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Oggi vorrei parlare di un piccolo problema che mi ritrovo ad affrontare con alcuni clienti: l’utilizzo dei social.

Prima di tutto, nel caso non fosse chiaro, tengo a dire che personalmente sono a favore dell’utilizzo di questi mezzi, perché li interpreto come tali: mezzi di comunicazione e di condivisione. Certo, servono anche per stimolare la nostra curiosità e, come tutte le cose, andrebbero usati con intelligenza, tutto sta alle persone che lo utilizzano. Proprio per questa ragione sono dell’idea che, sia per le aziende che per le persone, i social non sempre siano la giusta soluzione, o per lo meno non tutti i social.

Mi spiego meglio: sono assolutamente contraria a quelli che “Non hai Facebook? Ma come fai?”, credo che ogni persona debba essere libera di agire come meglio crede. Il fatto che siamo nel 2017 e che moltissime persone utilizzino Facebook non significa che tutti devono utilizzarlo.
Lo stesso ragionamento vale anche a livello aziendale: ogni azienda dovrebbe valutare quali sono gli strumenti migliori per il suo business. La maggior parte dei consulenti marketing questa cosa l’ha ben chiara: a seguito dello studio del target e delle buyer persona si sceglie quali sono i mezzi più efficaci per quella realtà. L’iter dovrebbe essere questo, ma purtroppo non sempre viene seguito, nemmeno a livello intuitivo.

Vi faccio un esempio: mi è capitato di confrontarmi con un collega in difficoltà perché non riusciva a far raggiungere il giusto seguito al profilo Instagram di un suo cliente. La società in questione era, a mio avviso, palesemente fuori posto. Infatti il mio collega mi ha confermato che a voler aprire il profilo furono i titolari, che a tutti i costi volevano avere il profilo Instagram aziendale. Il problema è che non riuscivano ad ottenere risultati, di nessun tipo. E la ragione di tutto questo è molto semplice: il loro pubblico, il loro target di riferimento, non era lì, perché non usa Instagram.

social media: quali utilizzare

Ma quindi..

come si può capire quali sono gli strumenti più adatti ad un’azienda?

Come dicevo prima è necessario capire a chi quell’azienda si sta rivolgendo. La strategia di comunicazione deve avere delle solide basi, che si costruiscono attraverso il target di riferimento e le buyer persona.

Cercando sempre di mantenere un linguaggio semplice e non tecnico, significa che ogni imprenditore, ogni azienda, dovrebbe sedersi a tavolino e iniziare a chiedersi:

– chi comprerebbe il mio prodotto/servizio?
– chi è il mio cliente tipo?
– dove lavora? quanti anni ha? che fa nella vita?
– è sposato?
– ha figli?
– come trascorre il suo tempo libero?

Questa lista potrebbe continuare molto.. l’obiettivo è profilare alcuni “clienti tipo” per riuscire a comprenderne i bisogni. Sembrano cose intuitive, la maggior parte dei piccoli imprenditori o dei professionisti è convita di aver perfettamente chiaro in mente chi è il suo cliente tipo e come assecondarlo, ma non è così. Vi assicuro che nel momento in cui inizierete a delineare, con carta e penna, quella persona, vi accorgerete che non stavate pensando nel modo corretto.
Tutto ciò vi sarà indispensabile per comprendere che tipo di informazioni servono a quel cliente, dove le vorrebbe trovare, in che forma (video, testo, audio..).
Vi serve quindi per rispondere alla domanda: quali contenuti devo produrre per far si che il mio cliente tipo si accorga di me? E dove devo poi posizionare questi contenuti che ho deciso di produrre? Capirete intuitivamente che le risposte variano per ogni azienda.

Quindi che senso potrebbe avere proporre ad un piccolo studio dentistico il cui obiettivo è raggiungere le giovani mamme del paese che hanno bisogno di far mettere l’apparecchio al figlio di utilizzare Twitter se sappiamo per certo che quelle mamme utilizzano per la maggior parte solo Facebook?
In questo caso invece sarebbe utile aprire una pagina Facebook aziendale ed effettuare campagne mirate su di un pubblico profilato.
Un altro parametro che non va dimenticato è la localizzazione. Lo stesso studio di cui sopra, se si fosse trovato in pieno centro in una città come Milano, probabilmente con il giusto utilizzo di quei 140 caratteri avrebbe trovato un buon seguito anche su Twitter.

social media, facebook

Non mi dilungo oltre, spero sia chiaro che la fase di studio iniziare è indispensabile e fondamentale per la costruzione della strategia di comunicazione, perciò non buttatevi ad ogni costo in tutti i social e cercate di capire meglio in quale tra le molte opzioni vi potreste posizionare.

Oggi voglio parlarvi di Inbound. Cercherò di non utilizzare troppi tecnicismi o paroloni complicati, quello che voglio farvi capire è perché dovreste affidarvi a persone che applicano questo metodo.

