). Ciò non vuol dire che non si possa fare storytelling attraverso i testi, ma solamente che il video arriva più velocemente al pubblico.

Con ‘Video’ in realtà si intendono molte cose diverse: spot pubblicitari, video promozionali, video prodotto, stories, video ad effetto reality e chi più ne ha, più ne metta.
Funzionano tutti, ma hanno obiettivi diversi e richiedono budget diversi.

Nel nostro caso, io opterei per dei brevi video emozionali/ironici di qualche minuto (3 al massimo) che accompagnerei a delle Stories (su Instagram) con le stessa tematica, ma meno ‘professionali’.

 

Facciamo un esempio più concreto.

Realizzerei un video: il protagonista è un giovane commerciale estero di un’azienda che commercia materie plastiche. E’ in Italia per lavoro e domattina ripartirà alla volta della Danimarca, dove ad aspettarlo troverà Kathie, una bellissima e talentuosa buyer di uno dei suoi maggiori clienti.

Hanno programmato una cena, lui e Kathie, in un ristorante chic ma non troppo impegnativo, d’altronde è solo una cena di lavoro.

Quando si sveglia, alle 6.00 in punto, Jhoannes, che da bravo tedesco ha calcolato i tempi con massima precisione, chiede alla reception dell’albergo di chiamare un taxi per portarlo in aeroporto.
Purtroppo il taxi non è subito disponibile e i tempi che il nostro amico aveva calcolato precisamente subiscono un brusco ritardo, facendogli perdere l’aereo.

Kathie uscirà con qualcun altro, e chissà se la loro occasione si ripresenterà.

Johannes si arrabbia, giustamente, e mentre si gira nel letto tutto sudato si accorge che era solamente un sogno, perché lui in realtà, da bravo tedesco, ha prenotato in anticipo una macchina privata, che lo accompagnerà direttamente in aeroporto all’ora prestabilita. Perché nel nostro B&B non facciamo perdere nessuna occasione ai nostri clienti.

A questo tipo di comunicazione, molto semplice in realtà ma basata su situazioni reali, ironiche e coinvolgenti, affiancherei una serie di Stories su Instagram in cui trattare questa tematica più direttamente. Ad esempio con la realtà: clienti che prenotano il trasporto in aeroporto o che vengono accompagnati in stazione. Oppure con Stories di gruppi di amici e coppie che corrono alla volta del gate per non perdere l’aereo, accompagnate da un classico ‘Ve l’avevamo detto, prenotare il transfer è più sicuro’.

Certo, se analizziamo solo queste operazioni il marketing potrebbe essere applicato a GoOpti, ma in realtà queste azioni si inseriscono in strategie più grandi, che presentano anche la struttura, le camere, e tutti gli altri servizi offerti, utilizzando il medesimo tono di voce dando quindi all’azienda sempre lo stesso taglio caratteriale (di questo ne parleremo presto in un articolo dedicato).

 

Volete un altro esempio veloce, veloce?

Contesto: ristorante vegano in una grande città.

Idea: puntare ad un target composto da coppie giovani e uscire dal circolo vizioso del Vegano=Salute=Poco=Triste.

Farei leva sui fidanzati, tutti quei poveri ragazzi costretti a vagare delle ore in cerca di un ristorante che abbia delle alternative vegane per la loro fidanzata.

Utilizzerei video, stories, immagini e testi.

In un primo video proporrei la storia al completo: la coppia alla disperata ricerca di un piatto interamente vegano e gustoso. E’ estate, fa molto caldo e questa coppia di ragazzi Inglesi sta camminando ormai da un’ora sotto il sole cocente. Lui non ne può più.. ed ecco che, guardando sullo smartphone, trova lui, il nostro ristorante interamente Vegano.

Prende per mano la fidanzata e inizia a correre, per raggiungere la sua Mecca. Quando arrivano lei, dapprima spaesata e confusa, si ritrova nel Paese delle Meraviglie.

Nelle Stories e nelle immagini rappresenterei tutte le cose più assurde e divertenti che possono succedere alle coppie in queste situazioni.

Storie di vita vera, anche con diversi personaggi e con la ricondivisione delle storie dei clienti (debitamente invitati a condividerle attraverso sistemi di comunicazione integrata all’interno del locale, anche di questo parleremo prestissimo in un articolo dedicato).

Ad esempio il gestore della locanda tipica che risponde “Vegano? Cossa xé magnar per topi?” – oppure il ragazzo giovane che al bar risponde “si abbiamo Vegano, c’è una caprese oppure anche un’insalata greca” , “no ma vegano è anche senza formaggio”, “ah, e cioè cosa mangi, solo verdure?” – e via dicendo.

Creerei poi dei ‘meme’ utilizzando le espressioni del fidanzato quando lei gli dice “Mi porti a cena fuori?” e a lui fumano le orecchie perché non sa dove andare. Oppure, sempre per dei meme, utilizzarei le facce che i fidanzati fanno alle spalle delle ragazze che chiedono le alternative vagane nei locali.

Per bilanciare la cosa poi, farei uno o due video dove ci si aspetta la medesima situazione, ma in questo caso ad essere vegano è il ragazzo.

Ovviamente in tutte queste iniziative il nostro ristorante è sempre proposto come soluzione ai loro problemi.

 

Fare Storytelling potrebbe diventare l’unico modo di fare comunicazione in modo reale e sostenibile.

Reale perché crea un ponte di collegamento tra la realtà quotidiana delle persone e i brand. Sostenibile perché, considerata la densità dei contenuti a cui siamo sottoposti giornalmente e la loro scarsità in termini di qualità narrativa, potrebbe essere lo strumento vincente per emergere e arrivare al consumatore con i propri valori.

 

 

 

Ho deciso di scrivere questo articolo per spiegare quali sono i primi passi da fare (o da non fare!) quando si apre una pagina Facebook e per dare qualche piccolo consiglio a chi comincia a gestire la propria attività sul Social Blu.

Salterò i passaggi su Come si apre una nuova pagina Facebook, vorrei invece concentrarmi sull’aspetto estetico della pagina e su quello gestionale.

 

Di cosa parleremo:

  1.  Cosa non fare quando si apre una pagina facebook
  2. L’immagine del Profilo
  3. L’immagine di Copertina
  4. La sezione informazioni
  5. La Vostra Storia
  6. L’ordine delle Tab
  7. L’applicazione Pages

 

Di recente alcuni amici mi hanno chiesto consigli su cosa fare nella loro pagina facebook appena aperta. Così mi sono resa conto che molte informazioni che per gli addetti ai lavori sono scontate, non sono invece da sottovalutare per chi si ritrova davanti una pagina facebook bianca.

Questo articolo nasce proprio dall’esigenza di elencare i primissimi step per rendere una pagina completa, pronta per ospitare il vostro contenuto. Pronti? iniziamo!

 

#1 Cosa non fare quando si apre una pagina facebook

Must: quando aprite una pagina facebook relativa ad un vostro business NON invitate tutti i vostri amici a mettere mi piace alla pagina, non serve a nulla! Rischiate solamente di:

  • rompere le scatole ai vostri amici che non sono interessati alla vostra attività, ma che si sentiranno in dover di mettere mi piace per solidarietà;
  • rovinare l’audience della vostra pagine mescolandola con persone non realmente in target con il vostro business, il che vi farà anche sprecare risorse quando inizierete a sponsorizzare.

 

#2 L’immagine del Profilo

Questa immagine è quella che le persone memorizzano di più, perché appare accanto ad ogni post che pubblicate, nelle Stories, nelle promozioni, insomma è l’immagine che vi identificherà. Il file che caricate deve avere dimensione 180x180px anche se l’area visibile è 170x170px, attenzione però perché negli smartphone si riduce a 128×128, per cui fate in modo che il vostro logo stia all’interno dei 128 per evitare problemi.

Questa immagine vi consiglio di tenerla stabile (permanente), perché così facendo aiutate l’utente a riconoscervi e a ri-trovarvi con più facilità.

 

#3 L’immagine di copertina!

Dimensioni: 851 x 315px (visualizzati 820×312) su desktop mentre 640 x 360px su smartphone. E’ l’immagine di testata della vostra pagina, potete cambiarla periodicamente, inserire l’immagine di eventi che organizzate, corsi, o di qualsiasi tematica vogliate utilizzare in un determinato momento.