Inizio subito citando Hubspot, colei che ha coniato il termine inbound e che mette a disposizione un ottimo corso (in inglese!) per specializzarsi in questo settore. Molte delle cose che leggerete in questo articolo arrivano direttamente da quel corso, ma vorrei rivolgere questo articolo non a professionisti del settore, bensì a chi di questi professionisti dovrebbe servirsi, insomma ai clienti (miei e dei miei colleghi).

perché inbound

Il succo del discorso è molto semplice: l’inbound mette al centro del processo di Marketing la persona, il cliente, per questo le basi di questo metodo sono molto solide.
Ma cerchiamo di capire meglio qual è il ragionamento che sta dietro questi valori così radicati.

Il marketing tradizionale si basa su un approccio definito Marketer Centric che, utilizzando strumenti come campagne di email marketing, ADV e le cosiddette chiamate a freddo diventa oneroso e rende la figura del consulente marketing indispensabile per l’attività, perché da lui dipende la visibilità del prodotto/ servizio del cliente finale. Altra cosa da considerare è che così facendo il contenuto può essere sponsorizzato e pubblicizzato a livello massivo, quindi anche quando il cliente non è interessato al prodotto, con conseguente perdita del tempo e del denaro investiti.

Attenzione però, attuare una strategia Inbound non significa non effettuare più le operazioni di cui sopra.

Significa affiancarle ad azioni che rendano l’approccio Customer Centric e si concentrino sui bisogni del cliente.
E come si fa a rendere interessante un’azienda per un cliente? Attraverso il contenuto.

Il contenuto è la chiave.. you know.. content is the king!

tradizionale vs inbound

Ad esempio, anziché interrompere le persone con spot pubblicitari a cui non sono interessate, l’inbound propone di creare dei video che il potenziale cliente vorrebbe vedere.
Oppure: anziché acquistare spazi pubblicitari preconfezionati bisognerebbe creare un business blog in cui proporre contenuti interessanti sul prodotto che il cliente possa leggere per informarsi da solo e che contribuiscano ad avvicinarlo all’azienda.
Quindi anziché un contatto freddo con il cliente bisognerebbe concentrarsi sullo sviluppo di contenuti interessanti affinché sia il cliente stesso ad entrare in contatto con noi perché ha trovato in noi la risposta ad un suo bisogno.

Fare Inbound Marketing significa sviluppare strategie di blogging, SEO, contenuti video e immagini che attraggano il cliente dando valore, trasmettendo informazioni utili e costruendo un rapporto di fiducia a partire dai contenuti.

Inbound significa rendere il cliente parte della conversazione.

[ Inbound: verso l’interno]

Significa farlo avvicinare all’azienda entrando in contatto con la sua realtà attraverso i contenuti. Significa condividere informazioni, idee e sensazioni.

marketing that people love

Ora che abbiamo compreso su quali valori è basata la mitologia di Inbound, scegliereste di affidare la comunicazione della vostra azienda ad un professionista che non applica un rapporto Customer Centric?

La metodologia Inbound si sviluppa in diverse fasi:
– Attact
– Convert
– Close
– Delight

E’ un processo, un ciclo che avvicina il cliente con informazioni di cui lui stesso ha bisogno e lo conquista non con l’obiettivo unico di vendere un prodotto o servizio, ma di farlo diventare un cliente attivo, un cliente soddisfatto.

Metodologia Inbound

Nell’immagine qui sopra vedere brevemente spiegate le diverse fasi della metodologia Inbound di cui non entro nel dettaglio in questo articolo.

 

Nel caso qualcuno fosse interessato ai corsi di Hubspot, questo è link per accedere alla piattaforma: academy.hubspot.com

Oggi vorrei parlarvi di Hubspot.
Molti di voi sicuramente lo conosceranno già, per altri sarà una novità.

Hubspot è conosciuta per essere una piattaforma software all-in-one per la gestione dell’inbound marketing (termine coniato proprio dalla stessa Hubspot).

Io oggi non parlerò di questo software, per approfondire la questione potete leggere tutte le informazioni sul loro sito cliccando qui.

Io vorrei parlarvi di Hubspot Academy, che forse non tutti conoscono.

Togliamoci subito il pensiero: lo scopo di Hubspot è comunque quello di vendere i servizi e i software che offrono, ma i corsi che offrono gratuitamente sono comunque molto validi.

Quindi eliminiamo un attimo dalla nostra mente il pensiero subdolo che “nessuno fa niente per niente” e proviamo a cogliere le opportunità al volo da aziende che hanno sicuramente compreso la forza della condivisione.

I corsi Hubspot sono video corsi in lingua inglese, e la maggior parte sono, appunto, gratuiti.
Sono tenuti dal personale interno all’azienda, ogni specialista parla del suo settore di riferimento, con spiegazioni, slide, esempi e guida allo studio. Il corso termina con un esame: 60 domande a risposta multipla e per ottenere la certificazione è necessario superare il 75% di risposte esatte.

Sono corsi brevi, durano dalle 2 ore alle 13 ore al massimo, suddivisi in classi e, ovviamente, si possono interrompere e riprendere in qualunque momento.

Per poter iniziare il corso è sufficiente registrarsi inserendo i propri dati nel modulo, così creerete il vostro account grazie al quale potrete guardare i corsi che più vi interessano.

Potete trovare i corsi cliccando qui.
I migliori, a parer mio, sono quello di Content Marketing, l’Inbound Certification e il Growth-Driven Design.

Dateci un’occhiata e fatemi sapere cosa ne pensate!…