Anche se non si vede spesso quanto quella del profilo è l’immagine che colpisce quando un utente apre la nostra pagina, quindi è l’immagine che cattura e fa si che quello stesso utente resti nella nostra pagina e ne approfondisca i contenuti.

Se siete alle prime armi e non avete molte idee su come sfruttarla, vi consiglio di dare un’occhiata ai suggerimenti di Canva, potreste trovarli molto interessanti, ecco il link.

Per il momento con le immagini abbiamo terminato, ma con la configurazione di base della pagina no, dobbiamo accertarci di aver inserito correttamente tutte le informazioni, di aver configurato il nome utente e inserito la nuova Storia della Pagina.

Qui trovate nel dettaglio tutte le dimensioni delle immagini su Facebook.

 

#4 Le informazioni essenziali

Dalla nostra pagina clicchiamo sulla Tab Informazioni.

In questa sezione controllate di aver inserito tutte le informazioni necessarie per far si che la vostra pagina sia ben classificata e facile da trovare per gli utenti. Ricordatevi di inserire un nome utente e di compilare qualche riga di spiegazione generale dove trovate Più informazioni e nell’Impressum.

 

#5 Configurare la vostra Storia

Nella stessa Tab (informazioni) vedrete a destra la Vostra Storia. E’ una nuova funzionalità di Facebook, non appena uscita ma sono ancora in moltissimi a non sfruttarla. Facebook vi da la possibilità di raccontare un pò meglio chi siete, cosa fate o cosa fa la vostra azienda, inserendo immagini e link d’ogni genere in una micro pagina di anteprima che resta stabile in evidenza alla destra nella home della vostra pagina.

E’ un’ottimo strumento per poter spiegare meglio la vostra impresa e dare qualche spunto utile al possibile cliente curioso, qui trovate il link alla mia pagina, cliccate sulla mia storia, giusto per farvi un’idea di come potreste utilizzarla!

 

#6 L’ordine delle Tab

Non tutti sanno che le Tab che si trovano nel menù a sinistra delle pagine sono ordinabili e modificabili.

Per poterlo fare vi è sufficiente cliccare su Impostazioni in alto a destra e poi su Modifica Pagina nel menù a sinistra.

Potrete anche aggiungere delle Tab, tramite appositi plugin, ad esempio se siete un’azienda che lavora con il visual, potreste aggiungere il feed di instagram, e rimuoverne delle altre che invece non vi servono, ad esempio se non vendete prodotti potreste voler rimuovere la Tab Vetrina.

 

#7 L’applicazione Pages

Per poter gestire la pagina facilmente anche da Smartphone consiglio a tutti i gestori di scaricarsi l’applicazione Pages di Facebook. Da lì potrete pubblicare post, rispondere ai messaggi, vedere le notifiche ed effettuare tutte le modifiche al profilo di cui potreste aver bisogno, comprese le immagini di copertina e del profilo.

E’ un’applicazione ottima, soprattutto perché vi aiuta a non fare confusione e a non rischiare di mescolare profilo privato e pagina.

Da oltre una decina d’anni il digitale ha portato grandi cambiamenti all’interno del settore Salute e Medicina, ma negli ultimi 2-3 anni alcune abitudini e nuove tecnologie hanno mutato rapidamente il rapporto tra professionista sanitario e paziente.

Stiamo assistendo ad una sorta di “sdoganamento” della professione del Medico così come la intendevano i nostri nonni.
Pur mantenendo importanza e valore all’interno della società, la figura del ‘dottore’ si sta avvicinando realmente al paziente e questa riduzione delle distanze è dovuta soprattutto alle nuove tecnologie che tutti possono avere a disposizione. Un esempio? Se oggi abbiamo un problema, possiamo scrivere al nostro medico di base su WhatsApp e, in alcuni casi, lo stesso medico potrebbe essere nostro amico su Facebook.

I mezzi di comunicazione, evoluti loro stessi con ritmi fulminei, si sono inseriti nelle nostre abitudini quotidiane, cambiando il nostro modo di agire. Qualche anno fa sarebbe stato impensabile poter comunicare con il proprio medico direttamente e serenamente (per un consiglio magari!), avremmo dovuto subirci le lunghe code nelle spoglie sale d’aspetto degli ambulatori di paese.

Calma, non sto dicendo che queste estenuanti attese siano finite, ma il sistema oggi è molto più efficace e se, come tutte le cose, viene utilizzato “con la testa” non crea danni ma apporta valore aggiunto a tutti, semplificando il lavoro del medico e risolvendo i dubbi dei pazienti con una rapidità fino a poco tempo fa inimmaginabile.

Certo, il rischio che alcune persone abusino di questi strumenti è reale, ma fa parte di tutte le professioni oramai ed è una caratteristica evidente del nostro tempo. E’ la demolizione del classico orario dedicato al lavoro che, quando finisce, esclude ogni tipo di contatto con quel mondo. Oggi le email vengono inviate dopo cena e lette alle due di notte quando si rientra dopo una serata con gli amici e i messaggi di WhatsApp si accumulano chat sopra chat anche il sabato e la domenica.

Probabilmente una delle sfide più grandi di questa ‘era digitale’ è proprio imparare a dare il giusto peso al messaggio di lavoro che arriva alle 23.30 per essere in grado di non lasciarsi coinvolgere e gestire la questione alla mattina successiva.

Ma il professionista sanitario non è soltanto il medico di base, in realtà le persone coinvolte in questo mutamento sono moltissime, dal dietologo al fisioterapista, dal ginecologo al dentista, e così via.

Un dietologo potrebbe, ad esempio, sviluppare una sua applicazione personalizzata in cui poter caricare le diete dei pazienti e monitorarne l’andamento, il paziente dall’altro lato avrebbe la sua dieta sempre a disposizione con, magari, delle notifiche che gli ricordino il programma del giorno e potrebbe monitorare lui stesso i progressi registrando lì il suo Diario del Giorno.

Un Dentista invece potrebbe avere un Calendario che invia l’avviso dell’appuntamento anche al paziente, e un ginecologo potrebbe seguire l’evoluzione delle gravidanze delle sue pazienti attraverso un’applicazione dedicata.

Il paziente ipocondriaco che chiede a Google quale strana malattia può avergli causato quella sospetta macchia scura sulla pelle, potrebbe trovare nel Blog del Dermatologo un articolo interessantissimo che risolve ogni suo dubbio; così come la giovane ragazza che non vuole parlare di anticoncezionali con i suoi genitori potrebbe trovare delle risposte e degli ottimi consigli nel Blog del Ginecologo, e così via.

Il web, il digital e l’online sono possibilità di diffondere conoscenza e consapevolezza nonché di sensibilizzare e avvicinare il mondo Salute ai pazienti.

 

Vi riporto un esempio tratto da un articolo dell’8 Maggio 2017 di Paolo Gangemi scritto per HealthDesk:

Un esempio avveniristico di questa proficua collaborazione è l’app Streams, sviluppata dalla società DeepMind in collaborazione con il Royal Free Hospital di Londra per il monitoraggio delle insufficienze renali acute. Grazie all’app, i medici avranno un accesso rapido ai dati dei pazienti, senza dover frugare in archivi; inoltre, in caso di sintomi preoccupanti, anche precoci, Streams invierà un’allerta al personale sanitario: così non solo permetterà a medici e infermieri di intervenire tempestivamente, ma consentirà nella loro giornata lavorativa un risparmio di tempo che potrà essere impiegato utilmente in altre attività.

[ Per leggere l’articolo completo: clicca qui. ]

In questo articolo non voglio entrare nel merito di come le nuove tecnologie possano semplificare la diagnostica ma vorrei che passasse il paradosso di questa società dell’era digitale: riusciamo a costruire rapporti più umani utilizzando il digitale nelle relazioni di tutti i giorni.

Credo che i professionisti sanitari dovrebbero riflettere e avvicinare la loro pratica a questo mondo Digital Friendly.

La scorsa settimana mi sono ritrovata a rispondere ad alcuni dubbi di clienti e collaboratori sulla gestione delle sponsorizzate su Facebook, così ho pensato di scrivere questo breve articolo per spiegare un passaggio semplice, ma troppo spesso sconosciuto o dimenticato, che ad alcuni di voi potrebbe tornare utile.

Premessa: ci sono diverse scuole di pensiero su come dovrebbero essere gestite le pagine Facebook e le relative sponsorizzazioni, io vi riporto quello che secondo me è il metodo più corretto e trasparente, ma so che molte agenzie o professionisti preferiscono fare diversamente (che non vuol dire che sia sbagliato).

Primo passo: l’amministrazione.

Per gestire una pagina Facebook, e di conseguenza le sponsorizzazioni, di un vostro cliente dovete averne l’amministrazione.

Come si fa a farsi nominare amministratore di una pagina facebook?

E’ piuttosto facile, dovete semplicemente dire al vostro cliente di seguire questi passaggi:

  • cliccare sul nome della pagina facebook;
  • cliccare su impostazioni in alto a destra;
  • cliccare su ‘ruoli della pagina’ nella barra laterale sinistra;
  • inserire il vostro nome sulla stringa di ricerca;
  • selezionare ‘amministratore’ come ruolo nel menù a tendina;
  • cliccare su ‘aggiungi’.

Normalmente fin qui tutto bene, è un passaggio piuttosto intuitivo.

Quello che spesso manca, forse perché non si sa di questa possibilità, è la nomina ad inserzionista nell’account pubblicitario.

Molte persone pensano che, per gestire le sponsorizzate dei clienti, sia necessario utilizzare il proprio account personale e molte agenzie pubblicitarie preferiscono fare in questo modo, ma c’è un sistema in realtà molto più semplice, che è appunto quello di farsi nominare inserzionista dell’account pubblicitario del cliente.

Seguendo questa procedura, in sostanza, il cliente ci autorizza a gestire per lui il suo account pubblicitario, a fare sponsorizzate, creare pubblici, vedere insights e tutto il necessario, mentendo il controllo della fatturazione (che è direttamente intestata a lui) e dei pagamenti (che verranno direttamente addebitati sulla sua carta di credito).

Come si fa a farsi nominare inserzionista di un account pubblicitario su facebook?

E’ leggermente più complesso della nomina ad amministratore, ma si risolve in pochi passaggi.

Prima di tutto è necessario che l’intestatario dell’account pubblicitario e il futuro inserzionista siano amici su Facebook, altrimenti non sarà possibile selezionare la persona giusta all’interno dei ruoli dell’account.

Dopodiché bisogna cliccare sulla freccina accanto al proprio nome, quello del cliente, in alto a destra ed entrare su gestione inserzioni.
Da lì il cliente selezionerà il proprio account ed entrerà nel pannello di gestione.

In alto a destra c’è una rotella, la classica rotellina delle impostazioni, cliccandoci sopra entreremo nelle impostazioni dell’account e troveremo un riquadro, a destra, che si chiama ‘Ruoli dell’account pubblicitario’.

Cliccando su ‘aggiungi persone‘ il cliente potrà nominarvi inserzionista senza altre difficoltà e voi, dal vostro profilo, quando entrerete in gestione inserzioni dovrete selezionare l’account che intendete gestire tra i vari che avrete in gestione.

A mio parere è il modo più semplice per gestire le sponsorizzate su facebook, soprattutto perché ad ogni account pubblicitario è associato un Pixel per il tracciamento e l’analisi. E’ vero, lo stesso Pixel può essere utilizzato su diversi siti, ma rischia di impazzire se i siti sono tutti diversi (temi diversi, proprietà diverse, ecc) mentre si ottimizza se il sito è uno e coerente.

Inoltre questa gestione vi elimina il dover anticipare budget per il cliente e dover spacchettare la fattura per riuscire a comporre quella corretta per lui.

Ecco, ho finito, volevo solo condividere con voi questi brevi passaggi per poter gestire al meglio le sponsorizzate su Facebook, spero possano tornarvi utili!

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La possibilità di lavorare da casa per molti è un sogno irrealizzabile.

Essere padroni del proprio tempo e far coincidere il luogo di lavoro con il luogo in cui si vive non è sempre facile e in molte persone può disorientare e causare una scarsa produttività.

Ma come fare, quindi, per riuscire a lavorare da casa mantenendo alti livelli di produttività?

Sinceramente? Non lo so! O meglio, io posso dirmi la versione, come io imposto la mia giornata e quali limiti mentali e fisici mi impongo per riuscire a concentrarmi e soprattutto, quali dogmi ho smontato per me stessa.

Partiamo con una piccola premessa: per come la vedo io essere freelance o imprenditori equivale ad essere uno spirito libero, non è una cosa che si può imparare o, al contrario, ignorare. Sicuramente è un percorso (costante e continuo) di crescita, di autodisciplina, di accettazione. E sicuramente con il tempo si migliora e si può imparare, quello si, ad essere più disciplinati, ma lo spirito a costruirsi il proprio lavoro autonomamente, dovete sentirlo, dovete averlo.

Dunque, io lavoro nel marketing, comunicazione digitale e web design, quindi ho dei clienti, con delle richieste e delle scadenze, ma parallelamente porto avanti anche alcuni miei progetti personali e il primo ostacolo che spesso si incontra lavorando da casa è: da dove iniziare?

Normalmente io agisco per priorità. Ci sono delle scadenze temporali inderogabili che hanno un grado di priorità diverso dalle altre, e solitamente sono quelle con cui inizio la mia giornata lavorativa.

Però, ve lo dico onestamente, non sempre faccio una ‘to-do-list’ giornaliera, spesso faccio semplicemente prima a farlo e basta.

Ma torniamo a come costruirsi una routine e al problema delle distrazioni.

Prima di tutto, sfatiamo un mito, lavorare da casa non significa stare tutto il giorno in pigiama!
Se il tuo sogno è questo, sappi che il tuo grado di produttività probabilmente sarà molto basso.

Questo è sicuramente il primo consiglio che mi sento di darvi: resistete alla tentazione di rimanere in tuta tutto il giorno.

Certo, nessuno vi accuserà di alto tradimento se in alcune giornate particolarmente stressanti resterete in condizioni poco presentabili, ma nella normale quotidianità il mio consiglio è quello di agire normalmente: vestitevi! Se siete donne e abituate a farlo, truccatevi! Insomma agite come se doveste recarvi in un vostro ufficio. Le ragioni per cui dovreste farlo sono varie, la prima è sicuramente quella di (per usare un termine tecnico) darsi una svegliata! Inoltre come reagireste se vi chiedessero una Skype Call dell’ultimo minuto? (E capiterà!)

Ma la ragione per me più importante è che, una volta che sei vestito e pronto per uscire, puoi anche farlo. Significa che, se prima di iniziare voglio bere un caffè al bar, vado fuori e lo faccio, o se mi accorgo improvvisamente che mi manca l’acqua da bere, nella pausa successiva potrò uscire a prenderla. Essere pronti significa poter affrontare la giornata in qualsiasi modo evolva e dare uno schiaffo alla pigrizia, perché diciamocelo, se siamo in tuta o in pigiama le probabilità di uscire durante il giorno si riducono drasticamente e non ossigenare il cervello nemmeno una volta nell’arco della giornata non fa certo bene alla produttività!

Ed ecco che arriva il secondo consiglio: uscite! Fate una passeggiata, andate al bar, interagite con delle persone.

Questa cosa per me è molto semplice e anche un pò obbligata, avendo due cani con delle necessità impellenti la prima ossigenata del giorno scatta al suono della sveglia! Mi alzo ed esco, quasi come un automa, e vi garantisco che la maggior parte delle mattina è una cosa che non ho voglia di fare, ma quando poi sono fuori l’aria fresca mi sveglia, vedere i miei pelosi felici mi rende felice e quando rientro mi sento più carica.

Altro rito per me fondamentale: la colazione!
Sono un’amante e una sostenitrice di questo pasto, per me il più importante del giorno! Io non connetto se non faccio colazione, in più sono una di quelle persone che si svegliano con la fame, quindi è una necessità per me, e badate bene, la mia colazione non è un caffè al volo! Ho tutte le mie abitudini, di cose da bere e da mangiare, proprio perché ritengo che prendersi cura del nostro corpo sia un modo perfetto per sostenere anche la nostra mente.

Quindi, ricapitolando, i primi 3 consigli per lavorare da casa ed essere produttivi sono:

– Una passeggiata alla mattina prima di iniziare o alla prima pausa utile. Personalmente cerco di inserire anche l’attività fisica alla mattina, almeno due volte alla settimana, lo trovo energezzante, mentre allenarmi la sera è quasi uno sforzo, specialmente d’inverno. Cercate di trovare il momento più adatto a voi, ma fate il possibile per fare un pò di attività (un minimo) tutti i giorni.

– Fate una buona colazione, per dare a corpo e mente il giusto sostegno per affrontare la giornata lavorativa;

Preparatevi come se doveste recarvi in ufficio! Datevi un tono, su!

Questi tre passaggi dovrebbero consentirvi di iniziare la giornata in tranquillità, con i vostri ritmi e con le energie necessarie.

Ma come fare per evitare le distrazioni?

E cosa fare se spesso ci si ritrova a vagare per la casa in cerca di un qualcosa da fare che ci impedisca di lavorare?

Prima di tutto io dedico un luogo preciso della casa al lavoro, non lavoro in cucina o in altre stanze, ma in uno studio, questo mi consente di chiudere la porta ed estraniarmi.

Seconda cosa: dovete assolutamente imparare a conoscervi.
Ok si, sembra una frase detta a caso e senza senso, ma non è così. Imparare a conoscersi significa anche accettare che, in quanto esseri umani, abbiamo delle giornate in cui non funzioniamo.

Io per esempio, ho delle giornate in cui appena mi siedo alla scrivania mi rendo conto che di stare davanti al Mac non ne voglio sapere. Sono quei momenti in cui in mezzora si combina poco o niente, in cui si apre Facebook più del dovuto e a fare un’azione semplicissima come mandare una mail richiede un tempo infinito.

Ecco, io ho imparato a riconoscere quei momenti, ad accettare i miei limiti, a smettere di colpevolizzarmi e di accusarmi e ad imparare a sfruttarli in modo diverso.
Cosa significa? Significa che, dopo la prima mezzora buttata via, scelgo di non buttarne via altre. Mi alzo, e faccio altro. Di cose da fare chi è libero di gestire il proprio tempo ne ha sempre una montagna!

Quindi è proprio quello che faccio, gestisco il tempo in modo diverso: faccio la spesa, sistemo la casa, stiro, cucino, esco per commissioni (..) tutte cose che avrei comunque dovuto fare, ma in momenti diversi. Piuttosto di perdere tempo o essere poco produttiva, ho imparato a riorganizzarmi, e vi garantisco che funziona. Perché spesso quando non si riesce a concludere niente davanti al computer é perché la mente è sovraccarica, oppure le idee creative di cui avremmo bisogno non arrivano, o la concentrazione semplicemente non è con noi e in questi momenti fare qualcosa di manuale, distrarsi con altre cose da fare, aiuta a riportare un equilibrio.

Agendo in questo modo spesso riesco ad evitare di passare una giornata intera lì seduta con un pessimo umore e arrivare a sera con un quarto delle cose fatte, e alle volte riesco addirittura a fare tutto quanto. Perché magari, dopo aver fatto le pulizie alla mattina e cucinato a pranzo, nel pomeriggio riacquisto la concentrazione necessaria al mio lavoro e la mia produttività raddoppia. Magari sfrutto di più le ore serali in questi casi, o devo recuperare alzandomi qualche ora prima il giorno successivo, ma evito di perdere tempo.

Quindi, il consiglio forse più importante di tutto questo articolo è quello di imparare a conoscersi e a riconoscersi in certi atteggiamenti. Secondo la mia esperienza è il miglior regalo che potete fare voi stessi, accettare i vostri limiti e utilizzarli a vostro vantaggio.

E voi, cosa fate per mantenere alti i livelli di produttività lavorando da casa? Se avete altri suggerimenti o se volete condividere con me i vostri metodi scrivetemi nei commenti e ne parleremo assieme!..